Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5220 del 06/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5220 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ABETE LUIGI

ORDINANZA
nel procedimento n. 12057 – 2017 R.G. per il regolamento di competenza
richiesto d’ufficio dal tribunale di Roma con ordinanza dei 12/16.5.2017,
nella causa tra
RICCI ANNA MARIA, rappresentata e difesa dall’avvocato Carla Previti in virtù di
procura speciale in calce alla comparsa di costituzione e risposta nell’ambito del
giudizio pendente innanzi al tribunale di Roma ed iscritto al n. 74309/2015 r.g.
e
avvocato MAGNALBO’ LUCIANO da se medesimo rappresentato e difeso;
udita la relazione all’udienza in camera di consiglio del 5 ottobre 2017 del
consigliere dott. Luigi Abete,
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore
generale dott. Sergio Del Core, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del
regolamento di competenza,
MOTIVI IN FATTO E DIRITTO

Data pubblicazione: 06/03/2018

Con ricorso al tribunale di Macerata depositato in data 18.8.2010 l’avvocato
Luciano Magnalbò esponeva che negli anni compresi tra il 1994 ed il 1996 aveva
svolto attività professionale su incarico e per conto di Ottavio Flajani; che il
credito maturato a tale titolo, pari ad euro 664.296,92, era rimasto insoluto.
Chiedeva ingiungersi a Valeria, Luciano, Lelio ed Anna Maria Ricci, coeredi

oltre interessi e spese.
Con decreto n. 928/2010 il tribunale adito pronunciava l’ingiunzione.
Con atto di citazione del 12.10.2010 Anna Maria Ricci proponeva opposizione.
Eccepiva, tra l’altro, l’incompetenza del giudice adito in sede monitoria ai
sensi dell’art. 33, lett. u), del dec. Igs. n. 206/2005.
Con separata citazione proponevano opposizione Lelio e Luciano Ricci.
Riunite le opposizioni, spiegava volontario intervento Valeria Ricci, la quale
dava atto di non aver esperito tempestiva opposizione ed aderiva alle
prospettazioni tutte degli altri coeredi.
Con sentenza n. 824/2015 il tribunale di Macerata dichiarava la propria
incompetenza ai sensi dell’art. 33, lett. u), del dec. Igs. n. 206/2005 e dunque la
nullità del decreto ingiuntivo, altresì l’inammissibilità dell’opposizione spiegata da
Valeria Ricci e quindi il passaggio in giudicato nei suoi confronti dell’ingiunzione.
Luciano Magnalbò riassumeva il giudizio innanzi al tribunale di Roma.
Si costituiva Anna Maria Ricci.
Con ordinanza dei 12/16.5.2017 il tribunale di Roma opinava a sua volta per
la propria incompetenza e formulava d’ufficio richiesta di regolamento di
competenza.

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con beneficio d’inventario di Ottavio Flajani, il pagamento della somma anzidetta,

Evidenziava che nell’atto in data 10.12.1982, con cui la “Cassa di Risparmio
di Teramo” aveva accordato ad Ottavio Flajani un finanziamento di lire
2.500.000.000 assistito da garanzia ipotecaria, il mutuatario era espressamente
indicato quale imprenditore agricolo ed era attestato che trattavasi di
un’operazione a scopo di investimento; che dalla documentazione agli atti si

al tribunale di Teramo a carico del Flajani era intervenuto il “Servizio per i
Contributi Agricoli Unificati” per un credito di lire 329.658.635 supportato da
ingiunzione di pagamento emessa dal pretore del lavoro.
Evidenziava ancora che il mandato dal Flajani conferito all’avvocato Magnalbò
nel giugno del 1994 riguardava la complessa situazione patrimoniale in cui il
committente versava in dipendenza delle azioni esecutive subite.
Evidenziava dunque che l’incarico conferito dal Flajani all’avvocato Magnalbò
era da ricondurre all’attività imprenditoriale dal primo espletata e quindi non
poteva reputarsi accordato da una persona fisica per la soddisfazione di esigenze
della vita quotidiana estranee all’attività professionale ovvero imprenditoriale
esercitata.
Evidenziava in conclusione che non si configurava la competenza ex art. 33,
lett. c), dec. Igs. n. 206/2005 del tribunale di Roma e si delineava piuttosto la
competenza ex art. 637 cod. proc. civ. del tribunale di Macerata.
Anna Maria Ricci ha depositato scrittura difensiva ex art. 47, u.c., cod. proc.
civ..
Ha chiesto che questa Corte dichiari la competenza ratione loci del tribunale
di Roma.
Il Pubblico Ministero ha rassegnato conclusioni scritte.

evinceva che nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare pendente innanzi

Il regolamento di competenza è inammissibile.
Ai sensi dell’art. 45 cod. proc. civ. la proposizione del regolamento d’ufficio di
competenza postula che emessa dal giudice adito in un determinato processo la
pronuncia dichiarativa dell’incompetenza per materia e per territorio inderogabile
e riassunta la causa davanti al giudice competente, quest’ultimo deve ritenersi a

competenza, per ragione di materia o di territorio inderogabile, spetta al primo
ovvero a un terzo giudice (cfr. Cass. sez. lav. (ord.) 4.3.1998, n. 195, ove si
soggiunge che deve essere dichiarato inammissibile il conflitto di competenza
qualora il (secondo) giudice, indicato come competente per materia dal primo
giudice e davanti al quale la causa è stata riassunta, nell’escludere di essere
munito di competenza per materia, sostenga che la competenza spetti ad altro
giudice per ragione di valore; cfr. Cass. (ord.) 19.1.2015, n. 728, secondo cui il
regolamento di competenza d’ufficio postula che il giudice, dinanzi a cui è
riassunta la causa a seguito di incompetenza dichiarata dal primo giudice per
ragioni di materia o di territorio inderogabile, si ritenga a sua volta incompetente
sotto i medesimi profili, sicché ove il giudice “ad quem” declini la propria
competenza senza individuare la competenza per materia o territoriale
inderogabile del primo o di altro giudice, il conflitto di competenza è
inammissibile, profilando implicitamente il suo diniego l’applicabilità dell’ordinario
criterio di distribuzione per valore; cfr. Cass. (ord.) 23.7.2010, n. 17454).
La competenza per territorio correlata alla residenza ovvero al domicilio
elettivo del consumatore è senza dubbio esclusiva ed inderogabile (cfr. Cass.
(ord.) 12.1.2015, n. 181; Cass. (ord.) 17.5.2011, n. 10832).

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sua volta incompetente sotto gli stessi profili e deve asserire quindi che la

Il “foro” del consumatore ex art. 33, lett. u), dec. Igs. n. 206/2005 prevale
sul “foro” ex art. 637, 3° co., cod. proc. civ. (cfr. Cass. (ord.) 12.3.2014, n.

5703).
La disciplina di “favore” per il consumatore può trovare applicazione anche
con riferimento al rapporto d’opera intellettuale tra avvocato e cliente che abbia,

eventualmente svolta (cfr. Cass. (ord.) 20.3.2010, n. 6802, secondo cui la

disciplina di tutela del consumatore posta dagli artt. 33 e ss. del dec. Igs. n.
206/2005 prescinde dal tipo contrattuale prescelto dalle parti e dalla natura della
prestazione oggetto del contratto, trovando applicazione sia in caso di
predisposizione di moduli o formulari in vista dell’utilizzazione per una serie
indefinita di rapporti, che di contratto singolarmente predisposto; cfr. Cass.
(ord.) 19.1.2016, n. 780, secondo cui nel procedimento di liquidazione dei
compensi di avvocato non trovano applicazione le regole sul foro del
consumatore ove la prestazione professionale sia stata resa in un giudizio
inerente l’attività imprenditoriale e professionale svolta dal cliente).
Nel quadro degli enucleati principi si osserva nel caso di specie quanto segue.
In primo luogo che, allorché ha dichiarato proprio difetto di competenza per
territorio, il tribunale di Macerata ha reputato inderogabilmente competente

