Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5190 del 04/03/2010

Cassazione civile sez. III, 04/03/2010, (ud. 12/01/2010, dep. 04/03/2010), n.5190

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – rel. Consigliere –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

REGIONE ABRUZZO (OMISSIS) in persona del Presidente della G.R. pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO da cui e’ difesa per legge;

– ricorrente –

contro

GESTIONE LIQUIDATORIA DELLA ULSS/(OMISSIS) DI PESCARA (OMISSIS)

in

persona del Commissario Liquidatore p.t. Dott. C.A.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. GRAMSCI 14, presso lo

studio dell’avvocato HERNANDEZ FEDERICO, rappresentata e difesa

dall’avvocato RUSSI DOMENICO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

B.T. (OMISSIS), A.P.;

– intimati –

e sul ricorso n. 7844/2005 proposto da:

GESTIONE LIQUIDATORIA DELLA ULSS/(OMISSIS) DI PESCARA in persona

del

Commissario Liquidatore p.t. Dott. C.A., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA A. GRAMSCI 14, presso lo studio

dell’avvocato HERNANDEZ FEDERICO, rappresentata e difesa

dall’avvocato RUSSI DOMENICO giusta delega in calce ricorso;

– ricorrente –

contro

B.T., A.P., REGIONE ABRUZZO;

– intimati –

e sul ricorso n. 8440/2005 proposto da:

B.T., A.P. in proprio e quali esercenti la

patria potesta’ sul figlio minore A., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 34, presso lo studio dell’avvocato D’ANGELO

QUIRINO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato DI

BIASE GIOVANNI giusta delega in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– ricorrenti –

contro

GESTIONE LIQUIDATORIA ULSS/(OMISSIS) PESCARA, REGIONE ABRUZZO;

– intimati –

e sul ricorso n. 8441/2005 proposto da:

B.T., A.P. in proprio e quali esercenti la

patria potesta’ sul figlio minore A., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 34, presso lo studio dell’avvocato D’ANGELO

QUIRINO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato DI

BIASE GIOVANNI giusta delega in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– ricorrenti –

contro

REGIONE ABRUZZO in persona del Presidente della G.R. pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui e’ difesa per legge;

– controricorrente –

e contro

GESTIONE LIQUIDATORIA ULSS/(OMISSIS) PESCARA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1026/2004 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

emessa il 22/9/2004, depositata il 07/12/2004, R.G.N. 1023/2001;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

12/01/2010 dal Consigliere Dott. PETTI Giovanni Battista;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con Citazione del 15 maggio 1994 B.T. e A. P., quali genitori del minore B.A., convenivano dinanzi al Tribunale di Pescara la ULSS di Pescara e ne chiedevano la condanna al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali per la poliomielite contratta dal bambino a seguito di vaccinazione antipolio effettuata senza controlli e analisi preventive.

Si costituiva la USLL contestando il fondamento delle domande. La lite era istruita documentalmente e con consulenza medico legale.

2. Con ordinanza 10 agosto 2000 il GOA ordinava la sospensione del giudizio per la soppressione della ULSS; con successiva ordinanza fissava l’udienza per la prosecuzione del giudizio.

Con istanza del 31 ottobre 2000 il procuratore della ULSS chiedeva la modifica della ultima ordinanza; il GOA rigettava la istanza e rinviava per la precisazione delle conclusioni. Si costituivano in giudizio il Direttore Generale della Asl di Pescara e la Gestione liquidatoria della ULSS (OMISSIS) di Pescara, deducendo la inammissibilita’ ed improcedibilita’ della domanda; si costituiva anche la Regione Abruzzo per dedurre il difetto di legittimazione e l’infondatezza delle pretese risarcitorie.

3. Il Tribunale di Pescara, con sentenza del 5 ottobre 2001 cosi’ decideva: accoglie le domande attrici e dichiara la responsabilita’ della ULSS di Pescara n. (OMISSIS); condanna in solido la ULSS e la Regione Abruzzo al risarcimento dei danni che liquida in L. 900 milioni, comprensivi dei danni biologico, morale e patrimoniale;

condanna in solido le predette ULSS e Regione al risarcimento ai genitori della somma di L. 150 milioni oltre interessi dal 24 marzo 1992, ed alla rifusione delle spese di lite.

4. Contro la decisione hanno proposto appello, con separati atti, la ULSS n. (OMISSIS) di Pescara e la Gestione liquidatoria e la Regione Abruzzo e appello incidentale i danneggiati per la migliore liquidazione dei danni.

