Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5123 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. I, 16/02/2022, (ud. 06/10/2021, dep. 16/02/2022), n.5123

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 337/2021 proposto da:

H.A., elettivamente domiciliato in Roma Via del Casale Strozzi,

31 presso lo studio dell’avvocato Barberio Laura, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Veglio Maurizio, come da procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto del GIUDICE DI PACE di TORINO, depositato il

04/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/10/2021 da Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

Il Giudice di pace di Torino, con decreto del 4 luglio 2020, ha convalidato per sedici giorni il provvedimento di trattenimento di H.A., nato in (OMISSIS), presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri (OMISSIS) emesso dal Questore di Trapani, ravvisando la ricorrenza dei presupposti D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 13, comma 2, lett. b).

Avverso detto decreto ha proposto ricorso per cassazione H.A. affidandolo a tre motivi, corroborati da memoria.

L’amministrazione è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 4, art. 15, par. 2, Direttiva 2008/115/CE, 111, comma 6, Cost., nonché la motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile del provvedimento di convalida del trattenimento.

Il motivo è fondato e va accolto.

Il ricorrente rammenta di essersi opposto alla richiesta di convalida, sotto un primo profilo, evidenziando l’illegittimità del trattenimento di fatto attuato mediante la sottoposizione ad un periodo di quarantena per ragioni sanitarie legate all’emergenza Covid-19; riferisce, quindi, di essersi opposto, sotto un secondo profilo, denunciando l’illegittimità del decreto di espulsione, adottato dal Prefetto ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 2, laddove, a suo parere, nel caso di specie avrebbe potuto essere adottato al massimo il diverso provvedimento di respingimento alla frontiera ex art. 10 D.Lgs. cit.

Il Giudice di pace, nel respingere l’opposizione alla convalida del trattenimento ha così motivato “Il Giudice, rilevato che sussistono i presupposti di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, atteso che nelle motivazioni del decreto di espulsione prefettizio 03/07/2020 assente respingimento e dunque in ipotesi ex art. 13, comma 2, lett. b) T.U.I., di cui ricorrono i presupposti (c.c. 26067/19) all’esito dell’istruttoria orale, svolta in udienza e a verbale: non sono emersi elementi di restrizione ma di isolamento per 14 giorni in albergo senza vigilanza interna, per accertamenti sanitari in quarantena; presente in strada per ordine pubblico e non ad personam; che sussistono altresì i presupposti di cui al successivo art. 14 assente passaporto e vettore idoneo; in ogni caso, trattandosi di misura restrittiva di libertà personale, se pure per eccezionale, incidente nel diritto costituzionale ex art. 13 Cost. (c.c. n. 8091/19); non avendo comprovato la sussistenza di condizioni di possibile isolamento fiduciario, né la richiesta: P.Q.M. convalida per sedici giorni – il provvedimento del Questore di Trapani emesso il 03/07/20202 nei confronti di H.A.”.

Orbene, tale motivazione si rivela apparente, perplessa e contraddittoria rispetto ad entrambe le questioni proposte dal ricorrente.

Quanto alla prima, il Giudice di pace in un primo momento sembra avere disatteso la tesi secondo la quale la sottoposizione alla misura amministrativa della quarantena integrerebbe un illegittimo trattenimento di fatto, salvo poi a qualificarla come eccezionale misura restrittiva di libertà personale ed a convalidare il trattenimento non per gli ordinari trenta giorni, ma solo per sedici giorni, senza tuttavia risolvere la contraddizione insita tra le affermazioni succedutesi nel provvedimento e senza esplicitare le specifiche ragioni giuridiche della decisione finale adottata, se non in forma meramente apparente e perplessa, in base alla quale non è possibile cogliere l’iter logico/argomentativo seguito nella decisione. Ciò comporta la nullità del provvedimento perché – come già affermato in relazione al procedimento camerale di opposizione all’espulsione – “Il provvedimento del giudice di pace, anche se adottato all’esito del procedimento camerale di opposizione all’espulsione, è affetto da nullità ove sia del tutto privo dell’esposizione dei motivi in diritto sui quali è basata la decisione, trattandosi di un procedimento contenzioso avente ad oggetto diritti soggettivi.” (Cass. n. 28158 del 24/11/2017; (Cass. n. 18108 del 4/8/2010).