ratione loci ex art. 33, lett. c), dec. Igs. n. 206/2005 il tribunale di Roma.
In secondo luogo che, allorché ha opinato per il proprio difetto di competenza
per territorio ex art. 33, lett. c), dec. Igs. n. 206/2005, il tribunale di Roma ha
reputato “invece sussistere la competenza del Tribunale di Macerata ex art. 637
c.p.c.” (cosi regolamento d’ufficio, pag. 5).
In terzo luogo che in tal guisa il tribunale di Roma non ha, tuttavia,
prefigurato la competenza, per ragione di materia o di territorio inderogabile, del

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quest’ultimo, agito per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale

medesimo tribunale di Macerata ovvero di un terzo giudice. Del resto l’art. 637,
30 co., cod. proc. civ., individua un foro facoltativo e concorrente con quello di
cui al 10 ed al 2° co. dello stesso articolo (cfr. Cass. (ord.) 20.7.2010, n. 17049).
Nei termini testé enunciati quindi è ben evidente che non si ha riscontro delle
condizioni alla cui stregua – conformemente agli insegnamenti n. 195/1998, n.

regolamento d’ufficio.
Un’ultima notazione si impone.
Non riveste alcun rilievo la competenza “funzionale” a conoscere
dell’opposizione a decreto ingiuntivo.
Questa Corte difatti spiega che la sentenza con cui in sede di opposizione a
decreto ingiuntivo si dichiari l’incompetenza territoriale del giudice che ha
emesso il decreto, non comporta la declinatoria della competenza funzionale a
decidere sull’opposizione, ma contiene, anche se implicitamente, la declaratoria
di invalidità del decreto ingiuntivo, in quanto tale declaratoria è conseguenza
necessaria e inscindibile dalla pronuncia di incompetenza del giudice che lo ha
emesso; di conseguenza ciò che trasmigra al giudice

“ad quem”

non è

propriamente la causa di opposizione, ma una causa che si svolge secondo il rito
ordinario, sulla base della previsione dell’art. 645 cod. proc. civ.; pertanto, la
riassunzione tempestiva della causa davanti al giudice dichiarato competente non
consente a quest’ultimo di richiedere d’ufficio, a norma dell’art. 45 cod. proc.
civ., il regolamento di competenza se non denuncia la violazione di uno dei casi
di competenza inderogabile di cui all’art. 28 del codice di rito (cfr. Cass. (ord.)

11.7.2006, n. 15694).
Nessuna statuizione va assunta in tema di spese (cfr. Cass. sez. lav. (ord.)

19.1.2007, n. 1167, secondo cui la richiesta di regolamento di competenza

/?(

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728/2015 e n. 17454/2010 dapprima citati – è da reputar ammissibile il

d’ufficio, promuovibile ai sensi dell’art. 45 cod. proc. civ. esclusivamente dal
giudice per l’immediato rilievo della propria incompetenza, non può essere riferita
alla volontà delle parti, le quali, nella procedura speciale a carattere incidentale
che ne consegue, restano in una identica posizione di partecipanti coatte, sicché
non possono incorrere in una soccombenza valutabile con limitato riguardo a tale

ordine alle spese da esse sostenute nella fase medesima, e ciò anche se (come
nella specie) una parte abbia rilevato l’inammissibilità del regolamento di
competenza richiesto d’ufficio dal giudice; cfr. Cass. 1.4.2011, n. 7596).

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il regolamento d’ufficio
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della VI sez. civ. – Sottosezione
H della Corte Suprema di Cassazione, il 5 ottobre 2017.
Il presidente
dott. Stefano Petitti

fase processuale, con la conseguenza che nessuna statuizione va adottata in Al

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