Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5148 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2022, (ud. 28/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5148

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8239-2020 proposto da:

M.G., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPINA MARCIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE PRESSO LA PREFETTURA

– U.T.G. DI BARI, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato

e difeso ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1796/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 29/08/2019 R.G.N. 110/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/01/2022 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MUCCI

ROBERTO ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte di appello di Bari, con sentenza pubblicata il 29.08.2019, ha respinto l’appello proposto da M.G., cittadino del Pakistan, avverso il decreto con il quale il locale Tribunale ha respinto il ricorso del richiedente promosso contro il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di rigetto della sua domanda volta in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. La Corte, in particolare:

a) ha escluso che il richiedente – fuggito dal paese di origine, dove svolgeva l’attività di commerciante di latte anche presso una zona militare, per il timore di essere rapito (come già capitato) ed ucciso dai talebani che volevano essere introdotti nella menzionata zona – potesse beneficiare della protezione internazionale e, in particolare, di quella sussidiaria per l’inattendibilità della sua vicenda personale così come emersa a seguito della narrazione e dalle richieste di chiarimento e per la mancanza di un rischio effettivo o di un sufficiente livello di instabilità del paese di origine, dovendosi altresì escludere la cooperazione del giudice per la mancanza di allegazioni;

b) ha escluso che al richiedente potesse essere concessa la protezione umanitaria per l’insufficienza dell’integrazione e per la mancanza di una situazione soggettiva di vulnerabilità.

3. Il ricorso di M.G. domanda la cassazione della menzionata sentenza per due motivi.

4. Il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

5. La Procura generale ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, con riguardo alla protezione sussidiaria, avendo, la Corte, ricostruito la situazione del Pakistan con riferimento alle fonti indicate dal giudice di primo grado e, quindi, fonti non aggiornate, considerato che il rapporto EASO pubblicato ad agosto 2019 delinea una situazione in miglioramento negli ultimi tre anni ma le aree al confine con l’Afghanistan, compreso il Punjab, sono teatro di recenti attacchi terroristici;

2. con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, nonché omesso esame di fatti decisivi con riguardo alla protezione umanitaria, avendo trascurato, la Corte territoriale, di accertare la situazione attuale del paese di origine e di comparare la condizione individuale del richiedente con quella vissuta prima della partenza a cui si troverebbe esposto in conseguenza del rimpatrio;

3. i motivi sono fondati per quanto di ragione;

4. questa Corte ha affermato che nei procedimenti in materia di protezione internazionale, la valutazione di inattendibilità del racconto del richiedente, per la parte relativa alle vicende personali di quest’ultimo, non incide comunque sulla verifica dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), in quanto la valutazione da svolgere per questa forma di protezione internazionale è incentrata sull’accertamento officioso della situazione generale esistente nell’area di provenienza del cittadino straniero, e neppure può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nella medesima area, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa (cfr. da ultimo Cass. n. 16122 del 2020);

5. in particolare, questa Corte ha precisato che nel caso in cui il giudice di merito abbia reso note le fonti consultate mediante l’indicazione del loro contenuto, della data di risalenza e dell’ente promanante, il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio; diversamente, nel caso in cui il richiamo alle fonti sia assente, generico o deficitario nelle sue parti essenziali – come nel caso di specie – è sufficiente la censura consistente nella deduzione della carenza degli elementi identificativi (Cass. n. 7105 del 2021);

6. ebbene, la Corte territoriale, pur non ritenendo credibile il richiedente, alla luce dei criteri offerti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, non ha indagato la situazione della zona di provenienza (Pakistan, regione del Punjab) alla luce di fonti internazionali accreditate: invero, il dovere di cooperazione istruttoria del giudice si sostanzia nell’acquisizione di COI (“Country of Origin Information”) pertinenti e aggiornate al momento della decisione (ovvero ad epoca ad essa prossima), da richiedersi agli enti a ciò preposti, non potendo ritenersi sufficiente il rinvio generale a “diversi reports stilati da organismi nazionali ed internazionali”;

8. il ricorso va, pertanto, accolto, la sentenza va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Bari, in diversa composizione, che statuirà altresì sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Bari, in diversa composizione, che provvederà altresì alle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

 

 

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