5. La Corte di appello dell’Aquila, con la sentenza del 7 dicembre 2004 cosi’ decideva: rigetta gli appelli principali ed accoglie l’appello incidentale e condanna in solido La ULSS n. (OMISSIS) e la Regione a rifondere a ciascun genitore la somma di Euro 77649,00 rivalutata e con interessi; a rifondere ad B.A. la somma di L. 900 milioni rivalutata in base agli indici Istat e maggiorata degli interessi al tasso legale sugli importi anno per anno rivalutati dal 24 marzo 1992 sino al soddisfo; condanna in solido ULSS e Regione alla rifusione delle spese di secondo grado in favore dei tre B..

6. Contro la decisione sono stati proposti due ricorsi autonomi:

a. dalla Regione Abruzzo, affidato a 3 motivi (ricorso 7263/05), cui resistono con controricorso incidentale i B. e con controricorso la ULSS (OMISSIS) e la Gestione liquidatoria;

b. dalla Gestione liquidatoria ULSS (OMISSIS) di Pescara (ricorso 8444/05) affidato a due motivi di censura, illustrati da memoria, cui resistono i genitori di B.A. con ricorso incidentale condizionato.

I ricorsi sono stati previamente riuniti per ragioni di connessione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

7. I ricorsi principali della Regione Abruzzo e della Gestione Liquidatoria e incidentali proposti dai B. non meritano accoglimento.

Per chiarezza espositiva dapprima verra’ in esame il Ricorso della Regione (7.A), quindi sara’ esaminato il ricorso della Gestione liquidatoria (7.B) ed infine il ricorso incidentale condizionato delle parti lese. (7.C.).

7.A. ESAME DEL RICORSO DELLA REGIONE ABRUZZO. Il ricorso si articola in tre motivi che vengono riassunti in sintesi descrittiva:

Nel PRIMO MOTIVO si deduce l’error in iudicando in relazione alla L.R. 24 dicembre 1996, n. 146 e della L.R. 29 novembre 1999, n. 123, art. 1. La tesi e’ che al tempo della estensione del contraddittorio alla Regione, nella fase di primo grado, la legittimazione a stare in giudizio era del Direttore Generale della Ausl succeduta alla USSL soppressa.

Nel SECONDO MOTIVO, SUBORDINATO AL PRIMO, si deduce ancora error in iudicando (per la violazione degli artt. 112 e 113 c.p.c. degli artt. 1226 e 2056 c.c.) ed il vizio della motivazione su punto decisivo. La tesi e’ che la Corte ha provveduto a liquidare i danni, soprattutto per il minore, con il criterio equitativo puro,senza dar conto di parametri obbiettivi medico legali o tabellari, assumendosi il carattere del tutto arbitrario della valutazione.

NEL TERZO MOTIVO si deduce il vizio della motivazione insufficiente o omessa su punto decisivo, riferito alla rivalutazione del debito di valore fatta dalla Corte di appello senza una precisa indicazione dei relativi criteri.(ff 8 del ricorso).

7.A.1. In senso contrario, si osserva, come esattamente rilevato dal Procuratore generale, e dai controricorrenti incidentali, che la Regione Abruzzo non ha interesse a dedurre la legittimazione esclusiva del Commissario liquidatore della disciolta ULSS n. (OMISSIS) di Pescara, sul rilievo che la Gestione liquidatoria ha per legge il mandato di definire le pendenze per le obbligazioni contratte prima dello scioglimento (come e’ nel caso di specie), mentre la Regione, quale sostanziale debitrice, si e’ costituita ed ha interloquito sulla determinazione del debito, tanto da svolgere un secondo specifico motivo (cfr. Cass. 9 dicembre 2004 n. 23007 e 6 agosto 2004 n. 15254). Non sussiste pertanto alcuna violazione delle norme richiamate e la Regione ha accettato il contraddittorio al punto che nell’appello del 28 novembre 2001 si e’ doluta per la condanna in relazione al neminem laedere.

Infondato appare anche il secondo motivo, per difetto di specificita’, avendo i giudici dell’appello (ff 18 della motivazione) considerato espressamente le tre componenti del danno, biologico (pari all’80% di invalidita’ del minore), morale e patrimoniale (in relazione alla perdita della capacita’ lavorativa generica del minore), contenendo la somma in 900 milioni al tempo del fatto, mentre hanno ritenuto inadeguata la somma liquidata globalmente ai genitori, considerando il danno per ciascuno di essi, in relazione alla vita di relazione ed al dovere di assistenza continua e solidale al figlio poliomielitico per il resto della sua vita dolorosa.

Ovviamente, stante la natura di debito di valore, sono stati computati la rivalutazione e gli interessi compensativi, come da giurisprudenza consolidata di questa Corte (cfr. da ultimo per il risarcimento integrale del danno alla persona: SU civili 11 novembre 2008 n. 26972 punti 4.8 e 4.9 per il danno parentale).

