Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5253 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2022, (ud. 03/02/2022, dep. 17/02/2022), n.5253

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 1462/2021 R.G. proposto da:

ANAS S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata

e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, con domicilio legale

in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

CLOSIF S.R.L.;

– intimata –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo n. 870/20,

depositata l’8 giugno 2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 3 febbraio

2022 dal Consigliere Guido Mercolino.

 

Fatto

RILEVATO

che con sentenza del 24 luglio 2014 il Tribunale di Palermo rigettò l’opposizione proposta dall’Anas S.p.a. avverso il decreto ingiuntivo n. 2725/09, emesso il 29 maggio 2009, con cui, su ricorso della Closif S.r.l., cessionaria del ramo di azienda relativo alla costruzione e manutenzione di strade dell’impresa di C.G., era stato intimato all’opponente il pagamento della somma di Euro 154.000,00, oltre interessi, a titolo di saldo del corrispettivo dovuto per l’esecuzione di lavori di manutenzione e ripristino dell’autostrada A29, commissionati al C. con contratto di appalto del 4 gennaio 2008;

che l’impugnazione proposta dall’Anas è stata rigettata dalla Corte d’appello di Palermo con sentenza dell’8 giugno 2020;

che avverso la predetta sentenza l’Anas ha proposto ricorso per cassazione, per un solo motivo;

che la Closif non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che, ai fini della decorrenza del termine breve per il ricorso per cassazione, non può considerarsi sufficiente la comunicazione della sentenza impugnata, effettuata a mezzo di posta elettronica certificata dal procuratore dell’intimata il 10 giugno 2020, in quanto, indipendentemente dalla mancata indicazione, nell’oggetto del messaggio, della dizione prescritta dalla L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3-bis, comma 4, (introdotto dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-quater, comma 1, lett. d), convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, a sua volta inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 19, punto 2)), tale comunicazione non è assimilabile alla notificazione effettuata ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 326 c.p.c., avendo avuto luogo, come si evince dalla dizione riportata nell’oggetto del messaggio e dal contenuto di quest’ultimo, al solo fine di ottenere il pagamento delle spese processuali del giudizio di secondo grado;

che, ai fini della decorrenza dei termini di cui all’art. 326 c.p.c., occorre infatti una notificazione della sentenza caratterizzata dalla volontà di porre fine al processo, mettendo in moto i termini per l’impugnazione nei confronti sia del notificato sia del notificante, con la conseguenza che, ove tale volontà non sussista o comunque non emerga inequivocabilmente, la notificazione è inidonea a segnare il dies a quo del termine breve, noRagggyat6one 17/02/2022 sufficiente la mera comunicazione della sentenza, compiuta ad altri fini (cfr. Cass., Sez. Un., 27/01/2020, n. 1717; Cass., Sez. I, 25/02/2011, n. 4690);

che il ricorso deve ritenersi pertanto tempestivo, trovando applicazione il termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c., decorrente dalla pubblicazione della sentenza impugnata, ed essendo stata la notificazione effettuata l’8 gennaio 2021, ovverosia nell’ultimo giorno utile, avuto riguardo all’applicabilità della sospensione prevista dalla L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1;

che con l’unico motivo d’impugnazione la ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, art. 117, della L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 9, all. E, e del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, artt. 69 e 70, sostenendo che, nel ritenere efficace la cessione del credito nei confronti di essa ricorrente, in virtù della mancata comunicazione del relativo rifiuto nel termine previsto dall’art. 117 cit., comma 3, la sentenza impugnata ha erroneamente sovrapposto la disciplina dettata da tale disposizione, della quale aveva correttamente escluso l’applicabilità, a quella prevista dalla normativa in tema di contabilità pubblica, che per i rapporti non esauriti subordina l’efficacia della cessione all’adesione dell’Amministrazione committente;

che il motivo è fondato;

che, a fondamento della decisione, la Corte territoriale ha correttamente richiamato il principio enunciato dalla giurisprudenza di legittimità in riferimento alla L. 11 febbraio 1994, n. 109, art. 26, comma 5, (abrogato dal D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 256, ma trasfuso nel tale decreto, art. 117, vigente all’epoca in cui si è svolta la vicenda in esame, ed a sua volta abrogato dal D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, art. 217, comma 1, lett. e), ma riprodotto con modificazioni nel medesimo decreto, art. 106, comma 13), secondo cui tale disposizione, che estendeva ai crediti verso le Pubbliche Amministrazioni derivanti da contratti di appalto di lavori pubblici le previsioni della L. 21 febbraio 1991, n. 52, aventi portata derogatoria rispetto alla disciplina dettata dagli artt. 1260 e ss. c.c. ed applicabili a condizione che il cessionario del credito fosse una banca od un intermediario finanziario, non ha inteso abrogare le norme speciali che regolavano in precedenza la cessione dei crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione, e rendere quindi applicabile, in assenza della predetta condizione, la comune disciplina civilistica, ai sensi della L. n. 52 cit., art. 1, comma 2, con la conseguenza che, ove il cessionario non rientri tra i soggetti indicati, continua a trovare applicazione la normativa speciale di cui alla L. n. 2248 del 1865, art. 9, all. E, nonché, trattandosi di contratto della Pubblica Amministrazione, quella di cui al R.D. n. 2440 del 1923, artt. 69 e 70 (cfr. Cass., Sez. I, 24/09/2007, n. 19571);

che, nell’applicazione del predetto principio, la sentenza impugnata non ne ha fatto tuttavia buon governo, in quanto, dopo aver precisato che, in base alle norme da ultimo richiamate, “la cessione dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, per i contratti di appalto in corso, è efficace se effettuata con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve essere a quest’ultima notificata, con relativa adesione della medesima”, ha rilevato che nella specie la cessione del credito da parte del C. in favore della Closif, effettuata in conformità delle predette disposizioni, era stata rifiutata dall’Anas in data successiva alla scadenza del termine di quindici giorni previsto dal D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 117 (nel testo, ritenuto applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, anteriore alle modificazioni introdotte dal D.Lgs. 11 settembre 2008, n. 152, art. 2, comma 1, lett. z)), concludendo pertanto per l’efficacia della cessione nei confronti della committente;

che l’onere di rifiutare la cessione entro il predetto termine, posto dall’art. 117, comma 3, a carico dell’Amministrazione debitrice che intenda escluderne l’efficacia nei propri confronti, presuppone invece che la cessione, oltre ad essere stata stipulata nelle forme previste dal comma 2 e ad essere stata notificata all’Amministrazione, abbia avuto luogo in favore di uno dei soggetti qualificati indicati dal comma 1, dovendo escludersi, in assenza di tale condizione, l’applicabilità dell’intera disciplina dettata dalla norma in esame, con la conseguente riespansione dell’operatività di quella dettata dalla L. n. 2248 del 1865, art. 9, all. E, richiamato dal R.D. n. 2440 del 1923, art. 70, comma 3, la quale, subordinando l’efficacia della cessione ad un’espressa adesione dell’Amministrazione, esclude la possibilità di ricollegarla ad una condotta inerte, sia pure protratta nel tempo;

che la sentenza impugnata va pertanto cassata, con il conseguente rinvio della causa alla Corte d’appello di Palermo, che provvederà, in diversa composizione, anche al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA