Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5149 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2022, (ud. 28/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5149

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8243-2020 proposto da:

I.V.S., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPINA MARCIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale presso la Prefettura

U.T.G. di Milano, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato

e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 69/2020 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 09/01/2020 R.G.N. 5189/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

28/01/2022 dal Consigliere Dott. BOGHETICH ELENA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte di appello di Milano, con sentenza pubblicata il 09.01.2020, ha respinto l’appello proposto da I.V.S., cittadino della Nigeria (Edo State), avverso il decreto con il quale il locale Tribunale ha respinto il ricorso del richiedente promosso contro il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di rigetto della sua domanda volta in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Per quel che qui rileva, la Corte:

a) ha escluso che il richiedente – fuggito dal paese di origine per continuare gli studi e per aver avuto problemi con il Cult di Aye, essendo stato aggredito da alcuni componenti di questo, temendo dunque di non poter proseguire il suo progetto di studi e di essere ucciso – potesse beneficiare dello status di rifugiato, poiché, pur volendo ritenere credibile la vicenda (peraltro scarsamente circostanziata), da essa non emergeva alcuna persecuzione diretta e personale nei confronti del richiedente, non avendo questi neanche tentato di rivolgersi alle autorità locali o ad organizzazioni internazionali, né emergeva un pericolo reale o presunto;

b) ha escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria per l’inesistenza di uno stato di violenza generalizzata nel paese di origine e per l’assenza di allegazioni e prove concernenti l’esistenza di gravi e specifiche situazioni di rischio personale;

c) ha escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari poiché non ricorreva nel paese di origine una situazione tale da legittimare il rilascio, nonché per l’assenza di allegazioni a favore della domanda e per l’assenza di prove circa uno stato soggettivo di vulnerabilità.

3. Il ricorso di I.V.S. domanda la cassazione della menzionata per due motivi.

4. Il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con due motivi di ricorso si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 9, 13, 27 e 32, dell’art. 16 direttiva 2013/327 UE avendo, la Corte, violato il dovere di cooperazione istruttoria mediante l’omessa citazione di fonti internazionali aggiornate concernenti la situazione del paese di provenienza del richiedente;

2. In via preliminare, deve essere dichiarata la giuridica inesistenza della procura speciale rilasciata al difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto), in quanto priva di uno specifico riferimento al provvedimento impugnato data la generica indicazione “nel presente procedimento avanti la Suprema Corte di Cassazione”, senza altro elemento identificativo.

3. Alla suddetta conclusione si perviene d’ufficio in quanto l’art. 83 c.p.c. configura come un obbligo del giudice quello della verifica dell’effettiva estensione della procura rilasciata – principalmente a garanzia della stessa parte che l’ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in una controversia diversa da quella voluta, per effetto dell’autonoma iniziativa del proprio difensore per l’assorbente rilievo secondo cui la suindicata formulazione della procura fa sì che essa non risulti riferibile al ricorso, cui pur materialmente accede e quindi alla controversia in relazione alla quale il mandato è stato conferito dal ricorrente, non essendo tale vizio sanabile per effetto della sottoscrizione del ricorrente stesso apposto in calce alla procura speciale (vedi, per tutte: Cass. n. 9173 del 2003).

4. La mancata riferìbilità della procura alla causa in esame ne determina l’inesistenza con conseguente inammissibilità del ricorso, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese.

5. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto il cui versamento va posto a carico del difensore dandosi seguito ad un consolidato orientamento di questa Corte in materia di procura inesistente (vedi, per tutte: Cass. SU 10 maggio 2006, n. 10706 e successive conformi; da ultimo, Cass. n. 31191 del 2021 in materia di protezione internazionale; v. altresì, Cass. n. 34638 del 2021, Cass. n. 15305 del 2018).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla sulle spese del presente giudizio di legittimità; Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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