Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5237 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2022, (ud. 03/02/2022, dep. 17/02/2022), n.5237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10197/2020 R.G. proposto da:

(OMISSIS) S.R.L., in persona dei curatori p.t. Avv. Mariateresa

D’Innocenzo e Dott. Pasquale Bartolini, rappresentato e difeso

dall’Avv. Emiliano Mario Laraia, con domicilio in Roma, piazza

Cavour, presso la Cancelleria civile della Corte di cassazione;

– ricorrente –

contro

S.W., rappresentato e difeso dall’Avv. Fabrizio

Acronzio, con domicilio in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di cassazione;

– controricorrente –

avverso il decreto del Tribunale di Teramo n. 2730/20 depositato il

12 febbraio 2020.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 3 febbraio

2022 dal Consigliere Guido Mercolino.

 

Fatto

RILEVATO

che:

i curatori del (OMISSIS) S.r.l. hanno proposto ricorso per cassazione, per due motivi, avverso il decreto del 12 febbraio 2020, con cui il Tribunale di Teramo ha accolto l’opposizione allo stato passivo proposta dal Dott. S.W., ammettendo al passivo, in via privilegiata ai sensi dell’art. 2751-bis c.c., n. 2, un maggior credito di Euro 31.514,07, a titolo di compenso per l’assistenza prestata dall’opponente nella predisposizione di un piano di ristrutturazione del debito, in esecuzione dello incarico conferitogli il 16 dicembre 2014;

che il Dott. S. ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo d’impugnazione i ricorrenti denunciano la violazione e/o la falsa applicazione del D.M. 20 luglio 2012, n. 140, dell’art. 2233 c.c., e dell’art. 112 c.p.c., censurando il decreto impugnato per aver liquidato il compenso sulla base dell’accordo intervenuto tra il professionista e la società debitrice, senza pronunciare in ordine all’eccezione da essi sollevata, secondo cui tale accordo non rivestiva carattere vincolante nell’ambito della procedura fallimentare, avuto riguardo alle esigenze di natura pubblicistica e collettiva che la stessa è volta a soddisfare;

che il motivo è infondato;

che, ai fini della configurabilità del vizio di omessa pronuncia non è infatti sufficiente la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, ma è necessaria la totale pretermissione del provvedimento indispensabile per la soluzione del caso concreto, la quale non ricorre nel caso in cui la decisione adottata risulti logicamente e giuridicamente incompatibile con una domanda o un’eccezione di parte o ne comporti l’assorbimento, implicandone quindi il rigetto o la non esaminabilità, pur in assenza di una specifica argomentazione (cfr. Cass., Sez. III, 29/01/2021, n. 2151; Cass., Sez. VI, 4/06/2019, n. 15255; Cass., Sez. II, 13/08/2018, n. 20718);

che nella specie, d’altronde, il Tribunale, pur non avendo menzionato specificamente l’eccezione sollevata dai curatori, l’ha espressamente disattesa, avendo affermato testualmente che “le argomentazioni relative all’applicazione dei parametri previsti dal D.M. n. 140 del 2012, ed all’eccessiva onerosità in relazione all’attività concretamente espletata si scontrano con il criterio di determinazione del compenso spettante ai prestatori d’opera intellettuale previsto dall’art. 2233 c.c., il quale pone una gerarchia di carattere preferenziale riguardo ai criteri di liquidazione (…). Sicché, in presenza di specifico accordo delle parti, deve ritenersi precluso il ricorso a criteri sussidiari, dovendo il giudice dar rilievo alle pattuizioni intercorse tra le parti, da considerarsi preminenti su ogni altro criterio di liquidazione”;

che tale affermazione trova conforto nell’orientamento della giurisprudenza di legittimità in tema di concordato preventivo, secondo cui, poiché il R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 161, comma 3, nel disporre che il piano e la documentazione previsti dai primi due commi siano accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, nulla prevede in ordine alla determinazione del compenso dovuto al professionista attestatore, trova applicazione la regola generale stabilita dall’art. 2233 c.c. per le prestazioni d’opera intellettuali (cfr. Cass., Sez. I, 21/05/2021, n. 14050);

