Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5254 del 06/03/2018


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 5254 Anno 2018
Presidente: DIDONE ANTONIO
Relatore: CRISTIANO MAGDA

SENTENZA
sul ricorso 878/2015 proposto da:
BENZI DANTE, elettivamente domiciliato in Roma, alla via P.G. da Palestrina
63, presso lo studio dell’avv. Mario Contaldi, rappresentato e difeso dall’avv.
Marco Capecchi, per procura a margine del ricorso.
-ricorrente contro
FALLIMENTO di GEO GESTIONI IMMOBILIARI s.r.l.
-intimato –

10 9-

avverso il decreto del TRIBUNALE di SAVONA del 18/11/2014, depositato il
25/11/2014;
udita la relazione della causa svolta all’udienza pubblica del 25/10/2017 dal
cons. MAGDA CRISTIANO;
udito il Sostituto Procuratore Generale dr. ANNA MARIA SOLDI, che ha
concluso per l’accoglimento del quarto motivo, rigettati gli altri;
udito per il ricorrente l’avv. STEFANIA CONTALDI, per delega dell’avv. MARCO
CONTALDI, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
FATTI DI CAUSA:
Il Tribunale di Savona, in parziale accoglimento dell’opposizione allo stato
passivo del Fallimento di Geo Gestioni Immobiliari s.r.l. proposta dal dr. Dante
Benzi, ha riconosciuto la natura privilegiata, ai sensi dell’art. 2751 bis n. 2
c.c., del credito da questi vantato in corrispettivo dell’attività professionale

Data pubblicazione: 06/03/2018

-

prestata in favore della società poi fallita, che l’aveva dapprima incaricato di
verificare se ricorressero le condizioni per la presentazione di una domanda di
concordato preventivo e poi, ricevuto parere negativo, di coadiuvarla nella
predisposizione della domanda di auto-fallimento. Il giudice del merito ha
invece escluso sia che il credito potesse essere ammesso per l’intero importo
(C 411.728) preteso dall’opponente, sia che potesse ricevere collocazione in
prededuzione: ha rilevato, quanto al primo profilo, che il G.D. aveva
.. correttamente quantificato il compenso, in applicazione degli artt. 44, 2° co.
lett. b) e 26, 1° co. del d.P.R. n. 645/1992 (recte: 645/1994) e sulla scorta
della situazione patrimoniale di Geo Immobiliare alla data del 30.9.011, nella
minor misura di C 63.848,84, corrispondente ai minimi tariffari, atteso che
Benzi aveva svolto la medesima attività per altre società del gruppo cui
apparteneva la fallita, venendo così ad essere facilitato nel suo compito;
quanto al secondo, che non sussistevano i presupposti di cui all’art. 111, 2°
co. I. fall., posto che la domanda di concordato non era stata neppure
depositata e l’attività non aveva apportato alcun vantaggio ai creditori
concorsuali.
Il decreto, reso pubblico il 25.11.2014, è stato impugnato da Dante Benzi
con ricorso per cassazione affidato a sei motivi ed illustrato da memoria.
Il Fallimento intimato non ha svolto attività difensiva.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1) Con il primo motivo, che denuncia violazione dell’art. 111 I. fall. nonché
vizio di motivazione, Benzi lamenta che il credito costituente il corrispettivo
dell’attività di studio ed assistenza svolta per verificare se ricorressero le
condizioni per l’accesso di Geo Immobiliare al concordato preventivo non sia
stato ammesso in prededuzione. Contesta per un verso (traendo argomento
dall’intervenuta abrogazione, ad opera del d.l. n. 91/014, convertito nella I. n.
116/014, della norma di interpretazione autentica introdotta dall’art. 11, co.
3 quater della I. n. 9/014, di conversione del d.l. n. 145/013) che detto
credito assuma natura prededucibile solo nel caso in cui l’incarico abbia esito
positivo e la domanda di concordato venga concretamente depositata.
Assume, per altro aspetto, che la sua attività è stata comunque utile ai
creditori concorsuali, in quanto, consigliando alla cliente di non depositare una
proposta di concordato che non avrebbe avuto possibilità di essere approvata,
ma di richiedere il proprio fallimento, egli ha evitato i costi inevitabilmente
connessi alla procedura minore.
Il motivo, in parte infondato e in parte inammissibile, deve essere respinto.
..
Il ricorrente erra nel ritenere che il credito del professionista per l’attività
svolta in favore di un imprenditore, onde verificare la praticabilità dello
..,, strumento concordatario quale mezzo di superamento del suo stato di crisi o
di insolvenza, abbia sempre natura prededucibile, indipendentemente
dall’esito dell’incarico: il 2° comma dell’art. 111 I. fall., nello stabilire che sono
considerati prededucibili i crediti sorti in “funzione” di una procedura
concorsuale, presuppone infatti che la procedura sia stata aperta (e dunque,
quanto al concordato, che l’opera prestata sia sfociata nella presentazione
della relativa domanda e nell’ ammissione dell’impresa alla procedura minore,
dimostrandosi in tal modo “funzionale”, cioè strumentalmente utile, al
raggiungimento quantomeno dell’obiettivo minimale perseguito dal cliente).

