Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5226 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. III, 17/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 17/02/2022), n.5226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30584/2019 proposto da:

X.L., elettivamente domiciliato in Roma Via Misurina, 69, presso

lo studio dell’avvocato Fabrizio Valenzi, che lo rappresenta e

difende.

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12.

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO n. 7079/2019, depositata

il 05/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/12/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. X.L., proveniente dalla Cina, ricorre affidandosi a due motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Milano che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lei opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, la ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto il culto al quale aveva aderito insieme al marito (“essere giusti per la fede”) era perseguitato dal Governo cinese. Ha dedotto che alcuni compagni di fede erano stati arrestati e che il padre era stato avvelenato ed aveva rischiato di morire.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione della L. n. 46 del 2017, art. 2 e degli artt. 158,275 e 276 c.p.c.. Lamenta che illegittimamente l’udienza di comparizione era stata tenuta da un giudice onorario e che la decisione era stata deliberata da un collegio composto da giudici che non avevano assistito all’audizione, con palese violazione del diritto di difesa.

1.1. Il motivo è infondato.

Al riguardo questa Corte ha affermato il principio secondo il quale “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (cfr. Cass. SUU 5425/2021; Cass. 20215/2021; Cass. 22415/2021).

2. Con il secondo motivo, si lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 4 e 5, dell’art. 4, commi 3, 4, 5 Dir 2004/83/CE e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

2.1. Lamenta che sulla credibilità della narrazione era stata resa una motivazione apparente che si era discostata dal paradigma interpretativo predicato dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e non aveva fatto alcun riferimento a fonti attendibili ed aggiornate sulle condizioni del paese di origine.

2.2. Il motivo è inammissibile.

2.3. Il Tribunale, infatti, ha reso una motivazione costituzionalmente sufficiente rispetto alla quale la censura proposta maschera una inammissibile richiesta di rivalutazione di merito delle emergenze istruttorie.

2.4. Infatti, i fatti narrati sono stati tanto singolarmente, quanto (e soprattutto) complessivamente vagliati dal Tribunale, così che non ricorre, nella specie, alcun vizio di scomposizione atomistica del racconto, né un’analisi di singole circostanze isolate dal contesto e condotta in modo del tutto avulso rispetto alla struttura complessiva del narrato. Fermo l’oggettivo rilievo della congruità logica del discorso giustificativo articolato nel provvedimento impugnato, varrà considerare come la difesa del ricorrente abbia per altro verso omesso di circostanziare gli aspetti dell’asserita decisività della mancata considerazione, da parte del giudice del merito, delle vicende di fatto asseritamente trascurate, e che avrebbero al contrario (in ipotesi) condotto ad una diversa risoluzione dell’odierna controversia.

2.5. Attraverso le odierne censure, il ricorrente altro non prospetta se non una rilettura nel merito dei fatti di causa secondo il proprio soggettivo punto di vista, in una dimensione solo astrattamente critica, dovendo per converso ritenersi che la motivazione adottata dal giudice a quo a fondamento della decisione impugnata sia (non solo esistente, bensì anche) articolata in modo tale da permettere di ricostruirne e comprenderne il percorso logico che si dipana in termini lineari e logicamente coerenti, sulla base di criteri interpretativi e valutativi dotati di sufficiente ragionevolezza ed accettabile congruità logica.

3. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

4. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

5. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte;

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

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