Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5143 del 28/02/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 28/02/2017, (ud. 30/11/2016, dep.28/02/2017),  n. 5143

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6594-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

T.G., elettivamente domiciliato in ROMA CORSO VITTORIO

EMANUELE II 18, presso lo studio dell’avvocato GIANMARCO GREZ,

rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO GIGANTE giusta delega

in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 63/2009 della COMM.TRIB.REG. della BASILICATA,

depositata il 20/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/11/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI;

udito per il ricorrente l’Avvocato URBANI NERI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con istanza del 16.11.2004 T.G., nominato collaudatore dall’Ente nazionale autostrade, chiedeva il rimborso della maggiore somma ritenuta a titolo di Irpef ed addizionale regionale sull’importo di Lire 91.256.039, corrispostogli nell’anno 2000 dalla RAV Raccordo autostradale Valle d’Aosta spa per l’attività di componente della Commissione incaricata del collaudo di un lotto della autostrada (OMISSIS); affermava che erroneamente era stata assunta come base imponibile l’intera somma corrispostagli, mentre doveva essere considerata come base imponibile il 40% di detta somma, pari a Lire 36.502.416.

A seguito del silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Potenza che lo accoglieva con sentenza n. 3 del 2006.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza del 20.1.2009. Il giudice di appello confermava che, sulla somma corrisposta al contribuente in veste di libero professionista, avrebbe dovuto essere operata una detrazione forfettaria delle spese nella misura del 60% dell’imponibile a norma della L. 2 marzo 1949, n. 143, art. 13 e D.M. 21 agosto 1958, art. 5.

Contro la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per tre motivi: 1) violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360c.p.c., comma 1, n. 4, nella parte in cui ha omesso di pronunciarsi sul motivo di appello relativo alla erronea determinazione della base imponibile indicata nell’istanza di rimborso ed alla inapplicabilità della normativa sui compensi ai liberi professionisti invocata dal ricorrente, considerato che, trattandosi di un ingegnere legato da un rapporto di lavoro subordinato con la stazione appaltante (Anas), doveva essere applicato il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 51 secondo cui devono essere assoggettate ad imposta tutte le somme percepite in dipendenza del rapporto di lavoro subordinato; 2) violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per intervenuta decadenza del termine di presentazione della richiesta di rimborso; 3) violazione e falsa applicazione della L. n. 143 del 1949, art. 13 e del D.M. 21 agosto 1958, art. 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui ha ritenuto la spettanza del rimborso forfettario.

T.G. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il secondo motivo, da esaminare prioritariamente, è infondato. Il previgente D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, comma 2, secondo cui il percipiente delle somme assoggettate a ritenuta poteva richiedere il rimborso delle trattenute in eccesso entro il termine di decadenza di diciotto mesi, è stato modificato dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 34, comma 6 vigente dal 1 gennaio 2001, il quale ha stabilito che la richiesta di rimborso deve essere formulato nel termine di 48 mesi.

Non è controverso che l’assoggettamento delle somme a ritenuta da parte del sostituto di imposta è avvenuto in data 14.7.2000 e 21.11.2000, e che la richiesta di rimborso è stata presentata in data 16.11.2004. Poichè alla data di entrata in vigore della nuova disposizione (1 gennaio 2001), il previgente termine di decadenza di 18 mesi, decorrente dalla data di assoggettamento alle ritenute, non era ancora maturato e la decadenza non si era ancora verificata, ne è conseguita l’applicabilità del sopravvenuto maggiore termine di decadenza di 48 mesi.

Nel caso in esame, il contribuente non afferma che l’imposta non era dovuta ab origine, ma sostiene che l’imposta complessivamente versata, risultante dalla trattenuta operata a saldo in data 20.11.2000, è maggiore di quella effettivamente dovuta. Pertanto il giudice di merito ha correttamente ritenuto che il termine per la presentazione della richiesta di rimborso decorresse dal versamento del saldo, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte secondo cui, in caso di ritenute alla fonte operate dal datore di lavoro, il termine di decadenza previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 per la presentazione dell’istanza di rimborso decorre dal versamento del saldo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un’eccedenza delle somme anticipatamente corrisposte rispetto all’ammontare del tributo complessivamente dovuto al momento del saldo, ovvero alla successiva determinazione in via definitiva dell'”an” e del “quantum” dell’obbligazione fiscale, mentre decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto ove questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poichè, in tale ipotesi, l’interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin dall’inizio. (Sez. 6 – 5, Sentenza n. 27136 del 19/12/2014, Rv. 634919).

1. Il primo motivo di ricorso è fondato. Con l’atto di appello (trascritto nel presente ricorso) l’Agenzia delle Entrate, premessa la sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente tra T.G. e la stazione appaltante ANAS spa, che lo aveva nominato componente della Commissione collaudatrice dell’opera pubblica di costruzione di un tratto autostradale appaltata alla società RAV spa, sosteneva l’applicabilità del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, art. 210 (Regolamento di attuazione della Legge Quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109) secondo cui i compensi spettanti ai collaudatori si determinano applicando le tariffe professionali degli ingegneri ed architetti solo se essi “non sono appartenenti all’organico della stazione appaltante”; poichè nel caso in esame il collaudatore era dipendente della stazione appaltante, i compensi percepiti per l’attività di componente della commissione di collaudo dovevano essere considerati: reddito da lavoro dipendente o ad esso assimilabili, a norma del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 50, comma 1, lett. b) per i dipendenti incaricati del collaudo in ragione della loro qualifica di servizio; redditi assimilati a quello di lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lett c-bis) stesso D.P.R., qualora l’attività di collaudatore non rientrasse tra i compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente, con esclusione in ogni caso della qualificazione di tali compensi come “redditi diversi ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 67, comma 1, lett. l), soggetti all’abbattimento forfettario dell’imponibile del sessanta per cento previsto dalle tariffe per le prestazioni professionali degli ingegneri e degli architetti.

La questione preliminare posta nell’atto di appello circa la qualificazione dei compensi come provento di lavoro autonomo occasionale, con abbattimento forfettario dell’imponibile, ovvero come reddito da lavoro dipendente o ad esso assimilabile, con regime impositivo diverso, non è stato oggetto di esame e pronuncia da parte della Commissione tributaria regionale che, sul punto, si è determinata assumendo aprioristicamente che il contribuente avesse svolto la propria opera quale libero professionista (occasionale), con conseguente applicabilità delle tariffe professionali richiamate (D.M. 21 agosto 1958, art. 5 e L. 2 marzo 1949, n. 143, art. 13) ed abbattimento forfettario del reddito imponibile in relazione alle spese di produzione del reddito stesso.

La sentenza deve pertanto essere cassata sul punto, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Basilicata in diversa composizione. Le spese del giudizio di legittimità saranno regolate all’esito del giudizio di rinvio.

3. Il terzo motivo è assorbito dalli accoglimento del primo.

PQM

Accoglie il primo motivo, rigetta il secondo, dichiara assorbito il terzo; cassa in relazione e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione tributaria regionale della Basilicata in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 febbraio 2017

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