Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5206 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 17/02/2022), n.5206

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26209-2020 proposto da:

INTESA SANPAOLO SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, quale incorporante di MEDIOCREDITO ITALIANO SPA,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE ZANARDELLI, 34,

presso lo studio dell’avvocato SARA MENICHETTI, rappresentata e

difesa dagli avvocati FRANCESCO PADOVANI, PASQUALE RUSSO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI BUSTO ARSIZIO, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CIOCIARIA, 16, presso lo

studio dell’avvocato MONICA DE PASCALI, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 736/16/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 09/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la società contribuente Intesa San Paolo s.p.a. (all’epoca Mediocredito Italiano s.p.a.) aveva concesso degli immobili siti nel comune di (OMISSIS) in locazione finanziaria a diversi soggetti: scioltisi i contratti per risoluzione, quest’ultimi non riconsegnavano gli immobili, che dunque rimanevano nel possesso dei conduttori;

la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della parte contribuente avverso avviso di accertamento per l’IMU relativo all’anno 2012 e per il diniego di rimborso per lo stesso anno e per quegli stessi immobili e la Commissione Tributaria Regionale ne accoglieva l’appello solo limitatamente a sanzioni e interessi affermando che, ai fini della soggezione dei contribuenti all’IMU, in caso di locazione rileva non già la detenzione del bene e la sua eventuale mancata restituzione all’avente diritto ma la sola sottoscrizione e durata del relativo contratto di locazione, essendo il titolo contrattuale che determina la soggettività passiva dell’imposta in esame e non già la concreta disponibilità del bene.

Avverso la suddetta sentenza propone ricorso la parte contribuente affidato ad un motivo di impugnazione mentre il comune di Busto Arsizio si costituisce con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la parte contribuente lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 23 del 2011, artt. 8 e 9, e della L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 672, in quanto la sentenza impugnata non ha riconosciuto che la soggettività passiva IMU dell’utilizzatore di immobile concesso in locazione finanziaria perdura sino alla data di riconsegna dell’immobile alla società di leasing.

Il motivo di impugnazione è infondato.

Secondo questa Corte, infatti:

in base al disposto di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9, soggetto passivo dell’imposta municipale unica (IMU), in caso di risoluzione del contratto di “leasing”, torna ad essere il locatore, ancorché non abbia ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte del locatario, in quanto, ai fini impositivi, assume rilevanza non tanto la detenzione materiale del bene, bensì l’esistenza di un vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata, conferendo la stessa la titolarità di diritti opponibili “erga omnes”, la quale permane fintantoché è in vita il rapporto giuridico, traducendosi invece in mera detenzione senza titolo in seguito al suo venir meno, senza che rilevi, in senso contrario, la disciplina in tema di Tributo per i servizi indivisibili (TASI), dovuta viceversa dall’affittuario fino alla riconsegna del bene, in quanto avente presupposto impositivo del tutto differente: Cass. nn. 20977 e 418 del 2021; Cass. n. 6664 del 2020; Cass. n. 29973, 25249 e 13793 del 2019).

La Commissione Tributaria Regionale si è attenuta ai suddetti principi laddove – affermando che ai fini della soggezione dei contribuenti all’IMU, in caso di locazione rileva non già la detenzione del bene e la sua eventuale mancata restituzione all’avente diritto ma la sola sottoscrizione e durata del relativo contratto di locazione, essendo il titolo contrattuale che determina la soggettività passiva dell’imposta in esame e non già la concreta disponibilità del bene – ha correttamente ritenuto che la parte contribuente (locatore) fosse tenuta al pagamento dell’IMU pur nell’ipotesi, come quella di specie, in cui dopo lo scioglimento di tali contratti i conduttori non abbiano riconsegnato gli immobili.

Pertanto, infondato il motivo di impugnazione, il ricorso va conseguentemente rigettato. La condanna alle spese segue la soccombenza: in effetti già nel corso del 2019 e quindi anteriormente alla proposizione del presente ricorso, costituiva pronuncia isolata quella (Cass. n. 19166 del 2019) addotta dalla ricorrente a fondamento del ricorso e l’indirizzo opposto poteva dirsi ormai già consolidato.

PQM

rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

 

 

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