Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5243 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2022, (ud. 23/11/2021, dep. 17/02/2022), n.5243

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18408-2015 proposto da:

A.S.L. ROMA E – AZIENDA SANITARIA LOCALE ROMA E, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA PO 25/B, presso lo studio dell’avvocato LORENZO

CONFESSORE, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE

PISANELLI 2, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO ANGELETTI, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9088/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/01/2015 R.G.N. 5856/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

23/11/2021 dal Consigliere Dott. PAGETTA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Roma, dichiarato inammissibile l’appello proposto da AUSL Roma E, in parziale accoglimento dell’appello di M.P. ed in parziale riforma della sentenza impugnata ha condannato l’Azienda sanitaria a corrispondere al M. a titolo di risarcimento del danno la somma di Euro 54.386,38, quantificata nell’attualità, oltre interessi legali dalla data del dispositivo all’effettivo soddisfo;

2. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’Azienda sanitaria sulla base di un unico motivo; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso;

3. entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis -1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con l’unico motivo di ricorso l’Azienda sanitaria deduce nullità della sentenza per violazione dell’art. 434 c.p.c., censurando la statuizione di inammissibilità del proprio atto di gravame che assume frutto dell’errata interpretazione del disposto della norma indicata; evidenzia che al fine di ritenere realizzata la finalità devolutiva dell’appello non è necessario l’utilizzo di formule o schemi particolari ma solo che siano individuate con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le ragioni di fatto e di diritto alla base dello stesso, come nella specie accaduto secondo quanto evincibile dalla trascrizione relativa all’atto di appello riportata nel ricorso per cassazione;

2. il motivo è inammissibile;

2.1. occorre premettere che dallo storico di lite della sentenza impugnata si evince che il giudice di primo grado aveva, in dispositivo, rigettato la domanda del M. e contestualmente condannato I’AUSL al rimborso al primo delle spese di lite; dalla parte motiva della decisione di primo grado risulta, in difformità della statuizione portata dal dispositivo, che la domanda del M. era stata ritenuta fondata e quindi accolta limitatamente alla pretesa risarcitoria;

2.2. con il ricorso in appello la AUSL ha impugnato l’accoglimento della domanda risarcitoria del M. e la Corte distrettuale ha ritenuto il gravame inammissibile per difetto di specificità, essendosi l’appellante limitata a riproporre il contenuto della memoria difensiva di primo grado e le eccezioni in fatto ed in diritto in essa articolate, senza formulare alcuna censura avverso le argomentazioni adoperate dal Tribunale a sostegno del suo convincimento e della sua decisione; la Corte distrettuale ha parzialmente accolto l’appello incidentale del M. riconoscendo la fondatezza della pretesa risarcitoria;

2.3. parte ricorrente con l’unico motivo di ricorso articolato si limita a censurare solo la statuizione di inammissibilità del proprio atto di appello ma non investe in alcun modo la statuizione con la quale è stata condannata dal giudice di secondo grado al risarcimento del danno in favore del M.;

2.4. da tanto deriva che, ove pure sussistente il denunziato error in procedendo ascritto alla Corte di merito, il relativo accertamento non potrebbe determinate alcun concreto risultato utile per l’AUSL stante il passaggio in giudicato – in assenza di specifico motivo nel ricorso per cassazione – della statuizione di condanna al risarcimento del danno quale effetto dell’accoglimento dell’appello incidentale del M., statuizione – si ribadisce – in alcun modo investita da censura;

2.5. il ricorso per cassazione deve essere quindi definito alla luce del condivisibile principio di questa Corte secondo il quale è inammissibile per difetto d’interesse il motivo di impugnazione con cui si deduca la violazione di norme giuridiche, sostanziali o processuali, priva di qualsivoglia influenza in relazione alle domande o eccezioni proposte, essendo diretto in definitiva all’emanazione di una pronuncia senza alcun rilievo pratico (v. tra le altre Cass. n. 12768/2020);

3. alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue il regolamento delle spese di lite secondo soccombenza;

4. sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. Un. 23535/2019);

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

 

 

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