Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5169 del 17/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 17/02/2022, (ud. 28/09/2021, dep. 17/02/2022), n.5169

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 4289/2015 proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12.

– ricorrente –

contro

P.P., rappresentata e difesa dagli avv.ti G.

Galante e A. Piacentini, elettivamente domiciliata in Roma, via

Trionfale n. 21, presso lo studio dell’avv. E. Carpinelli.

– controricorrente –

Avverso la decisione della Commissione tributaria regionale della

Lombardia sezione di Brescia n. 3327/65/14, depositata il

19/06/2014.

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

Camera di consiglio del 28 settembre 2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Ricorre l’Agenzia, per la cassazione della sentenza della CTR Lombardia-sezione di Brescia n. 3327/65/2014 depositata il 19 giugno 2014.

La vicenda trae origine dalla notifica a P.P., di due avvisi di accertamento per gli anni 2004 e 2005, in esito ad accertamento sintetico basato sul c.d. vecchio redditometro, per maggiori redditi rispetto a quelli dichiarati.

La contribuente ha opposto gli atti impositivi e la CTP di Bergamo ne accoglieva il ricorso. La decisione veniva confermata dal giudice regionale che rigettava l’appello dell’Ufficio.

L’Agenzia delle Entrate impugna la sfavorevole decisione deducendo due motivi, che saranno esaminati in motivazione.

Resiste la contribuente con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo, l’Ufficio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deduce omesso esame di un fatto decisivo, per aver mancato, la CTR, di esaminare le circostanze in base alle quali l’Ufficio aveva ritenuto che non fosse provata: a) né la disponibilità dell’intera somma, asseritamente ricevuta in donazione dalla madre, di Euro 272.600,00; b) né che la parte di tale somma rinvenuta dagli accertatori riversati sul conto corrente della contribuente, risulti essere stata utilizzata per l’acquisto dell’appartamento in (OMISSIS) di mq. 203,00.

Giova ricordare che i beni ritenuti dai verificatori indice di maggior capacità contributiva sono costituiti dalla disponibilità di un’autovettura (considerata al 50% in quanto bene strumentale) e di un’abitazione acquistata nel 2004 in (OMISSIS), al prezzo di Euro 260.000,00, a nome della figlia, ma dalla contribuente posseduta quale usufruttuaria.

La parte, a giustificazione della sua capacità di spesa, in particolare in relazione all’acquisto dell’immobile, aveva dedotto d’aver ricevuto nel 2004 dalla madre complessivi Euro 272.600,00. Di tale importo, Euro 185.000 risultavano essere state oggetto di una donazione del (OMISSIS).

L’Ufficio aveva, per contro, rilevato (come indicato nello “stralcio” dell’appello incorporato nel ricorso, per autosufficienza), che solo parte dell’importo donato (e cioè Euro 103.400,00) risultava confluita sul conto corrente della P.; che solo la disponibilità di tale somma poteva, perciò, ritenersi provata; che di essa, Euro 65.000 erano stati utilizzati per la sottoscrizione di titoli e che la restante parte risultava oggetto dell’emissione di assegni, che per il loro importo – sostiene l’Ufficio – non potevano considerarsi destinati a spese familiari correnti e di mantenimento dei beni posseduti.

Nel quadro degli elementi caratterizzanti la vicenda, l’Ufficio ha evidenziato che la circostanza che l’appartamento fosse parzialmente destinato ad ufficio per l’attività di agente immobiliare della ricorrente, era stata già considerata ai fini del calcolo sintetico, ragguagliato alla sola metratura, risultante dalla visura catastale prodotta dalla contribuente, destinata ad abitazione A/2 e non era stata considerata quella classificata A/10.

E dunque, l’Ufficio aveva dedotto (anche) in appello due “fatti” a motivo dell’accertamento sintetico: a) che sul conto corrente della contribuente non risultasse pervenuta l’intera somma di 272.600,00 pervenutale dalla madre; b) che non risultava documentalmente alcun collegamento tra la maggiore disponibilità di cui la ricorrente aveva goduto e l’acquisto dell’appartamento.

In particolare, l’Ufficio (come ricorda a pag. 7 del ricorso), aveva lamentato “che la documentazione prodotta dalla contribuente non fosse sufficiente a provare, da un lato, la provenienza dalla madre dell’intero importo di Euro 272.600,00 e dall’altro, in ogni caso, il mancato impiego di tali somme per finalità di investimento non computate fra gli incrementi patrimoniali ai fini della determinazione sintetica dei redditi”.

Ora, la giurisprudenza di questa Corte, per superare la presunzione dell’Ufficio, afferma che non sia sufficiente solo che il contribuente dia prova della disponibilità di maggiori risorse, ma che provi anche, documentalmente, quanto meno la possibilità attraverso elementi sintomatici che le ulteriori risorse, di cui abbia avuto la disponibilità, siano potute essere utilizzate, in tutto o in parte, per la spesa o la manutenzione degli incrementi patrimoniali accertati. (Cass. n. 2020/16637; n. 2018/18097).

La CTR, per contro, ha omesso una siffatta verifica, non vagliando i fatti dedotti dall’Ufficio, che se valutati avrebbero escluso un collegamento tra la somma donata e gli incrementi patrimoniali.

Il primo motivo è perciò fondato.

Il secondo motivo è rubricato in riferimento all’art. 360, n. 4, ma dalla lettura della sua formulazione, in realtà, è riferibile al n. 5, per non aver la CTR “compiutamente motivato le ragioni per le quali ha ritenuto idonea la prova offerta dalla contribuente”. In tal modo si censura, in sostanza, una motivazione insufficiente e quindi è da ritenere inammissibile in relazione sia a come è rubricato sia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Pertanto, accoglie il ricorso per essere fondato il primo motivo, inammissibile il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia-sezione di Brescia, in diversa composizione e per la definizione sulle spese.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei termini indicati. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione per il riesame ed anche per la definizione sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2022

 

 

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