Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5268 del 06/03/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 5268 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: IOFRIDA GIULIA

sul ricorso 6948/2013 proposto da:
Cannavò Alfio, elettivamente domiciliato in Roma, Via Ernesto
Nathan n.102, presso lo studio dell’avvocato Trionfetti Federica,
rappresentato e difeso dall’avvocato Pappalardo Santi, giusta
procura a margine del ricorso;
-ricorrente –

contro

pnvincia Regionale di Catania, in persona del Commissario
Straordinario pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via
Antonio Mordini n.14,

efrAPL

presso lo studio dell’avvocato

Napolitani

Data pubblicazione: 06/03/2018

Simona, rappresentata e difesa dall’avvocato Salemi Antonio, giusta
procura a margine del controricorso;
-controricorrente –

avverso la sentenza n. 131/2012 della CORTE D’APPELLO di
CATANIA, depositata il 27/01/2012;

15/11/2017 dal cons. IOFRIDA GIULIA.
FATTI DI CAUSA
La Corte d’appello di Catania – in giudizio promosso da Cannavò Alfio
nei confronti della Provincia Regionale di Catania e del Comune di
Acicastello, per la determinazione delle indennità di espropriazione e
di occupazione legittima dovute a seguito dell’espropriazione di un
terreno, con fabbricato per civile abitazione, disposta dal Comune di
Acicastello in favore della Provincia Regionale di Catania per la
realizzazione di un impianto polisportivo, – con sentenza n.
131/2012, facente seguito a sentenza non definitiva n. 755/2011
(con la quale, dichiarata la carenza di legittimazione passiva del
Comune ed accertata la natura agricola del fondo espropriato, con
esclusione del fabbricato insistente sul fondo, perché abusivo, era
stata ordinata integrazione della C.T.U. già espletata), ha
determinato in C 148.044,00 l’indennità di espropriazione dei
terreno, sulla base del valore di mercato di area, ritenuta non
edificabile, e l’indennità di occupazione, nel periodo dal 1998 al
2001, nella misura pari agli interessi legali sulla predetta somma per
ogni anno di occupazione ed in un dodicesimo dell’indennità annua
per ogni mese o frazione di mese.
Avverso tale pronuncia definitiva, Cannavò Alfio propone ricorso per
cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti della Provincia

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

Regionale di Catania (che resiste con controricorso). Il ricorrente ha
depositato memoria.
Ragioni della decisione
1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione, ex art.360
n. 3 c.p.c., degli artt.39 I. 2359/1865 e 5 bis dl. 333/1992,

(n. 24699/2011 RG) avverso la sentenza non definitiva n. 755/2011
della Corte d’appello di Catania, tanto per la parte in cui era stata
dichiarata la natura non edificabile dell’area, quanto per la parte in
cui sono state determinate le indennità dovute sulla base del valore
di mercato di area ritenuta non edificabile e senza tener conto del
fabbricato sulla stessa insistente.
2. La censura è fondata nei sensi di cui in motivazione.
Questa Corte con sentenza n. 10458/2017, pronunciata nel giudizio
n. 24699/2011 RG, avente ad oggetto impugnazione della sentenza
non definitiva resa dalla stessa Corte d’appello di Catania, n.
755/211, ha, in accoglimento del secondo e terzo motivo del ricorso
promosso dal Cannavò, cassato la sentenza impugnata con rinvio,
affermando: 1) l’infondatezza del primo motivo, con il quale si
censurava la statuizione in ordine alla natura non edificatoria del
terreno, avendo la sentenza impugnata escluso la natura edificatoria
del suolo, ritenendo il vincolo apposto con la variante dello
strumento urbanistico di cui al D.A. 5.9.1996 a carattere

“espropriativo” e cioè riconoscendone, implicitamente, la natura c.d.
lenticolare, ed avendo fatto corretto riferimento alla previgente
destinazione del P.R.G. che, nella specie, era agricola (essendo

“irrilevante che tale attività non sia stata praticata in concreto”); 2)
la fondatezza del terzo motivo, inerente vizio di motivazione, in

richiamate le doglianze già espresse con altro ricorso per cassazione

relazione agli artt. 46 della L n. 2359 del 1865; 26, co 15, della L
Reg. Sicilia n. 37 del 1985; 1 del protocollo addizionale 1 alla CEDU,
in ordine alla mancata liquidazione dell’indennizzo per il fabbricato,
per non avere la Corte d’appello valutato se si fosse formato il
silenzio assenso sulla domanda di concessione in sanatoria
(presentata il 1.3.1995), alla stregua del principio di dritto in base a!

dell’edificazione, ove l’immobile, alla data dell’esproprio, sia stato
fatto oggetto di una domanda di sanatoria non ancora scrutinata
dalla P.A., dovendo, in tal caso, quest’ultima effettuare una
valutazione prognostica circa la formazione del silenzio assenso o
circa la sua condonabilità (cfr. Cass. 23/9/2016 n. 18694)”.
Non essedo in questa sede in discussione il criterio di determinazione
dell’indennità di espropriazione, ma solo la natura edificabile e non
agricola del terreno e la mancata considerazione ai fini della stima
del fabbricato, la sentenza impugnata non risulta conforme ai
principi di diritto sopra enunciati, laddove non ha ricompreso nella
stima il fabbricato solo perché abusivo, senza effettuare una
valutazione prognostica sulla domanda di sanatoria del fabbricato
edificato, il cui esito, se positivo, imporrà di tener conto di esso nella
quantificazione di quella indennità
3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso, nei
sensi di cui in motivazione, va cassata la sentenza impugnata, con
rinvio alla Corte d’Appello di Catania in diversa composizione. Il
giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del
presente giudizio di legittimità.
PQM
La Corte accoglie il ricorso, nei sensi di cui in motivazione, cassa la
sentenza impugnata, con rinvio, anche in ordine alla liquidazione
4

quale “il diritto all’indennità non è escluso dall’originaria abusività

delle spese processuali, alla Corte d’appello di Catania in diversa
composizione.
Così deciso, in Roma, il 15 novembre 2017

Il

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