Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5276 del 06/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 5276 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: CURCIO LAURA

SENTENZA

sul ricorso 15789-2012 proposto da:
MANNELLA GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA VAL D’ALA 10, presso lo studio dell’avvocato
FRANCO DELL’ERBA, rappresentato e difeso dagli
avvocati GIUSEPPE COREA, CRESCENZIO SANTUORI, giusta
delega in atti;
– ricorrente contro

COREA LUCIANA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
RUFFINI 2/A, presso lo studio dell’avvocato TOMMASO
RACCUGLIA, rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO

Data pubblicazione: 06/03/2018

BATTAGLIA, giusta delega in atti;
– controricorrente nonché contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F.
80078750587;

Nonché da:
ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA

I.N.P.S.
SOCIALE

C.F.

80078750587

in

persona

del

suo

Presidente e legale rappresentante pro tempore, in
proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.
Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.
C.F. 05870001004, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura
Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli
avvocati ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO
MARITATO, giusta delega in atti;
– controricorrenti e ricorrenti incidentali contro

MANNELLA GIUSEPPE, COREA LUCIANA;
– intimati –

avverso la sentenza n. 1278/2011 della CORTE
D’APPELLO di CATANZARO, depositata il 23/12/2011
R.G.N. 1856/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 14/09/2017 dal Consigliere Dott. LAURA

– intimato –

CURCIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FRANCESCA CERONI che ha concluso per
inammissibilità o rigetto del ricorso principale,
accoglimento del ricorso incidentale INPS;

Avvocato CRESCENZIO SANTUORI;
udito l’Avvocato PAOLO BATTAGLIA;
udito l’Avvocato LELIO MARITATO.

udito l’Avvocato MARIO SABATINO per delega verbale

RGN.15789/2012
Svolgimento del processo

1)La corte d’appello di Catanzaro, riformando la sentenza del Tribunale della stessa
città, ha accolto la domanda di Luciana Corea ed ha accertato la natura subordinata
del rapporto intercorso tra la stessa e Giuseppe Mannella, condannando quest’ultimo
al pagamento della somma di C 52220,56 a titolo di differenze retributive e indennità

2)La Corte ha ritenuto che gli elementi emersi in causa escludessero l’esistenza di un
rapporto societario di fatto, eccepito dal Mannella e ritenuto dal primo giudice, in
quanto la Corea non aveva effettuato alcun conferimento alla società, non aveva
partecipato agli utili, mentre era emerso che era il Mannella ad occuparsi dei
pagamenti ai fornitori e ad avere comunque la gestione della contabilità. Ha ritenuto
la Corte territoriale che la Corea svolgesse mansioni di commessa occupandosi del
negozio, mentre il Mannella fosse invece occupato a svolgere prevalentemente
l’assistenza esterna della clientela. Pertanto secondo la Corte di merito doveva
ritenersi l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti.
3)Avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il Mannella affidato a due
motivi. Hanno resistito con controricorso la Corea e l’INPS , che ha svolto anche
ricorso incidentale. La corea ha depositato memoria ai sensi dell’art.378 c.p.c.

Motivi della decisione

4) Con il primo motivo di ricorso principale il Mannella deduce l’omessa, insufficiente
e contraddittoria motivazione circa punto decisivo della controversia , ai sensi dell’art.
360 c.1 n 5 c.p.c.. La corte di merito avrebbe contraddittoriamente sostenuto
l’esistenza di un vincolo di soggezione della lavoratrice al potere direttivo del datore di
lavoro per poi affermare che la Corea svolgeva comunque autonomamente la propria
prestazione lavorativa. Sarebbe inoltre del tutto superficiale la motivazione della corte

terrdtoriale per avere la stessa disatteso le chiare ed univoche circostanze emerse in
sede di prova testimoniale, quali la ripartizione degli utili e delle perdite in parti
uguali, la possibilità c1F 21Córea di assentarsi ogni anno per due mei estivi, il possesso
delle chiavi del negozio da parte della stessa e le disposizioni impartite dalla Corea
direttamente sia al legale che al commercialisita, che dimostravano chiaramente la
natura del rapporto, non di subodinazione ma societario,.
1

di fine rapporto.

5) Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce

la violazione e falsa

applicazione degli artt.2094 e 2967 c.c., in relazione all’art.360 c.3 c.p.c.. Avrebbe
errato la corte di merito nell’aver fatto ricorso, per la qualificazione della
subordinazione del rapporto, ai criteri distintivi sussidiari senza prima indagare sulla
sussistenza o meno del potere direttivo, gerarchico e di controllo del Mennella e del
vincolo di soggezione della Corea a tale potere. La Corte territoriale avrebbe anche
errato nella modalità di ripartizione dell’onere della prova , addossando al ricorrente

