Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5193 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 17/02/2022), n.5193

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26197-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

IMMOBILIARE AMERICA GROUP SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1047/25/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 05/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Campania, che in riforma della sentenza di primo grado ha accolto l’appello della società Immobiliare America Group srl, in contenzioso su impugnazione di avviso di accertamento per estimi catastali per rideterminazione del classamento di immobili siti in (OMISSIS), da cat. D/8 a cat. D/7 (secondo la classificazione originaria quali capannoni industriali).

La CTR ha ritenuto dirimente al fine dell’accoglimento dell’appello della contribuente la perizia tecnica, non contraddetta dall’Ufficio, che ha dimostrato “lo stato di vetustà e il valore reale degli immobili ubicati nell’area storicamente industriale del distretto di Napoli (ex raffineria)” in assenza di “qualsiasi elemento di comparazione per l’assenza di fabbricati commerciali. Anzi risulta di segno opposto l’avvenuto classamento di altro immobile similare (part. (OMISSIS) sub. (OMISSIS), adiacente a quelli in contestazione) in categoria D/7, secondo la rendita docfa proposta”.

La società contribuente è rimasta intimata.

L’Agenzia delle Entrate deposita successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo si deduce illegittimità ex art. 360 c.p.c., comma 5, n. 1, per avere la CTR di Napoli omesso di esaminare un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di contestazione fra le parti, non avendo preso in considerazione gli elementi decisivi offerti dall’Ufficio. In particolare il fatto che la categoria D/8 era stata originariamente proposta dalla parte contribuente e che la zona in cui è collocata l’unità immobiliare era originariamente industriale e periferica, ma oggi dismessa con indubbia vocazione commerciale e non industriale; che l’immobile è stato oggetto di sopralluogo, come anche analoghe unità immobiliari parimenti classificate D/8 ricadenti nella stessa particella. Peraltro la stessa contribuente aveva originariamente richiesto una variazione d’uso da industriale a commerciale nell’ambito di un condono edilizio, cui in un secondo momento ha rinunciato, con ritorno alla cat. D/7. La CTR per analoghi immobili della stessa contribuente aveva rigettato l’appello con sentenza definitiva.

2. Il motivo è inammissibile.

2.1. Vanno richiamati i principi consolidati della Corte in relazione al vizio di motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, secondo cui (Cass. n. 27702 del 2020) la parte che si duole di carenze o lacune nella decisione del giudice di merito che abbia basato il proprio convincimento disattendendo le risultanze degli accertamenti tecnici eseguiti, non può limitarsi a censure apodittiche di erroneità o di inadeguatezza della motivazione od anche di omesso approfondimento di determinati temi di indagine, prendendo in considerazione emergenze istruttorie asseritamente suscettibili di diversa valutazione e traendone conclusioni difformi da quelle alle quali è pervenuto il giudice ” a quo”, ma, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione ed il carattere limitato di tale mezzo di impugnazione, è per contro tenuta ad indicare, riportandole per esteso, le eccezioni proposte, ed a svolgere concrete e puntuali critiche alla contestata valutazione, condizione di ammissibilità del motivo essendo che il medesimo consenta al giudice di legittimità (cui non è dato l’esame diretto degli atti se non in presenza di “errores in procedendo”) di effettuare, preliminarmente, al fine di pervenire ad una soluzione della controversia differente da quella adottata dal giudice di merito, il controllo della decisività della risultanza non valutata, delle risultanze dedotte come erroneamente od insufficientemente valutate, e un’adeguata disamina del dedotto vizio della sentenza impugnata; dovendosi escludere che la precisazione possa viceversa consistere in generici riferimenti ad alcuni elementi di giudizio, meri commenti, deduzioni o interpretazioni, traducentisi in una sostanziale prospettazione di tesi difformi da quelle recepite dal giudice di merito, di cui si chiede a tale stregua un riesame, inammissibile in sede di legittimità.

2.2.”L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”.

Nella fattispecie la CTR ha dato rilevanza alla perizia tecnica e fondato il proprio convincimento su dati obiettivi relativi all’immobile la cui diversa valutazione sottintende un inammissibile riesame del merito della controversia.

3. Col secondo motivo si deduce violazione di legge ex art. 360 c.p.c., n. 3, per erronea applicazione del R.D. n. 652 del 1939, art. 10, come riformulato dal D.Lgs. n. 514 del 1948, art. 2, secondo il quale rientrano nella cat. D solo i fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni. Nella fattispecie è acclarata la destinazione ad uso commerciale dell’immobile (deposito merci), circostanza non contestata, per cui essendo rilevante l’attività che si svolge nell’immobile (secondo Cass. 23612/2008) ha errato la CTR a conferire rilievo alla vetustà e all’originario carattere industriale della zona e l’assenza di immobili da utilizzare come raffronto, omettendo di esaminare le caratteristiche intrinseche del fabbricato accertate con sopralluogo.

4. Il motivo è infondato

Questa Corte ha affermato (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 22103 del 11/09/2018), contrariamente a quanto ritenuto dall’Ufficio – che ritiene decisiva l’effettiva attività svolta nell’immobile- che in tema di rendita catastale, nell’ipotesi in cui l’immobile per le proprie caratteristiche strutturali rientri in una categoria speciale, non assume rilevanza la corrispondenza rispetto all’attività in concreto svolta all’interno dello stesso che può costituire, ove ricorrente, mero elemento rafforzativo della valutazione oggettiva operata, (che, in definitiva, ed in applicazione dei principi poc’anzi affermati, quando le caratteristiche strutturali di un immobile siano tali da farlo necessariamente rientrare in una categoria speciale, l’attività in concreto svolta può solo costituire un elemento ad colorandum, rafforzativo ma mai alternativo alla valutazione oggettiva);

E’ stato altresì statuito che (Cass. n. 1205 del 2015, conf. Cass. sez. 5, n. 22166 del 14/10/2020) che il provvedimento di attribuzione della rendita catastale di un immobile è un atto tributario che inerisce al bene che ne costituisce l’oggetto, secondo una prospettiva di tipo “reale”, riferita alle caratteristiche oggettive (costruttive e tipologiche in genere), che costituiscono il nucleo sostanziale della cd. “destinazione ordinaria”, sicché l’idoneità del bene a produrre ricchezza va ricondotta, prioritariamente, non al concreto uso che di esso venga fatto, ma alla sua destinazione funzionale e produttiva, che va accertata in riferimento alle potenzialità d’utilizzo, purché non in contrasto con la disciplina urbanistica.

Nella fattispecie la CTR ha accertato, in base a congrua motivazione, la corretta inclusione dell’immobile in cat. D/7, sull’esame di elementi di prova (perizia tecnica, non contraddetta dall’Ufficio), in base a elementi di fatto (stato di vetustà), e al valore reale degli immobili ubicati nell’area storicamente industriale del distretto di (OMISSIS) ((OMISSIS)), in assenza di qualsiasi elemento di comparazione (per l’assenza di fabbricati commerciali), preso atto della classificazione in cat. D/7 di altro immobile similare adiacente a quelli in contestazione. La CTR si è sostanzialmente attenuta a tali principi, per cui il ricorso va respinto. Nulla sulle spese in mancanza di costituzione dell’intimata.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

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