Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5281 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2010, (ud. 11/01/2010, dep. 04/03/2010), n.5281

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 26758-2008 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avv. LOJODICE OSCAR,

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in Persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avv.ti FABIANI

GIUSEPPE, PATRIZIA TADRIS, VINCENZO STUMPO, giusta mandato speciale

in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

M.G.;

– intimato –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 2361/2008 della CORTE D’APPELLO di BARI del

5.6.08, depositata il 21/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. SAVERIO TOFFOLI.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

 

Fatto

MOTIVI

La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art. 380-bis c.p.c..

L’attuale parte ricorrente appellava la sentenza con cui il Tribunale di Trani aveva accolto la sua domanda, diretta al ricalcolo dell’indennità di disoccupazione agricola per il periodo ivi indicato, lamentando il mancato riconoscimento degli interessi anatocistici e la determinazione delle spese processuali in violazione della tariffa professionale.

La Corte d’appello di Bari, dopo avere concesso il termine richiesto dalla parte ricorrente per la “rinotifica” del ricorso in appello, pronunciava sentenza dichiarando l’improcedibilità dell’impugnazione, osservando che il relativo atto non era stato ritualmente notificato. Infatti esso era stato notificato all’avv. Tedone, difensore dell’istituto, presso la sede di (OMISSIS) del medesimo ente, invece che presso l’ufficio legale dell’Inps di (OMISSIS), domicilio eletto con la memoria di costituzione in primo grado.

La parte assicurata propone ricorso per cassazione. L’Inps resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato.

Il ricorso principale denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 330 c.p.c. nonchè degli artt. 138 e 139 c.p.c., art. 156 c.p.c., comma 3, artt. 391, 307, 421 e 435 c.p.c., oltre a omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.

Si lamenta che la Corte di merito, dopo avere dato atto della avvenuta notificazione dell’atto di appello al procuratore-difensore dell’Inps costituto in primo grado, abbia ritenuto irrituale la medesima notifica, trascurando che ai fini della notifica dell’atto di appello è irrilevante l’elezione di domicilio effettuata dalla parte con l’atto di costituzione in primo grado. Si deduce anche che semmai avrebbe potuto configurarsi non l’improcebilità ma l’estinzione del giudizio, dichiarabile però solo in caso di eccezione della controparte.

Il ricorso incidentale condizionato denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 421 e 291 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4). Si sostiene che il giudice di appello avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità dell’appello, senza assegnare un termine per la sua notificazione, per il fatto che il relativo ricorso non era stato notificato (unitamente al decreto di fissazione dell’udienza).

I due ricorsi devono essere riuniti (art. 335 c.p.c.).

Il ricorso principale appare manifestamente infondato sulla base delle seguenti considerazioni idonee, in quanto assorbenti, ad integrare la motivazione della sentenza impugnata, pur in sè non meritevole di censura (in quanto è pacifico che la notificazione dell’atto di appello non è avvenuta a mani del difensore dell’Inps e appare meramente apodittica la tesi – peraltro accennata nel solo conclusivo quesito di diritto – che il procuratore – difensore dell’Inps avesse l’ufficio presso la sede di (OMISSIS) dell’Inps, e non, come dedotto dall’Inps, con riferimento anche alle risultanze presso il competente ordine professionale, presso l’ufficio legale dell’ente in (OMISSIS), menzionato in sede di costituzione in primo grado; in diritto cfr. Cass. n. 28270/2008).

Le Sezioni unite di questa Corte hanno recentemente puntualizzato che, nel rito del lavoro l’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della cosiddetta ragionevole durata del processo “ex” art. 111 Cost., comma 2 – al giudice di assegnare, “ex” art. 421 cod. proc. civ., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 cod. proc. civ. (sentenza n. 20604/2008).

Nella specie appare chiaro che non vi sia stata da parte dell’appellante una prima notificazione del ricorso in appello, sia pure affetta da qualche nullità (e che quindi il termine “rinotificare” sia stato impropriamente impiegato). La Corte d’appello avrebbe quindi dovuto – alla stregua dell’interpretazione della normativa rilevante nei termini ora chiariti da parte delle Sezioni unite – immediatamente dichiarare l’improcedibilità del ricorso.

Il rigetto del ricorso principale comporta l’assorbimento del ricorso incidentale condizionato.

Le spese del giudizio vengono regolate in base al criterio della soccombenza (art. 91 c.p.c.), tenuto presente, in relazione al vigente tenore dell’art. 152 disp. att. c.p.c. (testo introdotto dal D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326), che il giudizio è stato instaurato in primo grado nel dicembre 2003, e quindi nella vigenza della nuova disciplina, e considerato che mancano attestazioni sui redditi della parte.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale; condanna il ricorrente a rimborsare all’Inps le spese del giudizio in Euro 30,00 oltre Euro mille per onorari, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

 

 

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