Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5273 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. I, 04/03/2010, (ud. 26/11/2009, dep. 04/03/2010), n.5273

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 28049/2007 proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OVIDIO

32, presso lo studio degli avvocati D’ALESSIO ANTONIO, VIGLIONE

GIANCARLO, rappresentato e difeso dagli avvocati VISCARDI Alfonso,

PONTRALDOLFI STEFANIA, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente del

Consiglio dei Ministri pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

e contro

MINISTRO DELL’ECONOMIA E FINANZA;

– intimato –

avverso il decreto n. 1276/06 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI

del 13/10/06, depositato il 13/01/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/11/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE;

udito l’Avvocato Viscardi Antonio, difensore del ricorrente che si

riporta ai motivi scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. MARCO PIVETTI che conferma

la relazione scritta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., è del seguente tenore: ” F.F. chiede, per un motivo, la cassazione del decreto in data 13 gennaio 2007 con cui la Corte d’appello di Napoli ne ha respinto la domanda di equa riparazione in relazione a un giudizio – avente a oggetto l’impugnazione di tre cartoline di precetto – svoltosi davanti al T.a.r. della Campania dal gennaio 2 000 al gennaio 2005.

Replica con controricorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Osserva:

Con il primo mezzo, si ascrive alla corte napoletana di avere erroneamente e comunque immotivatamente rigettato la richiesta di indennizzo, sul rilievo che dal 5 aprile 2002 l’odierno ricorrente non aveva più interesse all’annullamento degli atti amministrativi, essendogli stato comunicato il definitivo esonero dal servizio militare. Si rimarca, in contrario, la persistenza dell’interesse alla rapida conclusione del giudizio per ottenere la condanna del convenuto dicastero alle spese di lite e al risarcimento dei danni in altro, incoando giudizio.

Il ricorso appare manifestamente infondato.

Come noto, il giudice, dopo avere accertato la violazione relativa alla durata ragionevole del processo secondo le norme della citata L. n. 89 del 2001, deve ritenere sussistente il danno non patrimoniale ogniqualvolta non ricorrano, nel caso concreto, circostanze particolari che facciano positivamente escludere che tale danno sia stato subito dal ricorrente (vedi Cass. sez. un. 1338/2004). La corte territoriale ha ravvisato una tale peculiare circostanza nel foglio di congedo assoluto notificato al F. il 5 aprile 2002, ovverosia ad appena due anni di distanza dall’inizio del processo amministrativo e, per di più, quando il giudice adito aveva in via cautelare sospeso i provvedimenti impugnati.

Si tratta di un apprezzamento di merito che, per essere logicamente motivato, sfugge al sindacato di questa Corte.

In conclusione, ove si condividano i testè formulati rilievi, il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio, ricorrendo i requisiti di cui all’art. 375 c.p.c.”.

2.- Il Collegio, anche alla luce delle difese svolte in sede di adunanza dalle parti, ritiene di non poter condividere le conclusioni contenute nella relazione.

E’ noto, infatti, che ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, il diritto all’equa riparazione prescinde dall’esito del giudizio irragionevolmente protrattosi nel tempo (v., fra le tante, Sez. 1^, Sentenza n. 12935 del 05/09/2003, in relazione al reato prescritto) e, d’altra parte, la motivazione del provvedimento impugnato non spiega perchè sarebbe venuto meno l’interesse del ricorrente ad una pronuncia giurisdizionale quanto meno sotto l’aspetto del regolamento delle spese processuali. Talchè il ricorso è fondato.

Relativamente alla misura dell’equa riparazione per il danno non patrimoniale, va osservato che, secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Strasburgo, qualora non emergano elementi concreti in grado di farne apprezzare la peculiare rilevanza, l’esigenza di garantire che la liquidazione sia satisfattiva di un danno e non indebitamente lucrativa, alla luce di quelle operate dal giudice nazionale nel caso di lesione di diritti diversi da quello in esame, impone di stabilirla, di regola, nell’importo non inferiore ad Euro 750,00, per anno di ritardo, in virtù degli argomenti svolti nella sentenza di questa Corte n. 16086 del 2009, i cui principi vanno qui confermati, con la precisazione che tale parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo aversi riguardo, per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00, per anno di ritardo, dato che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno.

Ravvisandosi le condizioni per la decisione della causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., dovendosi quantificare il periodo di eccessiva durata del processo in anni 2, tenuto conto dei criteri sia per la determinazione della durata ragionevole del processo (in difetto di diversa allegazione ad opera delle parti), pari ad anni tre per un grado di giudizio e sia per la liquidazione del danno non patrimoniale stabiliti dalla CEDU, l’indennizzo va liquidato nella misura di Euro 1.500,00, con gli interessi dalla domanda.

Le spese del giudizio di merito – stante il limitato accoglimento della domanda – possono essere compensate nella misura di 2/3 e per la rimanente parte vanno poste a carico della parte soccombente nella misura liquidata come in dispositivo, secondo le tariffe vigenti ed i conseguenti criteri di computo costantemente adottati da questa Corte per cause similari.

Spese distratte.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna l’Amministrazione a corrispondere alla parte ricorrente la somma di Euro 1.500,00 per indennizzo, gli interessi legali su detta somma dalla domanda e 1/3 delle spese del giudizio, compensate per 2/3:

che determina per il giudizio di merito nella somma di Euro 50,00 per esborsi, Euro 280,00 per diritti e Euro 445,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge e che dispone siano distratte in favore del difensore antistatario;

per il giudizio di legittimità, per l’intero, in Euro 545,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge e che dispone siano distratte in favore del difensore antistatario.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

 

 

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