Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5243 del 06/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5243 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: CORRENTI VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso 4633-2017 proposto da:
CARNUCCIO PASQUALE, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA ANGELO SECCHI 9, presso lo studio dell’avvocato VALERIO
ZINLATORE, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente contro
NISTICO’ CLAUDIA, DE STEFANI VALERIA, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO 211, presso lo studio
dell’avvocato FABIO PIIR GIORGIO CRISCUOLO, rappresentati e
difesi dall’avvocato SERGIO DOMINICO CALI IPARI;
GALLELLI GIUSEPPE, FRASCA’ TERESA, LOPILATO ROSA,
PIRRITANO ANTONIO, LOPILATO CARMELA LOPILATO
PIETRO, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DELLE MILIZIE

Data pubblicazione: 06/03/2018

1, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE VISCOMI, rappresentati
e difesi dagli avvocati GIUSEPPE NAPOLI, FELICE SICILIANO;

– controricorrend avverso la sentenza n. 1886/2016 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 21/12/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO
CORRENTI.

Ric. 2017 n. 04633 sez. M2 – ud. 21-12-2017
-2-

CATANZARO, depositata il 21/11/2016;

FATTO E DIRITTO
Pasquale Carnuccio

propone

ricorso per cassazione contro

Giuseppe Gallelli, Antonio Pirritano, Rosa, Pietro e Carmela
Lopilato, Teresa Frascà, Valeria De Stefani e Claudia Nisticò

che ha respinto il gravame a sentenza del Tribunale di Catanzaro,
sezione di Chiaravalle Centrale, che aveva a sua volta respinto la
domanda di riscatto per prelazione agraria del fondo Melindusso in
agro di Badolato, f.30 partt. 54, 120, 122, 123, 125, 126, 127,
128, 136, 14°3, 417, ed in subordine della parte con destinazione
diversa da quella edilizia, industriale o turistica.
La Corte di appello, premessa la normativa in tema di prelazione
agraria, ha statuito mancare la prova della qualifica di affittuario
coltivatore e della coltivazione del fondo in senso proprio e del tipo
richiesto per la qualifica di coltivatore diretto, richiamando
deposizioni testimoniali, documenti ed escludendo la prova
dell’esistenza di un rapporto di affitto verbale e quella
dell’esistenza di requisiti soggettivi ed oggettivi per l’azione di
retratto.
Parte ricorrente denunzia, con unico motivo, omesso esame del
fatto decisivo del pagamento del canone in natura lamentando che
la Corte di appello non ha considerato che anche attività colturali
connesse all’allevamento del bestiame dimostrano la qualità di
coltivatore diretto.

avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro 21.11.2016

Resistono, con due distinti controricorsi Frascà, Lopilato e Pirritano,
De Stefani e Nisticò.
Come proposto dal relatore il ricorso è manifestamente infondato,
trattandosi di doppia conforme in tema di prelazione agraria con

Il Collegio condivide la proposta posto che il ricorso manifesta
mero dissenso rispetto alla decisione con censure generiche ed
assertive, che non attaccano la complessiva ratio decidendi sopra
riportata.
Si trascura che, a seguito della riformulazione dell’art. 360 n.
5 cpc, disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in
legge 7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo
l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato
oggetto di discussione tra le parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257,
Rv. 632914).
Il vizio motivazionale previsto dal n. 5) dell’art. 360 c.p.c.,
pertanto, presuppone che un esame della questione oggetto di
doglianza vi sia pur sempre stato da parte del giudice di merito,
ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico
fatto storico.
Sotto altro profilo, come precisato dalle Sezioni Unite, la
riformulazione dell’art. 360, 1 comma, n. 5, c.p.c., deve essere
interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12

sostanziale richiesta di riesame del merito.

delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del
sindacato di legittimità sulla motivazione.
Può essere pertanto denunciata in cassazione solo l’anomalia
motivazionale che si tramuta in violazione di legge

motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza
impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze
processuali.
Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi
sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”,
nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella
“motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”,
esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza”
della motivazione.
Nel caso di specie non si ravvisano né l’omesso esame di un
fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra
le parti, né un’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione
di legge costituzionalmente rilevante.
La Corte d’appello, infatti, ha deciso la controversia sulla base
delle risultanze, congruamente delibate e non espressamente
censurate, ed ha espressamente statuito che nessuna prova
significativa era stata fornita in ordine all’esistenza di un rapporto
di affitto verbale ed alla corresponsione di un canone, alla sua
natura ed entità (pagina nove della sentenza).

costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della

Donde il rigetto del ricorso e la condanna alle spese.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese in
favore di ciascun gruppo di contro ricorrenti liquidate in euro 2500

forfettarie nel 15%, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex
dpr 115/2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Roma 21 dicembre 2017.

ciascuno di cui 200 per spese vive, oltre accessori e spese

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