Quanto alla seconda questione, sviluppata dal ricorrente sulla prospettazione di non essere entrato in Italia sottraendosi ai controlli di frontiera, come invece contestatogli con il decreto di espulsione emesso ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 2, lett. a), ma di essere stato temporaneamente ammesso nel territorio dello Stato per necessità di pubblico soccorso, per cui sarebbe stato onere del Questore emettere un provvedimento di respingimento c.d. differito (vale a dire con accompagnamento alla frontiera), a norma del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 10, comma 2, lett. b), la cui mancata adozione aveva determinato la radicale nullità del provvedimento di espulsione, il Giudice di pace non la ha affrontata affatto, limitandosi a qualificare diversamente il decreto espulsivo, come adottato D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 13, comma 2, lett. b). Il Giudice di pace avrebbe, invece, dovuto darsi carico delle considerazioni del ricorrente, accertando i fatti posti a loro fondamento. L’omissione di tale accertamento rende assolutamente inadeguata la motivazione del provvedimento di convalida del trattenimento, il quale va conseguentemente cassato senza rinvio, essendo ormai trascorso il termine perentorio per provvedere legittimamente.

2. Con il secondo motivo, è stata dedotta la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, art. 14, comma 5, art. 13 Cost., art. 5 CEDU, in relazione alla illegittimità del trattenimento dal 18 giugno 2020 al 3 luglio 2020; è stata altresì denunciata la tardività del decreto di espulsione e della convalida del trattenimento amministrativo per mancata considerazione del periodo di quarantena, privativo della libertà.

Lamenta il ricorrente che, in virtù delle norme emanate in materia di contrasto alla pandemia Covid-19, è stato sottoposto a quarantena precauzionale, a norma del D.L. n. 19 del 2020, art. 1, lett. d) per essere entrato nel territorio nazionale da aree ubicate al di fuori del territorio italiana. In particolare, soccorso in data 18 giugno nel tratto di mare mediterraneo tra la (OMISSIS) e l’isola di (OMISSIS), veniva trasferito in Sicilia, unitamente ad altri migranti, e condotto in un hotel di (OMISSIS) dove veniva sottoposto ad un regime di controllo e limitazione della libertà personale particolarmente pesante, essendo stato soggetto ad un regime di sorveglianza armata da parte delle forze dell’ordine.

Ad avviso del ricorrente, è stata applicata a suo carico una misura di limitazione della libertà individuale che si pone in contrasto con l’art. 13 Cost., sotto il profilo della violazione sia della riserva di legge (sul rilievo che un decreto legge aveva affidato ad una fonte amministrativa l’individuazione dei soggetti destinatari della misura restrittiva), sia della riserva di giurisdizione (non essendo la quarantena precauzionale stata soggetta ad alcuna forma di convalida giudiziaria). L’assenza di un adeguato titolo di trattenimento determina l’illegittimità non solo di tale misura, ma anche dei successivi provvedimenti di espulsione e trattenimento, i quali, essendo stati disposti in data 3 luglio, sono tardivi.

3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, artt. 10, 13, nonché la manifesta illegittimità del provvedimento di espulsione presupposto per erroneità dei presupposti di fatto e la illegittimità della convalida del trattenimento.

Lamenta il ricorrente di non essere entrato in Italia sottraendosi ai controlli di frontiera, come invece contestatogli con il decreto di espulsione emesso ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 2, lett. a). Tale fattispecie può essere integrata solo quando non sia stato effettuato alcun controllo sull’ingresso dello straniero nel territorio nazionale da parte delle autorità preposte. Nel caso di specie, invece il controllo era stato effettuato e non aveva evidenziato ostacoli all’ingresso dello straniero in Italia.

Inoltre, il ricorrente era stato tratto in salvo nel corso di un’operazione di soccorso navale a seguito della quale era sbarcato a (OMISSIS), dove erano presenti poliziotti che avevano proceduto alla identificazione ed al fotosegnalamento.

Infine, essendo il ricorrente, pur privo dei requisiti per l’ingresso in Italia, stato temporaneamente ammesso nel territorio dello stato per necessità di pubblico soccorso, sarebbe stato onere del Questore emettere un provvedimento di respingimento c.d. differito (vale a dire con accompagnamento alla frontiera), a norma del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 10, comma 2, lett. b), la cui mancata adozione determina la radicale nullità del provvedimento di espulsione.

Sennonché, pur essendo state rappresentate al Giudice di pace tali considerazioni – implicanti la manifesta illegittimità del decreto di espulsione, adottato appunto per l’asserito ingresso clandestino in Italia, ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 2, lett. a), e la conseguente illegittimità del trattenimento – il giudice si era pronunciato in maniera erronea, ravvisando i presupposti di cui all’art. 13, comma 2, lett. b) D.Lgs. cit.

4. I motivi secondo e terzo sono assorbiti.

Il decreto impugnato deve quindi essere cassato senza rinvio.

Le spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.

Non si applica il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, essendo il ricorso esente dal contributo unificato.

P.Q.M.

– Accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri, cassa senza rinvio il decreto impugnato;

– Condanna l’intimato al pagamento delle spese del procedimento di merito, da liquidarsi in Euro 1.000,00=, e del presente giudizio di legittimità, da liquidarsi in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00= per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

 

 

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