di confutare l’esistenza del vincolo di subordinazione vantato dalla Corea, la sola ad
essere invece onerata di tale prova .
6)I1 primo motivo è inammissibile per due ordini di ragioni . E’ inammissibile in primo
luogo per difetto di autosufficienza, in violazione all’art.366 c.1 n.6 c.p.c. laddove
lamenta la superficialità ed erroneità della motivazione della sentenza impugnata per
avere la corte d’Appello sovvertito le circostanze decisive, chiare ed univoche,
emerse dalle prove testimoniali circa la natura autonoma del rapporto. Ed infatti
vengono trascritti in ricorso solo pochi stralci di tali testimonianze , senza che vi sia
stata una trascrizione esauriente del verbale della causa di primo grado, dove Ar
tutte le testimonianze erano state raccolte , così impedendo un loro esame diretto e
completo da parte di questa corte. Nè peraltro vi è stata una precisa indicazione del
deposito di tale documento processuale, in violazione anche delll’art.369 c.1 n.4 c.p.c.
7) Ma comunque il motivo è inammissibile anche perchè il ricorrente in realtà ,
attraverso la valutazione delle suddette testimonianze sollecita questa Corte ad
effettuare un nuovo esame di merito che le è precluso. Nella motivazione la corte
territoriale ha invero riportato gli elementi emersi dalle testimonianze, che la stessa
ha ritenuto rilevanti per affermare la subordinazione, sottolineando come era il
Mannella ad occuparsi della gestione economica della ditta, rilasciando procura per il
recupero crediti, anche provvedendo ad effettuare pagamenti ai creditori, essendo il
conto corrente intestato a lui sontanto. Come più volte statuito da questa
corte, l’art. 360 c.p.c., n. 5 non conferisce, infatti, alla Corte di Cassazione il potere
di riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa, bensì solo quello di
controllare, sotto il profilo logico e formale e della correttezza giuridica, l’esame e la
valutazione compiuti dal giudice del merito, cui è riservato l’apprezzamento dei fatti,
(cfr Cass.n.12362/2006), potendo questi scegliere tra le risultanze istruttorie quelle
ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dando prevalenza all’uno o all’altro
mezzo di prova (cfr da ultimo Cass. n.16056/2016).
2

l’onere di provare l’eccepito rapporto societario, deduzione da lui formulata al solo fine

8) Il secondo motivo di ricorso è infondato. Non può infatti accolgiersi la censura del
ricorrente laddove ritiene che vi sia stata un’errata qualificazione del rapporto di
lavoro e un’ errata applicazione del principio dell’onere probatorio. La Corte ha
valutato gli elementi che connotano la subordinazione, precisando che la Corea
operava secondo le direttive di ordine generale impartite dal Mannella , occupandosi
di tutte le incombenze del negozio in assenza del titolare , essendo l’unica addetta al
negozio, percependo un compenso fisso. In particolare la Corte di merito ha precisato

costituiva l’effetto della sua presenza in qualità di unica commessa presso l’esercizio
commerciale.
9)Infine , proprio in ragione della eccepita esistenza di una società di fatto da parte
del Mannella, la corte territoriale ha evidenziato l’inconsistenza di tale assunto, stante
l’assenza di qualsiasi elemento probatorio che potesse suffragare tale deduzione, a
fronte peraltro dell’ammissione del Mannella nel libero interrogatorio di primo grado,
della mancanza di conferimenti alla società da parte della Corea. Tali argomentazioni
pertanto non costituiscono una violazione del principio dell’onere probatorio della
subordinazione, comunque gravante sulla lavoratrice ; onere che la Corte distrettuale
ha ritenuto assolto con motivazione non sindacabile, in quanto priva isi~ di vizi
logici, come prima rilevato .
10) il ricorso principiale deve quindi essere respinto.
11) con il motivo di ricorso incidentale l’INPS ha decunciato la violazione dell’art.112
c.p.c. in relazione all’art.360 c.1 n.4 c.p.c. per avere la corte territoriale omesso di
pronunciarsi sulla domanda contenutmella memoria di costituzione in appello , con
cui si chiedeva la condanna del Mannella al pagamento dei contributi dovuti per il
periodo dall’1.1.1997 al 30.9.2002 o per altro periodo di lavoro comunque accertato.
12) il motivo è inammissibie per violazione del principio di autosufficienza sancito dall’
art.366 c.ln.6 c.p.c.. L’Istituto infatti si è limitato a riportare un mero stralcio della
memoria di costituzione di appello in cui deduce di aver svolto la domanda di
condanna al pagamento dei contributi omessi e delle relative sanzioni, senza tuttavia
trascrivere anche la relativa richiesta formulata in primo grado con la memoria di
costituzione, dove la domanda andava svolta, neanche avendo specificato la
collocazione di tale atto nel fascicolo di parte ( cfr Cass.2260772014) . Tale omissione
non consente pertanto di verificare se effettivamente la domanda fosse stata svolta
tempestivamente in primo grado e quindi solo reiterata in appello. Questa corte ha
più volte osservato che allorquando sia denunciato un “error in procedendo”, la

che l’ autonomia nello svolgimento dell’attività, ritenuta dal primo giudice, in realtà

cassazione è anche giudice del fatto, ma che non potendo il vizio essere rilevato
d’ufficio, “è necessario che la parte ricorrente indichi gli elementi individuanti e
caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame e, quindi, che il
corrispondente motivo sia ammissibile e contenga, per il principio di autosufficienza
del ricorso, tutte le precisazioni e i riferimenti necessari ad individuare la dedotta
violazione processuale “( cfr da ultimo cass. N. 2771/2017) .
13)11 ricorrente principale, soccombente nei confronti della controricorrente Corea, va

da dispositivo, in favore della stessa, mentre possono compensarsi tra il ricorrente
principale e l’INPS le spese, non avendo spiegato difese il Mannella con riferimento al
ricorso incidentale dell’Istituto.
P.Q.M.
rigetta il ricorso principale e condanna il ricorrente Mannella al pagamento delle spese
del presente giudizio in favore della Corea, che liquida in 200,00 per esborsi, euro
4000,00 per compensi professionali, oltre spese gene_ralì al 15% ed accessori di
legge.
Dichiara inammissibile il ricorso incidentale dell’INPS e compensa le relative spese con
il Mannella.
Roma, 14 settembre 2017
i

Lyra Curcio

Vittorio Nobile

C nsigliere est.

Presidente
,

2)-

N,

z.1

l

il Ftinzionado Giudiziario
. Giovanni
aleituci
DI CASSAZIONe
COM ‘APRE»
Sezione11~~4.,
Iv

pertanto condannato al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate come

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA