Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5173 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 17/02/2022, (ud. 29/09/2021, dep. 17/02/2022), n.5173

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 25753/2015 proposto da:

P.D. rappresentato e difeso dall’avv. Taranto Vincenzo

elettivamente domiciliato in Roma via Casetta Mattei n. 239 presso

lo studio dell’avv. Tropea Sergio

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale

dello Stato domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12;

– controricorrente-

Riscossione Sicilia s.p.a. rappresentata e difesa dagli avv.ti

Finocchiaro Santo e Russillo Gerardo elettivamente domiciliata

presso lo studio di quest’ultimo in Roma via Cipro n. 77;

– controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale della

Sicilia-sez. Catania n. 1295/18/2015,

depositata il 26/03/2015

Udita la relazione del Consigliere Dott. Pandolfi Catello nella

camera di consiglio del 28 settembre 2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Ricorre il contribuente P.D. per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria della Sicilia-sezione di Catania n. 1295/18/15 depositata il 26 marzo 2015. La vicenda trae origine dalla notifica di una cartella di pagamento per omesso versamento di IRPEF, IRAP, IVA, Addizionali, oltre interessi e sanzioni, nonché per indebita compensazione di un credito d’imposta, per l’anno 2006, emerso a seguito di un controllo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis.

La cartella di pagamento veniva opposta dal contribuente con esito sfavorevole in entrambi i gradi di merito.

Il P. ha posto a base del suo ricorso quattro motivi, esaminati in motivazione.

Resistono l’Agenzia delle Entrate e la società “Riscossione Sicilia s.p.a.”, con rispettivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta motivazione apparente riferita all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Sostiene la parte che dalle motivazioni esposte nella sentenza impugnata”non è possibile individuare l’iter logico seguito dal giudice del gravame (..) (che) non ha tenuto in alcun conto i rilievi e i documenti offerti dal ricorrente nel corso del secondo grado di giudizio…(e) ha invece tenuto conto delle eccezioni sollevate dall’ufficio”

La doglianza e’da ritenersi infondata in quanto la CTR ha chiaramente motivato sulle ragioni per le quali riteneva infondata la censura di carenza di motivazione mossa alla cartella di pagamento, che il contribuente aveva sollevato in primo grado.

In particolare, ha rilevato che l’appellante non aveva specificato, come suo onere, quale effettivo pregiudizio fosse derivato dalla asserita mancanza di motivazione dell’atto impositivo.

Ha anche aggiunto che la asserita carenza di motivazione era da escludere per il fatto che le deduzioni difensive del P. avevano riguardato tutti gli aspetti della vicenda, “con ciò dimostrando l’assenza di menomazione del diritto di difesa”.

Con il terzo motivo, che appare per ragioni di ordine logico da esaminare prima del secondo, il ricorrente deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Giova ricordare che la parte ha dedotto che “per mera dimenticanza la dichiarazione integrativa per l’anno 2005 non è stata depositata in giudizio (quello di 1 grado) pur essendo stata regolarmente citata in seno al ricorso e nonostante (l’Ufficio) fosse in possesso, in quanto regolarmente presentata, della suddetta dichiarazione integrativa per l’anno 2005”.

Il giudice di prime cure non ne aveva ammesso la produzione in udienza.

La mancata ammissione era stata contestata con il gravame e la parte aveva allegato il documento al ricorso sul presupposto che dovesse essere ammesso e valutato in quel grado.

La CTR aveva, invece, ritenuto di confermare il giudizio di inammissibilità della produzione documentale relativa alla suddetta dichiarazione del 2006, per l’anno d’imposta 2005, che aveva, nella prospettazione del contribuente, la funzione di suffragare le sue controdeduzioni in merito alle pretese, trasfuse nella cartella contestata.

In particolare, il giudice regionale aveva ritenuto che erano da ritenere ammissibili in appello “solo i nuovi documenti che non abbiano una valenza probatoria”

Ciò posto, ritiene il Collegio che il giudizio di inammissibilità ed il mancato esame del suddetto documento, da parte del Giudice d’appello, sia da ritenere errata.

