Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5143 del 25/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/02/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 25/02/2021), n.5143

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20385-2019 proposto da:

A.T., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso lo studio dell’avvocato GAETANO IROLLO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato CLEMENTINA PULLI,

che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati MANUELA MASSA,

PATRIZIA CIACCI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 7232/2018 della CORTE NAPOLI, depositata il

09/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera partecipata del

28/01/2021 dal Consigliere ALFONSINA DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

A.T. chiede la cassazione della sentenza con cui la Corte d’appello di Napoli, confermando la pronuncia del Tribunale della stessa città, ha rigettato la domanda diretta al riconoscimento del possesso del requisito sanitario ai fini del godimento della pensione d’invalidità, e ha condannato l’appellante alla rifusione delle spese del grado, omettendo di considerare la dichiarazione di esenzione ex art. 152 disp. att. c.p.c., sebbene validamente allegata dal ricorrente in entrambi i gradi di merito;

A.T. ha affidato le sue ragioni a un unico motivo di doglianza;

l’Inps ha depositato procura in calce al ricorso;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, l’odierno ricorrente contesta “Violazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 11, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 326 del 2003, nonchè dell’art. 152 disp. att. c.p.c., dell’art. 112 c.p.c..”, per avere, la Corte d’appello, statuito la condanna alle spese nonostante la dichiarazione di esenzione, presentata in entrambe le fasi del giudizio di merito: in primo grado, riportata in atto separato, richiamato espressamente nel ricorso introduttivo e allegato al fascicolo di parte, e in appello, apposta in calce al ricorso introduttivo;

il motivo merita accoglimento;

dedotto ammissibilmente, in osservanza dei principi di specificità e di allegazione di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4 e dell’art. 369 c.p.c., n. 6, la parte ha trascritto il motivo d’appello concernente la domanda di accoglimento del gravame sul punto ivi contestato (cfr. Cass. n. 11603 del 2018; Cass. n. 27209 del 2017; Cass. n. 12362 del 2006);

segnatamente, riguardo all’accollo delle spese del primo grado di merito, correttamente censurata col ricorso in appello, la Corte territoriale non si è effettivamente pronunciata, e nemmeno ha considerato la dichiarazione di A.T. di esonero dalle spese di lite per il caso di soccombenza, apposta in calce allo stesso ricorso in appello;

in definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito, dichiarando A.T. non tenuto al pagamento, in favore dell’Inps, delle spese processuali del primo e del secondo grado di giudizio;

le spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, sono poste a carico dell’Inps, con distrazione in favore del difensore di A., dichiaratosi antistatario;

in considerazione dell’accoglimento del ricorso, si dà atto che non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e, decidendo nel merito, dichiara non tenuto A.T., a rimborsare all’Inps le spese del primo e del secondo grado del giudizio.

Condanna l’Inps al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti di A.T., che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 1.200,00 per compensi professionali, con distrazione in favore del difensore di questi, dichiaratosi antistatario, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2021

 

 

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