Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5197 del 21/02/2019

Cassazione civile sez. un., 21/02/2019, (ud. 29/01/2019, dep. 21/02/2019), n.5197

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Primo Presidente f.f. –

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente di Sez. –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11766/2017 proposto da:

EDISON S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA E.Q. VISCONTI 99, presso lo

studio dell’avvocato GIOVANNI BATTISTA CONTE, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati SIMONA VIOLA, EUGENIO BRUTI

LIBERATI e MARIO BUCELLO;

– ricorrente –

contro

REGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 229,

presso lo studio dell’avvocato GIULIANO M. POMPA, rappresentata e

difesa dall’avvocato MARCO CEDERLE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 345/2016 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

PUBBLICHE, depositata il 20/12/2016.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/01/2019 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il

rigetto del ricorso;

uditi gli Avvocati Mario Bucello e Giuliano M. Pompa per delega orale

dell’avvocato Marco Cederle.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso R.D. n. 1775 del 1933, ex art. 201 e art. 360 c.p.c., la Società Edison S.p.a. ha impugnato, chiedendone la cassazione, la sentenza n. 345/2016 resa dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche nel giudizio ex art. 143 R.D. cit..

La gravata decisione aveva respinto il ricorso interposto dalla medesima odierna società ricorrente avverso e per l’annullamento della nota della Regione Lombardia del 17 marzo 2014, di cui in atti, nonchè di ogni altro atto precedente, successivo o comunque connesso, inclusi – specificamente – le note, la Delib. n. 1205 del 2010 e la comunicazione della stessa Regione Lombardia dettagliatamente indicate in ricorso.

La decisione, oggi gravata, del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche costituisce, invero, l’epilogo di controversie fra l’odierna Società ricorrente e la Regione Lombardia, tutte – nella sostanza – relative al dato fondamentale inerente la vigenza o meno della concessione, risalente al 26 settembre 1954, dell’impianto di grande derivazione idroelettrica di (OMISSIS).

Tale concessione, alla stregua di quanto affermato in precedente giudizio dal Tribunale Superiore delle acque Pubbliche, con sentenza n. 2/2014, era venuta meno a decorrere dal 31 dicembre 2010.

Queste S.U., con sentenza n. 4102/2016 confermavano integralmente la suddetta decisione del Tribunale Superiore, in ordine alla quale ed alle questioni in esse esaminate doveva ritenersi, quindi, formatosi il giudicato.

La decisione oggetto dell’odierno gravame quindi affermava, più specificamente, che il ricorso della società Edison “nella parte in cui venivano nuovamente impugnati provvedimenti ed atti già gravati con i ricorsi respinti con sua precedente sentenza n. 2/2014 confermata da queste S.U. con sentenza n. 4192/2016, era palesemente inammissibile per contrasto con il relativo già formatosi giudicato”.

Il ricorso in esame, fondato su un unico articolato motivo, è resistito dalla Regione Lombardia con controricorso.

La Società ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con il motivo del ricorso si lamenta error in iudicando (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) costituito dalla violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 79 del 1999, art. 12, comma 8-bis e del R.D. n. 1775 del 1933, artt. 26 e 48. Nella sostanza parte ricorrente lamenta che il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche abbia ritenuto che la società odierna ricorrente gestisce, allo stato, in mera “via di fatto” l’impianto idroelettrico.

Più specificamente, ancora, il fulcro della doglianza è riposto dalla ricorrente nell'”aver il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche stabilito che la ricorrente gestisce l’impianto idroelettrico “in via di fatto”, facendone discendere il disconoscimento del diritto dell’Edison a ottenere la ricollocazione dell’opera di prese a spese della regione, ovvero la compensazione della minore quantità di acqua derivata a seguito della dismissione dell’opera di presa con una proporzionale riduzione del DMV o comunque un equo indennizzo”.

Viene, altresì, prospettato che la medesima parte non avrebbe perso la succitata titolarità di grande derivazione dell’impianto a far data dal 31 dicembre 2010 in forza e per effetto della L.R. n. 26 del 2003, art. 53-bis.