Non si vede, d’altro canto, in qual modo possa deporre in senso favorevole
alla tesi del ricorrente l’avvenuta abrogazione della norma di interpretazione
autentica di cui all’art. 11, co. 3-quater della I. n. 9/014, riferita
esclusivamente al c.d. concordato in bianco o con riserva, che anzi, nel
limitarsi a prevedere le condizioni in presenza delle quali i crediti sorti in
occasione o in funzione di detta procedura potevano ritenersi prededucibili,
dava per scontato che la stessa fosse stata aperta, ovvero che la domanda ex
art. 161 6° co. I. fall. fosse stata depositata e non fosse stata dichiarata
inammissibile.
Non v’è spazio, infine, per verificare nella presente sede di legittimità se
l’opera professionale del dr. Benzi sia stata funzionale all’apertura della
procedura fallimentare, atteso che il ricorrente non solo non si duole
dell’omessa collocazione in prededuzione del compenso riconosciutogli per
l’assistenza prestata per la presentazione da parte di Geo Immobiliare della
domanda di fallimento, ma neppure indica – se non in via assiomatica, senza
il preciso riferimento ad atti o documenti del giudizio – quale sia il fatto storico
decisivo, dedotto in causa ed ignorato dal giudice del merito, che proverebbe,
in contrasto con quanto accertato nel decreto impugnato, che l’attività da lui
svolta sia servita allo scopo ed abbia in tal modo avvantaggiato i creditori
concorsuali .
2)1 successivi motivi di ricorso investono tutti la statuizione di rigetto della
domanda di ammissione del maggior credito preteso.
Benzi osserva:
2.1) col secondo motivo, che il tribunale ha ingiustificatamente ritenuto che
non potessero essere oggetto di sindacato le scelte del G.D. di applicare i
minimi tariffari e decurtare il compenso nella misura massima del 70%;
2.2) con il terzo che, fra i criteri in base ai quali operare la liquidazione, l’art. 3
d.P.R. n. 645/94 non contempla quelli assunti a fondamento dal G.D., della
complessiva situazione del fallimento e dei rapporti della fallita con altre
società del gruppo, anch’esse dichiarate insolventi;
2.3) con il quarto, che è stato erroneamente disapplicato il D.M. n. 169/2010,
atteso che le prestazioni sono state svolte nel 2011;
2.4) con il quinto, che la liquidazione relativa all’attività prestata per la
presentazione dell’istanza di auto -fallimento è stata compiuta sulla scorta
dell’errata applicazione dell’art. 26, 1° co., anziché dell’art. 44, 2° co. lett. b),
delle tariffe e di un’altrettanto errata interpretazione del principio di diritto
enunciato da Cass. n. 4916/012; che, inoltre, ritenendo in parte assorbito il
compenso per le prestazioni relative all’attività di assistenza nella procedura
di fallimento in quello liquidato per l’assistenza nella procedura di concordato,
il tribunale non avrebbe considerato che la quantificazione degli onorari ai
sensi dell’art. 44, 2° co. lett. b) ( secondo quanto previsto dal medesimo
articolo) non può essere inferiore a quella ottenuta con l’applicazione degli
onorari graduali di cui all’art. 26;
2.5) con il sesto, che il passivo sul quale operare la liquidazione del compenso
è stato arbitrariamente ricondotto, anziché a quello definitivamente accertato,
alle risultanze della situazione patrimoniale di Geo Immobiliare al 30.9.011.
Le censure sintetizzate sub. 2.3) e sub. 2.5) sono fondate.

