Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5215 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2010, (ud. 23/12/2009, dep. 04/03/2010), n.5215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SIDAP S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTEBELLO 109, presso lo

studio dell’avvocato FELICI MASSIMO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GERMANO TOMMASO, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

T.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA

251, presso lo studio dell’avvocato SARACINO MARIA, rappresentato e

difeso dall’avvocato FOLLIERI ROSARIO, giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 705/2006 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 06/04/2006 R.G.N. 1033/04;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

23/12/2009 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI NUBILA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per inammissibilità e in subordine,

rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza in data 23.1.2004, il Tribunale di Foggia respingeva la domanda proposta da T.A. nei confronti della srl.

SIDAP, onde sentir dichiarare l’illegittimità del licenziamento intimatogli il 12.7.2001. Proponeva appello l’attore. Previa costituzione ed opposizione della società convenuta, la Corte di Appello di Bari riformava la sentenza di primo grado, dichiarava illegittimo il licenziamento, disponeva la reintegrazione del lavoratore e condannava il datore di lavoro a corrispondere le retribuzioni “medio tempore” maturate. Questa in sintesi la motivazione della sentenza di appello:

– il licenziamento veniva intimato per riduzione di lavoro, ma tale riduzione non è stata provata, risultando tra l’altro insufficiente allo scopo la produzione dei modelli Iva e la corrispondenza intercorsa con il Consorzio ASI per l’assegnazione in concessione superficiaria di area industriale per “ampliamento attività”;

– il datore di lavoro non ha dato prova dell’impossibilità di “repechage”;

– dai libri matricola risultano presenti al lavoro 16 dipendenti.

2. Ha proposto ricorso per Cassazione la SIDAP, deducendo due motivi.

Resiste con controricorso l’attore T.. Nell’imminenza della discussione del ricorso, è pervenuto a questa Cancelleria un fax contenente la rinuncia al ricorso, accettata dal controricorrente.

Trattasi di documento informe, sfornito di garanzie di autenticità e non ritualmente depositato, onde questa Corte ha ritenuto di far luogo alla discussione della causa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo del ricorso, la ricorrente deduce omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in fatto circa un punto decisivo della controversia, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5:

erroneamente la Corte di Appello ha ritenuto di invertire la prova in ordine alla “tutela reale”, in ogni caso dal libro matricola risultavano 15 dipendenti e non 16.

4. Con il secondo motivo del ricorso, la ricorrente deduce ulteriore vizio di motivazione in ordine all’insindacabile scelta dell’imprenditore di riorganizzare il proprio lavoro mediante la rinuncia alle prestazioni del lavoratore. Quanto al regechage, si rileva che tutti i posti erano occupati e dopo il recesso nessuna nuova assunzione è stata effettuata. La prova del repechage era comunque preclusa, perchè il lavoratore non aveva formulato alcuna allegazione al riguardo. Dalle dichiarazioni Iva emerge la contrazione del volume di affari.

5. Il ricorso è infondato. Esso, nelle due articolazioni, prospetta una ricostruzione del fatto ed un apprezzamento delle circostanze del licenziamento diversa ed opposta a quella operata dal giudice di merito, operazione questa inammissibile in sede di legittimità. Va invece dato atto che la Corte di Appello, applicando correttamente i principi in materia di presupposti del licenziamento ed onere della prova (sia delle dimensioni dell’azienda, sia dell’impossibilità di repechage) ha correttamente ed esaurientemente motivato la propria decisione, la quale si sottrae ad entrambe le censure proposte.

6. Il ricorso deve, per i suesposti motivi, essere rigettato. Giusti motivi, in relazione all’opinabilità iniziale delle questioni trattate, le quali hanno posto capo a contrapposte decisioni di merito, consigliano la compensazione delle spese del processo di Cassazione.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del processo di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 23 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

 

 

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