Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5259 del 21/02/2019

Cassazione civile sez. VI, 21/02/2019, (ud. 26/06/2018, dep. 21/02/2019), n.5259

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24237-2016 proposto da:

D.M.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE SANTO

25, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MERLA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICAELA PISACANE;

– ricorrente –

contro

T.G.T. GROUP SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE DEL GALLO 4, presso lo

studio dell’avvocato SERGIO TASSINI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5252/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

14/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/06/2018 dal Consigliere Dott. MILENA FALASCHI.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Giudice di pace di Roma, con sentenza n. 6554/2014, rigettando l’opposizione proposta da D.M.V., confermava il decreto ingiuntivo di pagamento della somma di Euro 4.701,32 emesso in favore della T.C.T. Group s.r.l., quale saldo del corrispettivo per la fornitura di beni di cui alla fattura n. 354 del 16 aprile 2007.

A seguito di appello interposto dalla D.M., con sentenza n. 5252/2016, il Tribunale di Roma rigettava il gravame, confermando la sentenza di primo grado.

Avverso la sentenza del Tribunale di Roma, la D.M. propone ricorso per cassazione, fondato su due motivi. T.C.T. Group s.r.l. resiste con controricorso.

Ritenuto che il ricorso potesse essere rigettato, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), su proposta del relatore, regolarmente comunicata ai difensori delle parti, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Atteso che:

preliminarmente va rilevata l’infondatezza dell’eccezione di intempestività del ricorso sollevata dalla contro ricorrente, avendo quest’ultimo dedotto, ma non provato, la notifica della sentenza impugnata. Si deve, dunque, tener conto del termine lungo per proporre il ricorso (decorrente dal 14.03.2016) e per l’effetto dichiararne la tempestività (essendo stato lo stesso notificato in data 14.10.2016);

– sempre preliminarmente va dichiarata valida la procura posta in calce al ricorso, in quanto, pur affetta da errore materiale, essendo stata formalmente rilasciata a un difensore (Micaela Pisacane) e autenticata da altro avvocato (Merla Giovanni), il ricorso risultava sottoscritto da colui il quale ha autenticato la sottoscrizione, per cui tale vizio non inficia la possibilità di verificarne la certezza, la provenienza e la tempestività (Cass. S.U. n. 10648/2017);

– venendo al merito del ricorso con i due motivi la ricorrente denuncia, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2708 c.c., quanto all’efficacia probatoria della quietanza rilasciata dal creditore. Ad avviso di parte ricorrente, la sentenza sarebbe viziata nella parte in cui non avrebbe riconosciuto piena prova alla quietanza rilasciata in suo favore dalla T.C.T. Group s.r.l., così ritenendo adempiuta l’obbligazione di pagamento del corrispettivo delle merci di cui alla fattura n. 354 del 16 aprile 2007.

Le censure non possono trovare ingresso.

Se è vero infatti che il possesso della quietanza costituisce prova presuntiva dei relativi pagamenti da parte del possessore, è fatta salva l’allegazione di idonea prova contraria di cui deve onerarsi il creditore che sia interessato a dimostrare che il pagamento non è avvenuto (cfr. Cass. n. 3130/18).

Nella fattispecie, come correttamente evidenziato dal Tribunale, era stato assolto dal creditore l’onere probatorio circa l’esistenza e l’ammontare del credito, di cui ai titoli allegati in atti; la quietanza era stata rilasciata dalla T.C.T. Group s.r.l., una volta ricevuti gli assegni bancari, confidando nel buon esito di detti titoli, sennonchè, acclarato e non censurato in questa sede, che gli stessi erano rimasti impagati, la D.M. non ha offerto congrua prova contraria di aver saldato il debito dedotto in causa e portato nei titoli di credito. Invero, pur deducendo l’esistenza di diversi rapporti con il creditore, non ne ha fornito la prova

In definitiva, si deve ritenere che la Corte abbia chiaramente indicato quali erano gli elementi positivi di prova dai quali dedurre che l’unico pagamento è avvenuto con assegni, rimasti insoluti, imputabili al pagamento dell’unico rapporto accertato intercorrente tra le parti.

In conclusione il ricorso deve pertanto essere rigettato.

Le spese processuali, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente alla rifusione delle spese processuali in favore della società controricorrente che liquida in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6-2^ Sezione Civile, il 26 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2019

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