Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5147 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 16/02/2022, (ud. 28/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5147

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8103-2020 proposto da:

M.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato STEFANIA SANTILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Milano, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3339/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 26/07/2019 R.G.N. 1332/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/01/2022 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Milano, con sentenza n. 3339 pubblicata il 26.07.2020, ha respinto l’appello proposto da M.A., cittadino della Nigeria (Edo State), avverso il decreto con il quale il locale Tribunale ha respinto il ricorso del richiedente promosso contro il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di rigetto della sua domanda volta in via gradata al riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. La Corte, per quel che qui interessa, rileva che:

a) in base all’insufficiente specificazione e documentazione della domanda e per quale sarebbero seguite lesioni personali del creditore), non appare ipotizzabile che il richiedente, tornato nel paese di origine, corra un rischio di persecuzione tale da configurare la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato;

b) in base alla situazione del paese di origine non si deduce che il richiedente, ivi tornato, correrebbe il rischio di subire un danno grave il quale non è neanche stato specificato nella domanda – dovendosi così escludere il riconoscimento della protezione sussidiaria;

c) in mancanza di elementi di significativa fragilità o vulnerabilità del richiedente e di deduzioni e documentazione circa un suo percorso di inclusione, non sussistono i requisiti per la concessione della protezione umanitaria.

3. Il ricorso di M.A. domanda la cassazione della menzionata sentenza per tre motivi.

4. Il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 comma 1 ultimo alinea c.p.c., cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo si denunzia violazione e

falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, degli artt. 2 e 3 CEDU, (ex artt. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) non avendo, la Corte, dato applicazione rigorosa degli indici legali di affidabilità di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e trascurando il contenuto dei rapporti COI citati nel ricorso introduttivo del giudizio;

2. con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g) e art. 14, comma 1, lett. b), nonché omesso esame di fatti decisivi avendo trascurato, la Corte territoriale, la situazione di instabilità del paese di origine del richiedente come delineata da fonti internazionali autorevoli;

3. con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 4, 7,14,16,17, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8,10,32, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, dell’art. 10 Cost., dell’art. 111Cost., comma 6, degli artt. 112,132, 156 c.p.c. nonché omesso esame di fatti decisivi, con riguardo alla protezione umanitaria, avendo trascurato, la Corte territoriale, di approfondire la situazione socio-economica nonché politica del paese e della zona di provenienza;

4. i motivi sono fondati per quanto di ragione;

5. questa Corte ha affermato che nei procedimenti in materia di protezione internazionale, la valutazione di inattendibilità del racconto del richiedente, per la parte relativa alle vicende personali di quest’ultimo, non incide sulla verifica dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), in quanto la valutazione da svolgere per questa forma di protezione internazionale è incentrata sull’accertamento officioso della situazione generale esistente nell’area di provenienza del cittadino straniero, e neppure può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nella medesima area, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa (cfr. da ultimo Cass. n. 16122 del 2020);

6. in particolare, questa Corte ha precisato che nel caso in cui il giudice di merito abbia reso note le fonti consultate mediante l’indicazione del loro contenuto, della data di risalenza e dell’ente promanante, il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio; diversamente, nel caso in cui il richiamo alle fonti sia assente, generico o deficitario nelle sue parti essenziali – come nel caso di specie – è sufficiente la censura consistente nella deduzione della carenza degli elementi identificativi (Cass. n. 7105 del 2021);

7. ebbene, la Corte territoriale, pur non ritenendo credibile il richiedente, alla luce dei criteri offerti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, ha indagato la situazione della zona di provenienza (Nigeria, Edo State) alla luce di fonti non appropriate; invero, il dovere di cooperazione istruttoria del giudice si sostanzia nell’acquisizione di COI (“Country of Origin Data pubblicazione 16/02/2022 Information”) pertinenti e aggiornate al momento della decisione (ovvero ad epoca ad essa prossima), da richiedersi agli enti a ciò preposti, non potendo ritenersi tale il sito ministeriale “Viaggiare sicuri”, il cui scopo e funzione non coincidono, se non in parte, con quelli perseguiti nei procedimenti indicati (Cass. n. 8819 del 2020); 8. il ricorso va, pertanto, accolto, la sentenza va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che statuirà altresì sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che provvederà altresì alle spese del presente giudizio di legittimità;

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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