che tale disposizione, prevedendo una gerarchia a carattere preferenziale dei criteri di liquidazione, in virtù della quale il compenso è determinato dal giudice soltanto se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, preclude il ricorso ai criteri sussidiari (tariffe professionali, usi, decisione giudiziale) quando sussista uno specifico accordo tra le parti, le cui pattuizioni devono quindi ritenersi preminenti su ogni altro criterio di liquidazione (cfr. Cass., Sez. VI, 29/12/2011, n. 29837; Cass., Sez. II, 23/05/2000, n. 6732);

che, in mancanza di un’apposita disciplina, il predetto principio deve ritenersi applicabile anche in tema di accordi di ristrutturazione dei debiti, ai fini della determinazione del compenso dovuto al professionista designato dal debitore, ai sensi della L. Fall., art. 182-bis, comma 1, per la predisposizione della relazione in ordine alla veridicità dei dati aziendali ed all’attuabilità dell’accordo, la cui posizione non si differenzia da quella del professionista attestatore designato ai fini della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo;

che non merita pertanto consenso la tesi sostenuta dai ricorrenti, secondo cui le esigenze di natura pubblicistica e collettiva sottese alla procedura concorsuale giustificherebbero, nel caso in cui il concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione dei debiti sfocino nella dichiarazione di fallimento del debitore, l’esclusione del carattere vincolante delle pattuizioni precedentemente intervenute tra quest’ultimo ed il professionista da lui designato;

che è parimenti infondato il secondo motivo, con cui i ricorrenti deducono la violazione e/o la falsa applicazione della L. Fall., artt. 98 e 99, e degli artt. 112 e 342 c.p.c., rilevando che il Tribunale ha omesso di pronunciare in ordine all’eccezione d’inammissibilità dell’opposizione da essi sollevata in relazione alla mancata formulazione di specifiche censure avverso le argomentazioni svolte dal Giudice delegato a sostegno della prevalenza dei compensi medi previsti dal D.M. n. 140 del 2012 sull’accordo intervenuto tra il professionista e la società fallita;

che il mancato esame di un’eccezione di carattere processuale, come nella specie quella riguardante la specificità dell’impugnazione, non dà infatti luogo al vizio di omessa pronuncia, configurabile soltanto nel caso di pretermissione di questioni di merito (cfr. Cass., Sez. III, 11/10/2018, n. 25154; Cass., Sez. II, 25/01/2018, n. 1876; Cass., Sez. I, 26/09/2013, n. 22083);

che il giudizio di opposizione allo stato passivo, pur avendo carattere impugnatorio, non è assimilabile all’appello, avendo ad oggetto il riesame a cognizione piena del provvedimento adottato in sede di verificazione sulla base di una cognizione sommaria (cfr. Cass., Sez. I, 6/10/2020, n. 21490; 31/07/2017, n. 19003), con la conseguenza che l’indagine demandata al tribunale non è limitata alla legittimità del predetto provvedimento, ma si estende all’intero rapporto dal quale trae origine il credito insinuato;

che deve ritenersi pertanto consentita la valutazione di tutte le ragioni ed eccezioni volte rispettivamente a sostenere e a contrastare la domanda originaria, indipendentemente dalla motivazione della decisione impugnata, la quale non deve costituire necessariamente oggetto di specifiche censure, volte a confutare le argomentazioni svolte dal giudice delegato, richiedendosi, ai sensi della L. Fall., art. 99, comma 2, n. 3, soltanto l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda l’impugnazione;

che nella specie, d’altronde, gli stessi ricorrenti hanno riportato testualmente, nella narrativa del ricorso, i passi salienti dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, da cui si evince che l’opponente aveva specificamente censurato l’affermazione del Giudice delegato, secondo cui il compenso doveva essere liquidato in base ai parametri fissati dal D.M. n. 140 del 2012, nonostante l’intervenuta pattuizione per iscritto di un maggior compenso, sostenendo che, in virtù di una lettura coordinata della L. 24 marzo 2012, n. 27, art. 9, del D.M. n. 140 del 2012, art. 1, e dell’art. 2233 c.c., il ricorso ai predetti parametri ha carattere residuale, in quanto consentito soltanto nell’ipotesi in cui tra il cliente ed il professionista non sia intervenuto alcun accordo sul compenso;

che il ricorso va pertanto rigettato, con la conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, che si liquidano come dal dispositivo.

PQM

rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso dallo stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA