Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 513 del 11/01/2017

Cassazione civile, sez. I, 11/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.11/01/2017),  n. 513

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3081-2015 proposto da:

C.L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO

D’ITALIA, 19, presso l’avvocato BARBARA SANTESE, che lo rappresenta

e difende, giusta procura speciale per Notaio Dott. S.P.

di FOGGIA – Rep. n. 19384 del 21.10.2016;

– ricorrente –

contro

G.P.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 8595/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 11/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/11/2016 dal Consigliere Dott. TERRUSI FRANCESCO;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato B. SANTESE che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA che ha concluso per l’inammissibilità, rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 8595-14 questa corte, pronunciando sul ricorso principale di G.P. e su quello incidentale condizionato di C.L.A., proposti avverso la sentenza n. 765 del 2011 della corte d’appello di Bari in controversia di divorzio tra le dette parti, ha disatteso i primi due motivi del ricorso principale e ne ha accolto un terzo, da essa individuato. Ha invece rigettato il ricorso incidentale.

Contro la sentenza C. ha proposto ricorso per revocazione, deducendo l’errore di fatto consistente nell’avere il collegio individuato, nel ricorso principale, e poi accolto, un terzo motivo viceversa inesistente, o comunque riferibile non alla decisione impugnata ma alla precedente sentenza n. 607 del 2010 della stesa corte d’appello di Bari, poi revocata da quella n. 765 del 2011 oggetto del ricorso per cassazione.

La causa, avviata in un primo tempo alla trattazione con rito camerale, è stata rimessa in pubblica udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso per revocazione è inammissibile, non essendo quello dedotto dal ricorrente qualificabile come errore di fatto nel senso di cui all’art. 395 c.p.c., n. 4.

L’esistenza di un terzo motivo del ricorso principale è stata dalla sentenza n. 8595-14 dichiaratamente desunta in via di interpretazione dell’atto.

Ciò si evince dalla testuale premessa ivi leggibile, per cui “nel ricorso non sono indicati specificamente altri motivi di impugnazione, e tuttavia emerge con chiarezza che, nell’ultima parte del ricorso stesso, viene censurata la sentenza della corte d’appello, per violazione dell’art. 5, L. divorzio, con riferimento ai presupposti dell’assegno divorzile, non essendo stato considerato adeguatamente il divario tra i redditi delle parti”.

Come questa corte ha più volte affermato, in tema di revocazione, non si è in presenza di un errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, quando sia dedotta l’erronea valutazione di un elemento processuale, essendo esclusa dall’ambito della revocazione la sindacabilità di asseriti errori di giudizio formatisi sulla base di una decisione in punto di diritto (v. Sez. lav. n. 19926-14). Invero una sentenza di legittimità non può essere impugnata per revocazione in base all’assunto che il collegio abbia male compreso i motivi di ricorso, perchè un vizio di questo tipo costituirebbe un errore di giudizio, e non un errore di fatto (cfr. Sez. 6^-3 n. 9835-12; Sez. 2^ n. 14608-07).

Tale è la ragione per cui non giova al ricorrente insistere sul rilievo per cui la sentenza avrebbe confuso l’oggetto della censura con quanto invece indicato come attinente alla iniziale decisione di merito revocata. Resterebbe intatta la conseguenza appena evidenziata, in quanto un vizio di tal genere sarebbe comunque correlabile a un difetto di comprensione del motivo di ricorso, e dunque in un supposto errore di giudizio relativamente all’interpretazione dell’atto processuale, mai suscettibile di integrare gli estremi della revocazione.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della prima sezione civile, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 gennaio 2017

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