Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5255 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. I, 04/03/2010, (ud. 26/11/2009, dep. 04/03/2010), n.5255

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

CENTROBANCA – BANCA DI CREDITO FINANZIARIO E MOBILIARE S.P.A. (c.f.

(OMISSIS)), gia’ CENTROBANCA – BANCA CENTRALE DI CREDITO POPOLARE

S.P.A., in persona del Presidente del Consiglio di Amministrazione

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI

35, presso l’avvocato VINCENTI MARCO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato TARZIA GIORGIO, giusta procura speciale per

Notaio Dott. GABRIELE FRANCO MACCARINI di MILANO – Rep. n. 38.769 del

09.12.04;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente del

Consiglio pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

FALLIMENTO DELLA S.P.A. SEIP – SOCIETA’ EDITRICE IL POPOLO EDIZIONI

CINQUE LUNE, COMITATO DEI CREDITORI DEL FALLIMENTO DELLA S.P.A. SEIP

– SOCIETA’ EDITRICE IL POPOLO EDIZIONI CINQUE LUNE, CAPITALIA S.P.A.,

ANSA SOC. COOP. A R.L.;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 27/10/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

26/11/2009 dal Consigliere Dott. CECCHERINI Aldo;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato TARZIA che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per l’estinzione del ricorso per

cessata materia del contendere, in subordine accoglimento del ricorso

per quanto di ragione.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel Fallimento S.p.a. SEIP Societa’ editrice per il popolo edizioni cinque lune (nel seguito: fallimento) la Centrobanca – Banca di credito finanziario e mobiliare s.p.a. (nel seguito: banca) presento’ domanda di insinuazione al passivo per il credito derivante da tre finanziamenti, domanda che fu accolta per l’importo di Euro 28.400.371,51. Il credito era assistito da garanzia dello Stato, nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, nei limiti stabiliti dalla L. n. 177 del 1989; e la banca chiese ed ottenne un decreto ingiuntivo del Tribunale nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il pagamento di quanto dovutole. Proposta opposizione al decreto da parte dell’amministrazione, il giudice istruttore accordo’ la provvisoria esecuzione del decreto, e il (OMISSIS) fu disposto il pagamento in favore della banca della somma di Euro 19.325.655,43, pari a circa i due terzi del credito insinuato al passivo del fallimento dell’obbligata principale SEIP, con riserva di ripetizione all’esito favorevole del giudizio di opposizione.

Il (OMISSIS) il curatore comunico’ alla banca il deposito di un piano di riparto parziale, che attribuiva a tutti i creditori chirografari ammessi una quota di riparto del 5,9823%. Alla banca era attribuita, sul credito di Euro 28.400.371,51, la somma di Euro 1.699.003,91, per la quale tuttavia il curatore chiedeva l’accantonamento in “attesa di domanda di surroga da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri nello stesso credito”. Contro il successivo decreto di esecutivita’ dello stesso piano, che accantonava la somma spettante alla banca, questa propose, a norma della L. Fall., art. 26, reclamo. Con decreto 27 ottobre 2004 il tribunale respinse il reclamo, giudicando che l’accantonamento fosse lo strumento piu’ conforme alla tutela del creditore in surroga che, per obbligo legale, abbia parzialmente soddisfatto il creditore gia’ insinuato che, altrimenti, acquisendo somme non dovute, almeno parzialmente, potrebbe indebitamente arricchirsi in violazione della par condicio creditorum, e che tale scelta s’impone per la necessita’ di adeguare il sistema alla sopravvenuta giurisprudenza, che impone a chi intende surrogarsi il macchinoso iter dell’insinuazione tardiva.

Per la cassazione del decreto ricorre la banca, con atto notificato il 20 – 21 dicembre 2004, affidato a tre mezzi, illustrati anche con memoria.

Resiste la Presidenza del Consiglio dei Ministri con controricorso notificato il 29 gennaio 2005.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Prima dell’udienza la ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., alla quale ha allegato in copia autentica un’istanza per lo svincolo della somma attribuitale in sede di piano riparto, con il provvedimento 21 maggio 2008 del giudice delegato il quale, rilevato che non sussistono ragioni ostative allo svincolo della somma in questione, gia’ attribuita alla Centrobanca in sede di riparto esecutivo, ha autorizzato il pagamento della somma medesima. Con la stessa memoria la ricorrente ha chiesto in via principale che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere per fatti sopravvenuti alla proposizione del ricorso, avendo la banca conseguito, a seguito della rimozione dell’impugnato accantonamento, l’attribuzione della quota di riparto che le spettava; e tale richiesta ha poi ribadito nella discussione orale.

Tanto premesso, deve provvedersi in conformita’ della richiesta, essendo venuto meno il provvedimento costituente l’oggetto del ricorso in esame. Alla declaratoria di cessazione della materia del contendere segue la compensazione delle spese tra le parti.

P.Q.M.

LA CORTE Dichiara cessata la materia del contendere, e compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimita’.

Cosi’ deciso a Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

 

 

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