Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5251 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 17/02/2022), n.5251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19459-2016 proposto da:

V.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE

76, presso lo studio dell’avvocato RITA FERA, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIAN LUIGI BARONE;

– ricorrente –

contro

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA DEI DOTTORI

COMMERCIALISTI, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE ARNALDO DA BRESCIA

11, presso lo studio degli avvocati MICHEL MARTONE, ANTONIO MARTONE,

che la rappresentano e difendono;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 110/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 19/02/2016 R.G.N. 1719/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/01/2022 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La corte d’appello di Milano, con sentenza 19.2.6, ha confermato la sentenza del tribunale della stessa sede che aveva rigettato la domanda della dottoressa V. volta ad ottenere la riliquidazione della propria pensione di anzianità sulla base del calcolo da operarsi conputando la quota pensionistica riferibile alle anzianità contributiva anteriore al 31.12. 2003, secondo la normativa vigente prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento di disciplina del regime previdenziale approvato con decreto 14 luglio 2004 (e dunque ai sensi della L. n. 21 del 1986, artt. 2 e 15 e secondo il regolamento di disciplina delle funzioni di previdenza, art. 3), dunque assumendo quale reddito di riferimento la media dei 15 redditi dichiarati dall’iscritto negli anni anteriori alla maturazione del diritto a pensione, rivalutati ai sensi della L. n. 21 del 1986, art. 15.

In particolare, la corte territoriale ha condiviso l’orientamento già espresso dal giudice di prime cure secondo il quale la normativa applicabile al caso di specie fosse quella vigente al momento in cui il diritto alla pensione era sorto per essere stata presentata la relativa domanda, ciò che nella specie era avvenuto successivamente alle intervenute modifiche normative della materia, con conseguente applicazione attenuata del criterio del pro rata secondo le nuove norme regolamentari.

Avverso tale sentenza ricorre la pensionata per tre motivi, accompagnati da memoria, cui resiste la Cassa con controricorso.

Con il primo motivo si pone questione di legittimità costituzionale della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763 e della L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 488, ove interpretati nel senso di aver legificato qualsiasi regolamento emanato sino al 2006.

Il motivo è inammissibile in quanto nessun vizio della sentenza viene sollevato dalla ricorrente, limitandosi a porre in astratto una questione di legittimità costituzionale senza parametrarsi in alcun modo alla sentenza impugnata.

Con il secondo motivo si deduce violazione di legge per contrasto della normativa regolamentare di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 10, comma 8 con l’art. 3, comma 12, come modificato dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, per mancato rispetto dei criteri del pro rata e della necessità in dipendenza della risultanze di un bilancio tecnico redatto secondo criteri determinati con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il decreto con il Ministro dell’economia e finanze sulla base delle indicazioni elaborate dal Consiglio Nazionale degli attuari e della commissione di vigilanza sui fondi pensione e della gradualità.

La questione, quanto al suo nucleo centrale, è stata già esaminata da questa Corte, che ha già affermato (Sez. L, Sentenza n. 6701 del 06/04/2016, Rv. 639298 – 01; più di recente, v. Cass. altresì 19.2.2021, n. 4565) che il regolamento della Cassa ha modificato il sistema di gestione, passando, gradualmente, dal sistema di calcolo reddituale a quello contributivo, con individuazione, nella tabella ad esso allegata, di diversi periodi di riferimento, a seconda della decorrenza della pensione; ne consegue la legittimità della suddetta regolamentazione in quanto coerente con l’obbligo di assicurare l’equilibrio di bilancio – di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, – e posta a salvaguardia delle posizioni degli assicurati che possano far valere un periodo di effettiva iscrizione e contribuzione antecedente il 1 gennaio 2004.

Per altro verso, la liquidazione della pensione al ricorrente è rispettosa delle norme vigenti al momento di liquidazione del trattamento, come ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità. Infatti, le Sezioni Unite della Corte, nella Sentenza n. 17742 del 08/09/2015, Rv. 636248 – 01, optando per la soluzione già offerta da. Sez. L, Sentenza n. 24221 del 13/11/2014, Rv. 633602 – 01, hanno ritenuto che, in materia di prestazioni pensionistiche erogate dagli enti previdenziali privatizzati ai sensi del D.Lgs. n. 509 del 1994, la liquidazione dei trattamenti pensionistici, a partire dal 10 gennaio 2007, è legittimamente operata sulla base della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, riformulato dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, che, nel prevedere che gli enti previdenziali adottino i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario, impone solo di aver presente – e non di applicare in modo assoluto – il principio del “pro rata”, in relazione alle anzianità già maturate rispetto all’introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti, e comunque tenendo conto dei criteri di gradualità e di equità tra generazioni, con salvezza degli atti approvati dai Ministeri vigilanti prima dell’entrata in vigore della L. n. 296 del 2006 e che, in forza della L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 488, (il quale ha contenuto chiarificatore del dettato legislativo e non viola i canoni legittimanti l’intervento interpretativo del legislatore desumibili dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo), si intendono legittimi ed efficaci purché siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine (Il principio è stato ribadito da Sez. U, Sentenza n. 18136 del 16/09/2015, Rv. 636251 – 01).

Nella specie, peraltro, va rilevato – analogamente a quanto fatto dalla sentenza impugnata- che nel calcolo dell’anzianità maturata dall’associato sono stati applicati i coefficienti utilizzati nella precedente normativa, essendosi limitata la nuova disciplina ad ampliare il periodo di riferimento delle annualità rilevanti per la determinazione della media reddituale: ne deriva che il principio del pro-rata invocato dal ricorrente è stato rispettato e che non sussiste la violazione dallo stesso lamentata.

Per altro verso, la questione sollevata nel motivo di ricorso è inammissibile – in quanto nuova – con riferimento alla asserita necessità di dipendenza delle risultanze di bilancio tecnico redatto secondo i criteri indicati, trattandosi di argomentazione di cui la parte ricorrente nulla dice in ordine alla sua introduzione nei precedenti gradi di giudizio, laddove il controricorrente deduce l’inammissibilità della questione per novità. Il motivo è comunque infondato in quanto l’art. 3, comma 12, non richiede alcuna dipendenza delle risultanze di bilancio tecnico quale condizione per l’assunzione di provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario di lungo termine da parte delle Casse.

Con il terzo motivo si deduce illegittimità delle norme regolamentari per contrasto con la L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, nel testo previgente la L. n. 296 del 2006, che ha innovato solo per il futuro quanto ai criteri oggetto di atti di autonomia regolamentare da parte degli enti previdenziali privatizzati; in particolare si sottolinea che nella specie si tratta di delibere della Cassa del 2002-2003, sulla base delle quali è stata poi liquidata la pensione alla ricorrente nel 2007 (restando per converso la decorrenza della pensione irrilevante).

Il motivo è infondato in quanto con le richiamate sentenze questa Corte ha già precisato che la L. n. 335 del 1995 nella formulazione introdotta dalla legge del 2006 trova applicazione per i trattamenti maturati a partire dal primo gennaio 2007, restando salvi solo gli atti di deliberazione già adottati prima dell’entrata in vigore della legge del 2006 con riferimento a concrete posizioni di pensionati.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre spese al 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

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