Infatti, questa Corte ha affermato, e viene qui ribadito, che “In tema di contenzioso tributario, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, fa salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti anche al di fuori degli stretti limiti consentiti dall’art. 345 c.p.c., ma tale attività processuale deve essere esercitata – stante il richiamo operato dal citato D.Lgs., art. 61,alle norme relative al giudizio di primo grado – entro il termine previsto dallo stesso decreto, art. 32, comma 1, ossia fino a venti giorni liberi prima dell’udienza, con l’osservanza delle formalità di cui all’art. 24, comma 1, dovendo tale termine ritenersi, anche in assenza di espressa previsione legislativa, di natura perentoria, e quindi sanzionato con la decadenza, per lo scopo che persegue e la funzione (rispetto del diritto di difesa e del principio del contraddittorio) cui adempie. (Sez. 5 -, n. 18103/2021).

La parte ha allegato il documento al ricorso d’appello, per cui non si pongono dubbi di tempestività.

Il terzo motivo va, pertanto, ritenuto fondato.

Con il secondo motivo, riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la parte ha lamentato che il primo giudice non avesse ammesso la produzione documentale in quanto tardiva e pertanto, aveva avuto cura di allegare il documento all’atto d’appello. Il ricorrente si duole, in particolare, che il giudice regionale ne avesse motivato l’inammissibilità in modo non coerente con le finalità della produzione, per cui aveva omesso di esprimersi alle argomentazioni del contribuente. Ora, il motivo è assorbito dal terzo, la cui acclarata fondatezza rende superfluo l’esame del secondo.

Con il quarto motivo, la parte lamenta il mancato inoltro dell'”avviso bonario”, prima dell’iscrizione a ruolo L. n. 212 del 2000, ex art. 6. La doglianza è infondata in quanto la cartella di pagamento di riferisce, per la gran parte dell’importo preteso, ad omesso versamento IRAP, IRPEF, IVA oltre Addizionale regionale.

Ora, considerata la natura di tale parte (relativa ad omesso versamento di quanto dichiarato) della pretesa oggetto della cartella di pagamento, risultante da un controllo automatizzato sulla dichiarazione del 2007, la giurisprudenza di questa Corte è costante nel ritenere non necessaria la comunicazione di irregolarità (Cass. n. 17479/2019; n. 18405/2021).

La cartella stessa però fa anche riferimento al disconoscimento di un credito di Euro 2.365,00, relativo al 2005, dedotto in compensazione nella dichiarazione del 2007 per l’anno 2006, che l’Ufficio ha ritenuto di dover recuperare.

Per la fattispecie in esame, trova applicazione la giurisprudenza di questa Corte secondo cui “In tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, è legittimo il disconoscimento del credito di imposta operato a seguito di controllo automatizzato, qualora esso abbia carattere cartolare e non implichi valutazioni, in quanto effettuato sulla base di un riscontro obiettivo dei dati formali della dichiarazione dei redditi” (Sez. 5 -, n. 29582/2018).

E’ quanto avvenuto nella fattispecie, considerato che il disconoscimento della compensazione è avvenuto soltanto in base all’oggettivo esame della dichiarazione 2007, senza alcuna valutazione di merito, posto l’operato dell’Ufficio è scaturito dal dato obiettivo, avalutativo, della tardività della dichiarazione del 2006, per il 2005. Dichiarazione presentata solo il 20.12.2007, e quindi con un ritardo superiore ai 90 giorni dalla scadenza, ciò che – afferma l’Ufficio – rendeva la dichiarazione tardiva come fosse stata omessa.

La richiamata giurisprudenza trova sostegno anche in quanto affermato dalle stesse Sezioni Unite, secondo le quali la contestazione di detrazioni e di crediti indicati dal contribuente non implica attività valutativa, quando nasce solo da una verifica dei dati indicati dallo stesso contribuente. (Sent. n. 17758/2916).

Ne’ può ritenersi che l’orientamento espresso dalle citate sentenze contrasti con altre decisioni di questa Corte (tra le molte, n. 14949/18), in quanto va distinto il disconoscimento di crediti d’imposta dipendente da una valutazione giuridica ed accertativa di inesistenza o di non compensabilità, nel qual caso non è ammessa l’emissione delle cartella senza previa inoltro di avviso di rettifica o almeno di un avviso bonario, dal caso in cui il disconoscimento derivi dal riscontro obiettivo della dichiarazione, nel qual caso l’emissione della cartella è possibile senza avviso bonario. Pertanto, il ricorso va accolto limitatamente al terzo motivo, infondati il primo e il quarto, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia-sezione di Catania, in diversa composizione, anche per la definizione sulle spese.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei limiti indicati in motivazione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale della Sicilia-sezione di Catania, in diversa composizione, per il riesame nei termini indicati ed anche per la definizione sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

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