Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5146 del 05/03/2018

Civile Ord. Sez. 6 Num. 5146 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: COSENTINO ANTONELLO

ORDINANZA

sul ricorso 2902-2017 proposto da:
D.D., elettivamente domiciliata in ROMA,
, presso lo studio dell’avvocato
A.F., che la rappresenta e difende unitamente agli
avvocati R., G. V.;
– ricorrente contro

G. SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
presso lo studio dell’avvocato A. A., che la rappresenta e difende;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 1123/2016 della CORTE D’APPELLO di
TORINO, depositata il 30/06/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 21/12/2017 dal Consigliere Dott. A.
C.
RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE
L’arch. D.D. chiede la cassazione della
sentenza della corte di appello di Torino n. 1123/16 che ha rigettato
l’appello da lei proposto avverso la sentenza dal tribunale di Torino

Li

Data pubblicazione: 05/03/2018

n. 6475/14 che aveva revocato il decreto ingiuntivo da lei ottenuto
contro la società G. . s.p.a. per il pagamento di un suo credito
professionale e l’aveva altresì condannata a pagare alla stessa
G. . la somma di C 66,924,02, oltre accessori.
L’unico mezzo di ricorso censura la statuizione della sentenza
gravata che ha disatteso l’eccezione di giudicato esterno sollevata

Torino n. 6012/14, emessa tra le stesse parti in causa avente
oggetto parzialmente comune. La corte subalpina ha negato che tale
sentenza fosse passata in giudicato, rilevando come la stessa fosse
stata appellata dalla G. . s.p.a. e disattendendo l’assunto dell’
arch. D. secondo cui tale appello sarebbe stato tardivo, in
quanto proposto dopo il decorso del termine breve dalla data di
notifica della sentenza stessa.
Nella sentenza qui gravata si argomenta che la notifica della
sentenza del tribunale di Torino n. 6012/14 al difensore della G.
s.p.a. sarebbe avvenuta con modalità inidonee a far decorrere il
termine breve sensi dell’articolo 326 c.p.c.. In particolare, la corte
torinese evidenzia che la menzionata sentenza n. 6012/14 era stata
inserita, in copia, “nel corpo dell’atto di appello avverso la sentenza

n. 6475/14, al dichiarato il limitato scopo di agevolare l’illustrazione
della ricostruzione dei fatti operata in quella sede e quindi «per
semplicità di lettura»” (pag. 7 della sentenza qui gravata) e afferma
che tale modalità di notificazione, mediante inserimento nel corpo
dell’atto di impugnazione avverso altra sentenza, non può ritenersi
idonea ad “attribuire in modo trasparente ed esplicito il diverso

scopo di far decorrere il termine breve”

(ancora pag. 7 della

sentenza qui gravata).
Il mezzo di ricorso, riferito alla violazione falsa applicazione
degli articoli 170, 285, 324 e 325 c.p.c. e 2909 c.c., argomenta che pacifico essendo che nella relata di notifica dell’atto di appello
avverso la sentenza n. 6475/14 l’ufficiale giudiziario aveva dato
espressamente atto del fatto che egli stava contestualmente
notificando anche la sentenza n. 6012/14 – la corte d’appello
Ric. 2017 n. 02902 sez. M2 – ud. 21-12-2017
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dall’arch. D. con riferimento alla sentenza del tribunale di

avrebbe errato nel non attribuire rilevanza alla notifica di
quest’ultima sentenza ai fini del decorso del termine breve. Secondo
la ricorrente, infatti, perché la notifica di una sentenza al procuratore
della controparte sia idonea a far decorrere il termine breve non è
necessario che il difensore della parte notificante dichiari
espressamente che la stessa notifica viene effettuata ai fini della

La censura non coglie nel segno.
La sentenza gravata non afferma che, al fini della decorrenza
del termine breve, la notifica della sentenza al procuratore della
controparte debba essere corredata da una dichiarazione espressa di
finalizzazione di tale notifica a detta decorrenza, ma – richiamati i
precedenti di questa Corte secondo cui, ai suddetti fini, la notifica
della sentenza si risolve in una formale attività acceleratoria e
sollecitatoria (Cass. n. 10026/10) e deve essere caratterizzata dalla
volontà di porre fine al processo (Cass. n. 4690/11) – ha escluso,
con apprezzamento di fatto che rientra nei poteri del giudice di
merito, che i presupposti di cui al primo comma dell’articolo 326
c.p.c. potesse ravvisarsi nella notificazione della sentenza effettuata
mediante l’inserimento della stessa all’interno di un atto d’appello
rivolto verso altra sentenza, a nulla rilevando, al riguardo, le
dichiarazioni rese nella relata di notifica dell’ufficiale giudiziario.
Il ricorso va quindi in definitiva rigettato.
Le spese seguono la soccombenza.
Deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte della ricorrente, del raddoppio del contributo
unificato ex art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02.
PQM
La Corte rigetta il ricorso.
Condanna la ricorrente a rifondere alla società contro ricorrente le
spese del giudizio di cassazione, che liquida in C 5.600, oltre C 200
per esborsi ed oltre accessori di legge.
Ai sensi dell’articolo 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/02, si dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
Ric. 2017 n. 02902 sez. M2 – ud. 21-12-2017
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decorrenza di tale termine.

ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso a norma dell’articolo 1 bis dello stesso

articolo 13.

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