INAMMISSIBILE in quanto generico ed oscuro il terzo motivo, anche in relazione alla chiara ratio decidendi valutativa espressa nella sentenza (ff. 19 in esteso) che non risulta compresa.

7.B. ESAME DEL RICORSO DELLA GESTIONE LIQUIDATORIA. Il ricorso della Gestione si articola in due censure.

Nel PRIMO MOTIVO si deduce error in iudicando in relazione agli artt. 1176, 1228, 1236 e 2049 c.c. ed il vizio della motivazione su punto decisivo.

La tesi, sviluppata in ordine alla fattispecie di illecito per la violazione della norma di cui all’art. 2043 c.c., sostiene (da ff 4 a 9 del ricorso) che la USLL non ha mancato ai propri doveri di diligenza applicando il protocollo sanitario vigente all’epoca dei fatti per la somministrazione del vaccino e che la complicanza (infezione da virus con insorgenza della poliomielite paralitica post vaccinale) non era imputabile alla struttura sanitaria od a suoi sanitari. (ff 4 a 9 del ricorso).

Nel SECONDO MOTIVO si deduce ancora error in iudicando sotto il profilo della causalita’ in relazione all’art. 1223 c.c. ed il vizio della motivazione su punti decisivi, sostenendosi che la tesi della imprevedibile tragica fatalita’ era sostenuta anche nella consulenza medico legale, disattesa dalla Corte di appello.

7.B.1. In senso contrario si osserva che il primo motivo evita di contestare la precisa ratio decidendi espressa dalla Corte di appello (ff 14 a 17 della motivazione) che accerta una serie di condotte negligenti e imprudenti del personale della ULSS, posto che la preparazione e somministrazione del vaccino non venne eseguita, come richiesto, da un medico dopo aver eseguito accertamenti sulle condizioni di salute e anamnestiche del bambino, consentendo la somministrazione del vaccino ad un bambino a rischio, effettuata in maniera affrettata ed illegittima da personale non abilitato.

L’ente sanitario, non solo risponde ai sensi dell’art. 2043 c.c. per colpa grave da negligenza e imprudenza, ma anche in relazione alla qualificazione del rapporto di assistenza come contatto sociale di protezione, come gia’ puntualizzato da questa Corte nella sentenza n. 589 del 1999 (anteriore alla sentenza del tribunale) e ribadito da ultimo nelle sezioni unite civile 11 novembre 2008 n. 26972 (punto 4.3.) che rafforza il dovere di particolare diligenza e cautela, nei casi in cui la negligenza e l’inadempimento del debitore di tale prestazione di garanzia (della salute) siano suscettibili di ledere e in modo grave la lesione e la vita futura dei bambini.

Quanto al secondo motivo, si osserva che difetta di specificita’ e di autosufficienza, non risultando impugnata la chiara ratio decidendi della motivazione della sentenza di appello (che richiama l’arresto delle SS Unite sentenza 11 settembre 2002 n. 30328) che considera il fattore umano omissivo, come fattore determinante dell’evento di danno, ipotizzandosi come realizzata dal medico (o dal sanitario che agisce in suo luogo per favorirlo) la condotta antidoverosa e non impeditiva dell’evento stesso, che non si sarebbe verificato allorche’, per le condizioni fisiche del vaccinando, la vaccinazione stessa doveva essere sospesa o rinviata in relazione a piu’ accurati approfondimenti. (cfr. amplius ff 14 a 17 della motivazione).

Non sussiste pertanto alcun errore di legge o vizio della motivazione sul punto decisivo dell’accertamento e della imputabilita’ soggettiva dell’ente, per il contatto sociale, e del nesso di causalita’ tra la condotta umana ed il verificarsi del danno ingiusto per lesione del diritto alla salute.

7.C. ESAME DEI RICORSI INCIDENTALI CONDIZIONATI DI B.T. e A.P. in B., in proprio e quali esercenti al patria potesta’ sul minore B.A..

I ricorsi sviluppano unico motivo (ff 14 e ss) in cui si deduce error in iudicando e vizio della motivazione in punto di migliore liquidazione dei danni patrimoniali e non al minore.

In quanto ricorsi condizionati avverso i rispettivi ricorsi principali restano assorbiti dal rigetto dei primi; non senza rilevarne la infondatezza per genericita’, posto che la motivazione, per le ragioni dette appare congruamente ed equitativamente corretta.

8. I ricorsi principali e incidentali, cosi’ come riuniti, devono essere rigettati, compensandosi tra le parti, in relazione alla peculiarita’ del caso, le spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi e li rigetta; compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2010

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