Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5128 del 21/02/2019

Cassazione civile sez. II, 21/02/2019, (ud. 07/06/2018, dep. 21/02/2019), n.5128

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5076-2014 proposto da:

P.N., C.L., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA LUCIO PAPIRIO 147, presso lo studio dell’avvocato ENRICO

LULLI, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

PA.MI., PA.SA., PA.EL., rappresentati e

difesi dall’avvocato FRANCO QUARANTA;

– controricorrenti e ric. incidentali –

e contro

T.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4583/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 05/09/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/06/2018 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.

Fatto

PREMESSO

CHE:

C.L. e P.N. citavano in giudizio T.A. e, premesso di essere proprietari di un immobile confinante con quello di proprietà della convenuta, deducevano che quest’ultimo era stato costruito in violazione delle distanze prescritte dal piano regolatore generale del Comune di Zagarolo e ne chiedevano la parziale demolizione. T.A., costituendosi, tra l’altro proponeva domanda riconvenzionale con cui a sua volta chiedeva l’arretramento, sino al rispetto delle distanze legali, della costruzione in sopraelevazione eseguita dagli attori sull’edificio di loro proprietà.

Il Tribunale di Tivoli, con sentenza n. 186/2007, rigettava la domanda degli attori e la domanda riconvenzionale della convenuta.

La Corte d’appello di Roma – con sentenza 5 settembre 2013, n. 4583 – ha respinto l’impugnazione principale proposta avverso la sentenza di primo grado da C. e P. e quella incidentale di T..

Avverso la sentenza di secondo grado ricorrono per cassazione C.L. e P.N..

Resistono con controricorso e propongono ricorso incidentale Pa.Mi., Pa.Sa. ed P.E., quali eredi di T.A..

I ricorrenti principali e quelli incidentali hanno presentato memoria ai sensi dell’art. 380-bis 1 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

La pronuncia impugnata è fondata su una premessa errata. La Corte d’appello, nell’esaminare la deduzione degli appellanti per cui dal 1975, anno di adozione del piano regolatore generale, al 1982, anno di approvazione del piano da parte della Regione Lazio, la distanza minima da rispettare era quella prescritta dal D.M. n. 1444 de3l 1968, art. 9 ha affermato che il D.M. non è immediatamente operante nei rapporti tra privati. L’affermazione non è corretta alla luce dell’orientamento di questa Corte, secondo cui “in tema di distanze tra costruzioni, il D.M. n. 1444 del 1968, art. 9essendo stato emanato in delega della c.d. Legge Urbanistica, art. 41-quinquies ha efficacia di legge dello Stato, sicchè le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica” (Cass., sez. un., n. 14953/2011, più di recente cfr. Cass. 29732/2017). Pertanto, essendo l’art. 9 citato D.M. disposizione di immediata e inderogabile portata precettiva, esso doveva trovare applicazione da parte del giudice di merito.

Ciò comporta l’accoglimento del ricorso principale, basato su due motivi, il primo che denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e il secondo che lamenta violazione o falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c.

Quanto al ricorso incidentale, vanno accolti i primi due motivi, che contestano, rispettivamente, omesso esame di un fatto decisivo e violazione e falsa applicazione dell’art. 873 c.c.; il terzo motivo che fa valere violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione al provvedimento di compensazione delle spese, è invece da ritenersi assorbito.

La sentenza impugnata va conseguentemente cassata e la causa rinviata alla Corte d’appello di Roma che deciderà la causa alla luce del principio di diritto sopra precisato; il giudice di rinvio provvederà anche in relazione alle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso principale, accoglie i primi due motivi del ricorso incidentale, dichiara assorbito il terzo motivo del ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte d’appello di Roma.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione seconda civile, il 7 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2019

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