Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5254 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. I, 04/03/2010, (ud. 26/11/2009, dep. 04/03/2010), n.5254

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

ELLEN S.R.L. (c.f. (OMISSIS)), in persona dell’Amministratore

Unico pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO

CESARE 71, presso l’avvocato BELLUCCI MAURIZIO, che la rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO N. (OMISSIS) LUNCH HOUSE S.R.L. (c.f. (OMISSIS)), in

persona del Curatore dott.ssa M.I., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA G. CALDERINI 68, presso l’avvocato VONA

GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso il provvedimento del TRIBUNALE di ROMA, depositato il

20/12/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

26/11/2009 dal Consigliere Dott. CECCHERINI Aldo;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Davanti al Tribunale di Roma -, e’ pendente il Fallimento n. (OMISSIS) Lunch House s.r.l., proprietario di un complesso immobiliare in (OMISSIS) e di un’azienda ivi insistente. Il (OMISSIS) il complesso immobiliare fu aggiudicato, a seguito di gara tra piu’ offerenti in una vendita senza incanto, alla Ellen s.r.l. al prezzo di Euro 3.850.000,00, interamente versato dall’aggiudicataria il (OMISSIS). Successivamente furono presentate due distinte offerte di acquisto dell’azienda, comprensiva del complesso immobiliare, una delle quali da parte della TUO s.p.a. per il prezzo di Euro 6.200.000,00, di cui Euro 4.500.000,00 per il complesso immobiliare, e l’altra per il prezzo di Euro 5.850.000,00, di cui 3.950.000,00 per il complesso immobiliare. A seguito di cio’ il giudice delegato, con provvedimento 1 dicembre 2004, dispose la vendita con incanto dell’azienda, revocando l’aggiudicazione in favore della Ellen s.r.l. e ordinando la restituzione del prezzo.

Contro questi provvedimenti la Ellen s.r.l. propose reclamo L. Fall., ex art. 26, respinto con provvedimento in data 20 dicembre 2004.

Per la cassazione del decreto ricorre Ellen s.r.l., con atto notificato il 22 dicembre 2004, affidato a tre mezzi.

Resiste il fallimento controricorso notificato il 28 gennaio 2005.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo del ricorso denuncia la violazione dell’art. 584 c.p.c.. L’offerta della TUO s.p.a., per la quale era stata depositata cauzione, era stata presentata come aumento di sesto rispetto al prezzo di aggiudicazione, ma come tale non poteva essere presa in considerazione, non trovando l’art. 584 c.p.c. applicazione nella vendita senza incanto.

La questione, che non risulta sottoposta al tribunale in sede di reclamo ex art. 26, e’ proposta per la prima volta nel presente giudizio di legittimita’, e come tale e’ inammissibile.

Con il secondo motivo si denuncia la violazione della L. Fall., art. 108, e l’incostituzionalita’ della norma, nella parte in cui consente la sospensione della vendita anche dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario. Si deduce che l’applicabilita’ della norma, se estesa a tale fattispecie, si porrebbe in contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., perche’ lascerebbe priva di tutela giuridica la posizione dell’aggiudicatario, che avesse interamente versato il prezzo, di fronte all’inerzia del giudice delegato che si astenga dall’emettere il decreto di aggiudicazione senza sospendere la vendita ed ordinare la restituzione.

Premesso che l’interpretazione della L. Fall., art. 108 – nel senso che la sospensione della vendita, con o senza incanto, e’ consentita anche dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario – e’ consolidata nella giurisprudenza di legittimita’ (cfr. Cass. 31 marzo 1989 n. 1580, 27 febbraio 1992 n. 2420, 7 luglio 1993 n. 7453, 11 febbraio 1999 n. 1148, 26 agosto 2004 n. 16994, 9/05/2008 n. 11556), questa corte ha gia’ avuto occasione di affermare la manifesta infondatezza della questione di costituzionalita’ della L. Fall., art. 108, cosi’ interpretato. Quanto al profilo specificamente dedotto con il ricorso, e sopra sintetizzato, e’ sufficiente affermare che in quei termini la questione non e’ rilevante ai fini della presente decisione, nella quale il decreto di sospensione e’ stato emesso dal giudice delegato, ed e’ oggetto della presente opposizione, sicche’ nessuna lesione del diritto alla difesa e’ configurabile.

Con il terzo motivo si deduce la violazione della L. Fall., art. 108, e il vizio di omessa motivazione sotto il profilo della notevole differenza tra prezzo offerto e prezzo giusto dell’immobile.

Al riguardo il decreto impugnato motiva la decisione con il riferimento all’offerta presentata – come in altre parti del ricorso esplicitamente si riconosce – dalla TUO s.p.a., la cui serieta’ era dimostrata dalla cauzione depositata, e il cui importo rendeva possibile la soddisfazione quasi totale dei creditori chirografa-ri, che sarebbero stati esclusi dal prezzo di aggiudicazione in favore della parte reclamante. E’ dunque certamente escluso che il decreto sia affetto dal vizio di mancanza assoluta di motivazione. Sono poi inammissibili le altre censure di vizi di motivazione nel presente giudizio, instaurato a norma dell’art. 111 Cost. avverso provvedimento anteriore alla L. 2 febbraio 2006, n. 40, che aggiungendo un quarto comma all’art. 360 c.p.c. ha consentito l’impugnazione anche per vizio di motivazione dei provvedimenti, diversi dalla sentenza, contro i quali e’ ammesso il ricorso per Cassazione per violazione di legge.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio di legittimita’ sono a carico della parte ricorrente, e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate in complessivi Euro 10.200,00, di cui Euro 10.000,00 per onorari, oltre alle spese processuali e agli accessori come per legge.

Cosi’ deciso a Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

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