Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5270 del 06/03/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 5270 Anno 2018
Presidente: DIDONE ANTONIO
Relatore: CENICCOLA ALDO

sul ricorso n. 21919\2012 proposto da
MONDO VILLAGGI s.r.l. (CF 02462660420), in persona del legale
rapp.te p.t., rapp.to e difeso per procura in calce al ricorso dall’avv.
Luigi Coscia, con il quale elettivamente domicilia in Roma alla via Susa
n. 1 presso lo studio dell’avv. Ida Di Domenica
– ricorrente contro
FALLIMENTO TORRENOVA s.r.l. (CF 01163619429) in persona del
curatore, rapp.to e difeso per procura a margine del controricorso
dall’avv. Graziano Pambianchi, con il quale elettivamente domicilia in
Roma alla v. Pasubio n. 15 presso lo studio dell’avv. Dario Buzzelli
– controricorrente –

avverso il decreto del 24 luglio 2012 del Tribunale di Macerata;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del giorno
28 novembre 2017 dal relatore dr. Aldo Ceniccola.

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Data pubblicazione: 06/03/2018

Rilevato che:
con decreto del 24.7.2012 il Tribunale di Macerata respingeva il reclamo
ex art. 26 I.fall. proposto dalla Mondo Viaggi s.r.l. avverso il
provvedimento con il quale il g.d. aveva disposto la vendita dei beni
mobili nell’ambito della procedura fallimentare riguardante la Torrenova
s. r. I. ;

contratto per la fornitura di servizi alberghieri residenziali con la Proget
Management s.r.I., che a sua volta aveva affittato l’azienda di proprietà
della società fallita, era titolare esclusivamente del diritto di
commercializzare e vendere in uso esclusivo ed incondizionato
l’occupazione degli appartamenti e delle camere della struttura, sicchè
era titolare solo di un diritto di godimento su beni che continuavano ad
appartenere alla società fallita; né poteva essere valorizzato, in senso
contrario, la scrittura privata del 7.12.2011, con cui la reclamante
aveva acquistato dalla Proget genericamente le attrezzature del
complesso turistico denominato Natural Village, sia a cagione del fatto
che tale scrittura non era munita di data certa, e dunque era
inopponibile al fallimento, sia venendo in rilievo beni rispetto ai quali la
fornitrice era sprovvista di reale titolarità (appartenendo gli stessi alla
Torrenova s.r.I.);
avverso tale decreto la Mondo Viaggi s.r.l. ha proposto ricorso per
cassazione affidato ad un motivo; resiste la curatela mediante
controricorso; la curatela ha depositato memoria.

Considerato che:
con l’unico motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa
applicazione degli artt. 26, 87 bis, 104 ter I.fall., dell’art. 621 c.p.c.,
nonché la nullità del provvedimento e del procedimento per omessa
pronuncia su specifiche eccezioni fatte valere dalla reclamante ai sensi
dell’art. 360 n. 4 c.p.c., nonché l’omessa, erronea, insufficiente e/o

evidenziava il Tribunale che la reclamante, che aveva stipulato un

contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il
giudizio, ai sensi dell’art. 360 n. 5 c.p.c.;
in particolare, secondo la ricorrente, il Tribunale non avrebbe
sufficientemente valorizzato la circostanza secondo cui in data
2.12.2011 fra la Mondo Viaggi e la Proget Management s.r.l. sarebbe
intercorso un contratto in forza del quale la prima aveva acquisito la

nonché la circostanza che la semplice lettura del verbale di inventario
evidenziava come il custode avesse espressamente dichiarato che alcuni
beni erano di proprietà della ricorrente;
il Tribunale avrebbe inoltre omesso di motivare circa la mancata
ammissione dei mezzi istruttori richiesti dal ricorrente e di valutare
l’eccezione sollevata dalla reclamante circa la mancanza del programma
di liquidazione;
il ricorso è inammissibile;
la ricorrente, infatti, si limita a riproporre argomenti già esaustivamente
e correttamente presi in considerazione dal Tribunale, il quale ha
evidenziato, oltre all’assenza del diritto di proprietà sui beni in capo alla
reclamante, l’inopponibilità della scrittura del 7.12.2011, l’irrilevanza
delle dichiarazioni rese dal custode e la conseguente ininfluenza della
richiesta di assunzione di informazioni da parte del custode formulata
dalla reclamante;
rientra, del resto, nei poteri del giudice del merito individuare le fonti
del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne la attendibilità
e la concludenza, scegliere fra le risultanze istruttorie quelle ritenute
idonee a provare i fatti costitutivi della domanda o dell’eccezione dando
prevalenza all’uno od all’altro mezzo di prova; tale apprezzamento
è insindacabile in sede di legittimità se, come nel caso di specie,
correttamente e congruamente motivato;
la doglianza concernente la mancata approvazione del programma di
liquidazione resta così un aspetto assorbito in punto di fatto dalla
mancanza di interesse della ricorrente che, non vantando alcun diritto

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pluralità di beni mobili successivamente inventariati dal curatore,

sui beni posti in vendita, non può vantare alcun interesse
giuridicamente apprezzabile circa la mancata approvazione del
programma di cui all’art. 104 ter l.fall.;
le considerazioni che precedono impongono la declaratoria di
inammissibilità del ricorso; le spese della fase di legittimità seguono la

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; pone le spese del giudizio di
legittimità a carico del ricorrente, liquidandole in C 7.800 (di cui C 200
per esborsi) oltre accessori come per legge e contributo spese generali.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 28 novembre 2017.

soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

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