Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5270 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. I, 04/03/2010, (ud. 26/11/2009, dep. 04/03/2010), n.5270

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 27956/2007 proposto da:

A.G., A.P., A.M.,

elettivamente domiciliati in ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 26, presso lo

studio dell’avvocato BALDI FRANCESCO, rappresentati e difesi dagli

avvocati ROMOLI Francesco, PARRETTI MARTA, giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto E.R. 458/06 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del

19.6.06, depositata il 21/09/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/11/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. MARCO PIVETTI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è del seguente tenore: ” A.G., A.P. e A.M. ricorrono, con tre motivi, avverso il decreto in data 21 settembre 2006 con cui la Corte d’appello di Perugia ha riconosciuto a ciascuno di loro la somma di Euro 5.600,00 a titolo di equa riparazione dei danni non patrimoniali patiti per la durata, ritenuta irragionevole in misura di anni otto e mesi due, di un giudizio penale svoltosi davanti agli uffici giudiziari di Sanremo e di Roma e conclusosi in primo grado con sentenza di estinzione dei reati per prescrizione.

Replica con controricorso il Ministero della Giustizia.

Osserva:

Il primo motivo si conclude con il seguente quesito di diritto, peraltro speculare alla relativa rubrica: se il rinvio del procedimento richiesto dalle parti ai sensi della L. n. 134 del 2003, art. 5, costituisce una dilatazione dei tempi del processo addebitabile alla parte ai fini del computo di durata del processo.

Al quesito sembra doversi dare risposta positiva per lo meno nella ipotesi, verificatasi nella specie, nella quale non si è dato seguito ai riti alternativi per accedere ai quali erano stati chiesti (e accordati) i rinvii.

Ne discenderebbe la palese infondatezza del primo mezzo (per come compendiato nel formulato quesito).

Fondati, di contro, si appalesano gli altri due motivi, che investono la liquidazione del danno.

Il discostamento dai parametri indennitari minimi stabiliti dalla giurisprudenza sovranazionale, oltre che erroneamente giustificato con la declaratoria di estinzione del reato, supera, per la sua entità, la soglia della ragionevolezza.

In conclusione, ove si condividano i testè formulati rilievi, il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, ricorrendo i requisiti di cui all’art. 375 c.p.c.”.

2. – Il Collegio reputa di dovere fare proprie le conclusioni contenute nella relazione, condividendo le argomentazioni che le fondano e che conducono all’accoglimento del ricorso nei limiti in essa precisati.

Peraltro, relativamente alla misura dell’equa riparazione per il danno non patrimoniale, va osservato che, secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Strasburgo, qualora non emergano elementi concreti in grado di farne apprezzare la peculiare rilevanza, l’esigenza di garantire che la liquidazione sia satisfattiva di un danno e non indebitamente lucrativa, alla luce di quelle operate dal giudice nazionale nel caso di lesione di diritti diversi da quello in esame, impone di stabilirla, di regola, nell’importo non inferiore ad Euro 750,00, per anno di ritardo, in virtù degli argomenti svolti nella sentenza di questa Corte n. 16086 del 2009, i cui principi vanno qui confermati, con la precisazione che tale parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo aversi riguardo, per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00, per anno di ritardo, dato che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno.

Il provvedimento impugnato, dunque, deve essere cassato con rinvio per nuovo esame e anche per le spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Perugia, in diversa composizione, la quale si atterrà ai principi innanzi enunciati in ordine alla liquidazione dell’indennizzo.

PQM

La Corte, accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione;

cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Perugia, in diversa composizione, per nuovo esame.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

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