Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5209 del 28/02/2017


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Cassazione civile, sez. II, 28/02/2017, (ud. 27/01/2017, dep.28/02/2017),  n. 5209

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11982/2013 proposto da:

C.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA PAOLO EMILIO 32, presso lo studio dell’avvocato MARA CURTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MAURIZIO MICULAN;

– ricorrente –

contro

P.M. (OMISSIS), D.V.S. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA APRICALE 31, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO VITOLO, rappresentati e difesi dall’avvocato

PASQUALINO STAMPANATO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 191/2013 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 11/03/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/01/2017 dal Consigliere Dott. GUIDO FEDERICO;

udito l’Avvocato MARA CURTI, con delega dell’Avvocato MAURIZIO

MICULAN difensore del ricorrente, che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso;

udito l’Avvocato MASSIMO VITOLO, con delega dell’Avvocato PASQUALINO

STAMPANATO difensore dei controricorrenti, che ha chiesto il rigetto

del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

IACOVIELLO Francesco Mauro, che ha concluso per la cassazione della

sentenza con rinvio.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

P.M. e D.V.S. convennero la CI & DI Costruzioni s.r.l. e C.M. (rispettivamente, venditrice-costruttrice e progettista e direttore dei lavori) dinanzi al Tribunale di Udine, chiedendone la condanna solidale al risarcimento dei danni quantificati in Euro 36.198,71 – conseguenti ai gravi fenomeni infiltrativi manifestatisi nell’unità abitativa da essi acquistata nel settembre 2001 ed accertati in sede di ATP.

Si costituirono entrambi i convenuti, eccependo la prescrizione del diritto e contestando la fondatezza della domanda.

Il Tribunale di Udine, disattese le eccezioni preliminari di decadenza e prescrizione, accolse la domanda risarcitoria proposta nei confronti della CI & DI Costruzioni s.r.l. e la condannò al pagamento della somma di Euro 31.798,71, oltre rivalutazione, interessi e spese, mentre respinse quella proposta nei confronti del C..

Avverso la predetta sentenza, nella parte in cui la stessa aveva escluso la concorrente responsabilità del direttore dei lavori C., proposero appello il P. e la D.V., lamentando che erroneamente il Tribunale aveva considerato causa tecnica dei fenomeni infiltrativi da essi lamentati solamente il “banale e grossolano difetto di posa in opera della guaina di protezione” (attività che era imputabile alla società convenuta, ma che non richiedeva la presenza e la supervisione del direttore dei lavori), laddove il ctu aveva individuato all’origine delle infiltrazioni d’acqua e dei correlati problemi di umidità nell’abitazione diverse cause, delle quali l’inidoneità dell’isolamento termico e la inadeguata posa in opera della guaina impermeabilizzante erano attività ascrivibili anche al direttore dei lavori.

Il C., costituitosi, chiese il rigetto dell’appello, mentre la CI & DI Costruzioni s.r.l. restò contumace.

La Corte d’Appello di Trieste, con la sentenza n. 191 pubblicata l’11.3.2013, in accoglimento dell’appello, condannò la CI & DI Costruzioni s.r.l. e C.M., in solido, a pagare, in favore del P. e della D.V., la somma di Euro 31.798,71.

Il giudice di appello, in particolare, rilevò che tra le obbligazioni del direttore dei lavori rientrava l’accertamento della conformità dell’opera al progetto e delle modalità dell’esecuzione di essa alle regole della tecnica, con la conseguenza che il C. doveva reputarsi responsabile per aver omesso di progettare una copertura termica che rivestisse l’intero manufatto, nonchè di vigilare ed impartire le opportune disposizioni al riguardo.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso C.M., sulla base di due motivi, illustrati da memorie ex art. 378 c.p.c..

P.M. e D.V.S. hanno resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione del contraddittorio (con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 4), per aver la corte d’appello posto alla base della propria decisione un’unica prova (l’a.t.p. espletata ante causam) assunta senza la sua partecipazione e, dunque, violando il diritto al contraddittorio e senza che si fosse provveduto, in corso di causa, alla formale acquisizione del fascicolo per a.t.p..

Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 101 c.p.c. e artt. 3 e 24 Cost. (con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3), per aver la corte territoriale deciso sull’avversa domanda nonostante egli non fosse stato regolarmente citato nella fase di formazione ante causam della prova e la consulenza non fosse stata esperita anche nei suoi confronti.

I due motivi, che per la loro intima connessione vanno trattati congiuntamente, sono inammissibili, in quanto coperti dal giudicato interno.

Premesso che l’acquisizione della relazione di accertamento tecnico preventivo tra le fonti che il giudice di merito utilizza per l’accertamento dei fatti di causa non deve necessariamente avvenire a mezzo di un provvedimento formale, bastando anche la sua materiale acquisizione, ed essendo sufficiente che quel giudice l’abbia poi esaminata traendone elemento per il proprio convincimento (Cass. nn. 6591 del 05/04/2016; 23575/2013; 23693/2009), nel caso di specie l’odierno ricorrente non ha sollevato, in sede di impugnazione della sentenza di primo grado, nè a mezzo appello incidentale, nè ai sensi dell’art. 346 c.p.c., l’eccezione di nullità dell’accertamento tecnico preventivo per irritualità dell’acquisizione e difetto di integrità del contraddittorio, contestando, nel merito, la domanda svolta nei suoi confronti e riportandosi alla sentenza di primo grado, che aveva escluso la sussistenza di profili di responsabilità a suo carico. Sulla questione pregiudiziale di nullità dell’accertamento tecnico risulta dunque essersi formato il “giudicato implicito”, verificandosi il fenomeno dell’acquiescenza per incompatibilità, con le conseguenti preclusioni sancite dall’art. 324 c.p.c. e art. 329 c.p.c., comma 2 (cfr. da ultimo, Cass. 18693/2016).

Il ricorso va pertanto respinto.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, applicabile ai procedimenti instaurati dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge, avvenuta il 30 gennaio 2013.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore dei resistenti, delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.700,00 di cui Euro 200,00 per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge.

Dà atto che sussistono i presupposti per il raddoppio a carico del ricorrente principale del versamento del contributo unificato ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 febbraio 2017

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