Viene, inoltre, prospettato che alla stessa società andava riconosciuto il diritto ad ottenere la ricollocazione dell’opera di prese a spese della regione, ovvero la compensazione della minore quantità di acqua derivata a seguito della dismissione dell’opera di presa con una proporzionale riduzione del DMV o comunque un equo indennizzo.

1.1.- Il motivo è del tutto infondato.

Innanzitutto deve rilevarsi che, non senza contraddizione, parte ricorrente, dopo aver riconosciuto il giudicato formatosi sulla questione della insussistenza di proroga della concessione per effetto della sentenza n. 2/2014 del TribunaleSuperiore delle Acque Pubbliche poi confermata con la decisione n. 4192/2016 di queste Sezioni Unite, lamenta poi la “premessa argomentativa” della impugnata sentenza n. 345 del 2016 “inerente il valore da riconoscere al titolo (la “prosecuzione temporanea”) in forza del quale Edison S.p.a. esercisce la derivazione in esame”.

Al di là di quanto in seguito si specificherà ulteriormente su tale ultimo aspetto, non può non evidenziarsi – come innanzi accennato – l’apparire, oltre che contraddittoria, inammissibile la censura così svolta non su un capo dispositivo della sentenza n. 345/2016, ma su una argomentazione della stessa, che rinvia ad un giudicato formatosi e comunque come tale riconosciuto dalla medesima parte ricorrente.

Il ogni caso la doglianza di cui al ricorso è infondata.

La pretesa di contestare, oggi, l’affermazione per cui la società ricorrente esercita una mera gestione in via di fatto dell’impianto idroelettrico per cui è controversia non è sostenibile.

E tanto non solo in dipendenza dell’eventuale interesse a tale contestazione (interesse prospettato dalla ricorrente in relazione a preteso impedimento di “avanzare proposte” ed ottenere compensazioni e riconoscimento di oneri).

Infatti, per effetto dell’intervenuto giudicato richiamato dalla sentenza oggi gravata, la già citata esclusione della possibilità di proroga della derivazione idroelettrica preclude ogni possibile pretesa dell’odierna società ricorrente.

D’altra parte l’intervenuto giudicato avutosi per effetto della sentenza di queste S.U. n. 4192/2016 (confermativa della precedente citata sentenza n. 2/2014) ha acclarato che la prosecuzione dell’attività di gestione in via di fatto dell’impianto idroelettrico da parte della società ricorrente, già titolare di concessione scaduta il 31 dicembre 2010, costituisce esercizio dell’attività fino al subentro del nuovo aggiudicatario con la precisazione che su tale disciplina non influiva e non influisce della L.R. n. 23 del 2006, art. 53-bis. In particolare il comma 4 di tale articolo non era stato dichiarato incostituzionale dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 339/2011.

Peraltro lo stesso comma riproduceva, in sostanza, quanto disposto del D.L. n. 78 del 2010, art. 15, comma 6-ter, lett. e), convertito in L. n. 122 del 2010, ritenuto non contrastante con i principi costituzionali, come già affermato da altra decisione del Giudice delle leggi (Corte Cost. n. 205/2011, che – viceversa – riteneva la illegittimità costituzionale del comma 6-ter lett. b) e d)) e come sottolineato dalla citata sentenza n. 2/2014 del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

Da tutto ciò, anche in dipendenza della successiva e cennata pronuncia della C. Cost. n. 1/2008 (che riteneva proprio l’illegittimità di proroga del termine di scadenza di concessione) ed in dipendenza di quanto riaffermato da queste S.U. con la succitata sentenza 3 marzo 2016 n. 4192, derivava e deriva l’inoperatività, in ipotesi, di proroga della concessione di grande derivazione idroelettrica.

Pertanto, correttamente, l’impugnata sentenza non poteva che ribadire il carattere di gestione in via temporanea e di mero fatto, dalla scadenza del 31.12.2010, dell’impianto di (OMISSIS) da parte della società ricorrente, non titolare di alcun interesse qualificato leso dai provvedimenti impugnati. Da tutto ciò, ancora, consegue l’infondatezza dell’odierno ricorso, che va rigettato.

2.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo.

3.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna la Società ricorrente al pagamento in favore della parte controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 8.000,00, oltre c Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione, il 29 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2019

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