Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5205 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 17/02/2022), n.5205

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25702-2020 proposto da:

M.P.I.S., in nome e per conto della sig.ra

M.M.E., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

GIUSEPPE SAMUELE BERTA;

– ricorrente –

contro

COMUNE di CREMONA, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato EDOARDO BOCCALINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 813/23/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA SEZIONE DISTACCATA di BRESCIA, depositata

il 25/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la parte contribuente proponeva ricorso avverso due atti di diniego di annullamento di altrettanti avvisi di accertamento e irrogazione sanzioni emessi dal comune di Cremona ai fini IMU per gli anni 2012 e 2013 per dei terreni utilizzati ad uso agricolo ma classificati dal comune di Cremona come terreni potenzialmente edificabili;

la Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso della parte contribuente e la Commissione Tributaria Regionale ne respingeva l’appello, affermando che è inammissibile il ricorso introduttivo della parte contribuente relativo all’impugnazione del diniego di annullamento dell’avviso di accertamento in quanto l’impugnativa finirebbe per far valere eventuali vizi dell’atto impositivo il cui esame deve ritenersi definitivamente precluso per il contribuente in quanto in base al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, il ricorso deve essere proposto a pena di inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato e nel caso di specie i due avvisi di accertamento sono stati notificati in data 16 e 17 ottobre 2017 mentre la parte contribuente ha presentato istanza di annullamento al comune di Cremona il 29 dicembre 2017 e ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale solo in data 1 marzo 2018;

la parte contribuente propone ricorso affidato ad un unico motivo di impugnazione e in prossimità dell’udienza deposita memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso mentre il comune di Cremona si costituisce con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il motivo di impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la parte contribuente denuncia violazione e falsa applicazione delle norme in materia di formazione degli atti amministrativi per avere la ricorrente correttamente impugnato un atto amministrativo: non gli avvisi di accertamento ma il successivo atto emanato dal comune di Cremona dichiarante la tardività con motivazione nel merito e che avrebbe rimesso in termini la parte.

Il motivo di impugnazione è infondato.

Secondo questa Corte, infatti:

“in tema di contenzioso tributario, l’atto con il quale l’Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l’attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (Sez. Un., Sentenza n. 3698 del 16/02/2009, Rv. 606565; vedi anche Cass., Sez. un., nn. 2870 e 3698 del 2009; Cass., Sez. un., n. 16097 del 2009);

avverso l’atto con il quale l’Amministrazione manifesta il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo non è sicuramente esperibile una autonoma tutela giurisdizionale, sia per la discrezionalità propria, in questo caso, dell’attività di autotutela, sia perché, diversamente opinando, si darebbe inammissibilmente ingresso ad una controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (Cass.SU n. 2870 del 6/2/2009 cit.);

inoltre, anche la Corte Costituzionale, con sentenza n. 181 del 2017, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 564 del 1994, art. 2-quater, comma 1, conv., con modif., nella L. n. 656 del 1994, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, in relazione alla inoppugnabilità in sede giurisdizionale del diniego tacito della Amministrazione finanziaria sulla istanza di annullamento in autotutela dell’atto impositivo, in quanto il principio di buon andamento amministrativo impone al legislatore di tenere conto, nella disciplina dell’annullamento d’ufficio, anche dell’interesse pubblico alla stabilità dei rapporti giuridici già definiti dall’amministrazione;

alla luce di tali principi, deve ritenersi inammissibile il ricorso introduttivo del contribuente, relativo all’impugnazione del diniego di annullamento dell’avviso di accertamento in autotutela;

in realtà, l’impugnativa finirebbe per far valere eventuali vizi dell’atto impositivo, il cui esame deve ritenersi definitivamente precluso per il contribuente;

a tale conclusione si perviene, a maggior ragione, in assenza di profili di rilevante interesse generale, che giustifichino l’esercizio del potere di annullamento in autotutela, profili neanche dedotti dal contribuente nel caso di specie” (Cass. n. 30376 del 2019).

La Commissione Tributaria Regionale si è attenuta ai suddetti principi laddove – affermando che è inammissibile il ricorso introduttivo della parte contribuente relativo all’impugnazione del diniego di annullamento dell’avviso di accertamento in quanto l’impugnativa finirebbe per far valere eventuali vizi dell’atto impositivo il cui esame deve ritenersi defintivamente precluso per il contribuente in quanto in base al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, il ricorso deve essere proposto a pena di inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato e nel caso di specie i due avvisi di accertamento sono stati notificati in data 16 e 17 ottobre 2017 mentre la parte contribuente ha presentato istanza di annullamento al comune di Cremona il 29 dicembre 2017 e ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale solo in data 1 marzo 2018 ha correttamente ritenuto che gli avvisi di accertamento erano ormai divenuti definitivi e che l’impugnazione del diniego di annullamento degli avvisi di accertamento in autotutela finirebbe per far valere eventuali vizi dei suddetti avvisi di accertamento, il cui esame deve invece ritenersi definitivamente precluso per il contribuente.

Il motivo di impugnazione è pertanto infondato e il ricorso va rigettato; la condanna alle spese segue la soccombenza.

PQM

rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente Agenzia delle Entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

 

 

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