Non v’è dubbio, infatti, che il credito – sorto nel 2011- dovesse essere
liquidato sulla scorta delle tariffe approvate col D.M. n. 169/2010, applicabili
ratione temporis,
e che quello relativo all’assistenza della debitrice per
l’eventuale proposizione della domanda di concordato dovesse essere
quantificato, ai sensi dell’art. 44, 2° co. delle indicate tariffe, sulla base
dell’ammontare dei crediti verso la fallita accertati dal professionista (od in
quello, eventualmente inferiore, dei crediti ammessi allo stato passivo), atteso
che la disposizione stabilisce che per detta attività gli onorari sono determinati
applicando una riduzione tra il 50% ed il 70% di quelli previsti dall’art. 43, il
quale, a sua volta, riferisce inequivocamente il calcolo del compenso al
“passivo definitivamente accertato”.
Le censure riportate sub. 2.1.) e sub. 2.2) sono invece inammissibili: la
prima perché, per un verso, non contiene neppure un accenno alle critiche cui il decreto impugnato non avrebbe dato risposta – mosse dall’odierno
ricorrente alla motivazione in base alla quale il giudice delegato aveva deciso
di applicare la riduzione del 70% ed i minimi tariffari e, per l’altro, non
considera che il tribunale, pur affermando in premessa l’insindacabilità di tale
decisione, ha in realtà indicato le ragioni per la quali essa era da condividere;
la seconda perché non censura specificamente l’affermazione del giudice a
quo, integrante autonoma ratio decidendi, secondo cui rientra fra le
“caratteristiche della pratica”, individuata dall’art. 3 come uno dei criteri di
determinazione del compenso, di per se stesso idoneo a giustificare
l’applicazione dei minimi tariffari, il fatto che il professionista abbia svolto le
medesime attività per altre società del gruppo, venendo così ad essere
facilitato nel suo compito di valutazione della situazione contabile della
singola società.
Le censure sintetizzate sub. 2.4) sono, infine, infondate.
Come già affermato nell’ordinanza n. 49016/012 (il cui contenuto sembra
essere stato travisato dal ricorrente), l’art. 44, 2° co. delle tariffe trova
applicazione nel caso in cui le prestazioni del professionista sono unitarie (e
dunque comprendono tutte le fasi della pratica, ovvero attività di esame,
studio ed assistenza per la predisposizione della domanda). Se invece il
professionista ha assistito il debitore in singole fasi della pratica (solo esame,
o solo studio, o solo predisposizione della domanda), l’onorario, secondo
quanto espressamente previsto dall’8° co. dello stesso art. 44, si determina in
base all’art. 26.
Nel caso di specie, secondo ciò che è stato accertato dal giudice del merito,
la prestazione del dr. Benzi ha riguardato tutte le fasi della domanda di
concordato, ma – quanto alla domanda di fallimento – solo la fase della sua
predisposizione, atteso che le precedenti attività, di esame e di studio, erano
già state compiute in sede di valutazione della fattibilità della proposta
concordataria: ne consegue che il compenso relativo all’unica attività di
assistenza nella procedura fallimentare non ricompresa in quelle di assistenza
nella procedura di concordato (compenso che pertanto non poteva ritenersi
assorbito in quello liquidato per il precedente incarico) è stato correttamente
determinato ai sensi del citato art. 26, 1° co.
Ciò precisato, risulta palese l’infondatezza del secondo rilievo del ricorrente,
che lungi dal lamentare che il credito liquidatogli ai sensi del ridetto art. 44, 2°

comma lett. b), per la valutazione della fattibilità del concordato, è inferiore a
quello che gli sarebbe spettato calcolandolo ai sensi dell’art. 26, pretende di
operare la comparazione in relazione al diverso credito, relativo alla
predisposizione della domanda di fallimento, calcolabile in via esclusiva ai
sensi di tale secondo articolo.
All’accoglimento del quarto e del sesto motivo del ricorso conseguono la
cassazione del decreto impugnato ed il rinvio della causa, per un nuovo
esame, al Tribunale di Savona in diversa composizione, che regolerà anche le
spese di questo giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il quarto ed il sesto motivo del ricorso e rigetta nel resto;
cassa il provvedimento impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvia al
Tribunale di Savona, in diversa composizione, anche per le spese del presente
giudizio di legittimità.
Roma, 25 ottobre 2017.

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