Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5121 del 26/02/2020

Cassazione civile sez. III, 26/02/2020, (ud. 04/10/2019, dep. 26/02/2020), n.5121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RMANO Uliana – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 13082/2018 proposto da:

BPER Banca S.p.a., quale incorporante Banca della Campania S.p.a., in

persona del legale rappresentante in carica, elettivamente

domiciliato in Roma alla via XX settembre n. 3, presso lo studio

dell’avvocato FEDERICA SANDULLI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ANTONIO NARDONE;

– ricorrente –

contro

SISAR S.r.l. in liquidazione, in persona del liquidatore in carica,

domiciliata in Roma presso la Cancelleria civile della Corte di

Cassazione, rappresentata e difesa dall’AVVOCATO GAETANO RUGGIERO;

– controricorrente –

nonchè di

C.R.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 0916/2018 della CORTE d’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 23/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/10/2019 da Dott. Cristiano Valle;

udita l’Avvocato Federica Sandulli per la ricorrente e l’Avvocato

Maurizio Morganti, per delega avvocato Gaetano Ruggiero, per la

controricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del ricorso,

osserva.

Fatto

FATTI DI CAUSA

E’ impugnata per cassazione da BPER Banca S.p.a., con due motivi di ricorso, la sentenza n. 00916 del 22/02/2018, della Corte di Napoli che, riformando sul punto la sentenza del Tribunale di Avellino in causa di opposizione a decreto ingiuntivo, ha ritenuto non rientranti nell’oggetto sociale le prestazioni di fideiussioni da parte di SISAR S.r.l., che aveva quale oggetto sociale la vendita e l’acquisto di terreni e la partecipazione ad appalti – e contemplava il rilascio di fideiussioni al fine del raggiungimento degli scopi previsti – in favore di (OMISSIS) S.r.l., società dello stesso gruppo societario società (poi fallita) che operava nel settore esattoriale.

SISAR S.r.l., in liquidazione, resiste con controricorso.

C.R. è rimasto intimato.

BPER Banca S.p.a. ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2384 e 2384 bis c.c., nella formulazione vigente ed applicabile ratione temporis (anteriore riforma del D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6: art. 2384 bis c.c., “Atti che eccedono i limiti dell’oggetto sociale – La estraneità all’oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della società non può essere opposta ai terzi in buona fede”).

Il mezzo censura la sentenza d’appello laddove ha riformato la sentenza di primo grado ritenendo non conforme all’oggetto sociale della SISAR S.r.l. la fideiussione da quest’ultima prestata in favore della BPER S.p.a..

Il secondo motivo afferma violazione e falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., in relazione all’art. 2384 bis c.c. (vigente prima delle modifiche di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, che l’ha espunto dal codice). Il mezzo deduce che la sentenza d’appello ha errato laddove ha ritenuto di poter desumere la sussistenza di un determinato fatto (di un determinato stato soggettivo) sulla base di una presunzione doppia in carenza dei presupposti di precisione, gravità e concordanza.

Il primo motivo di ricorso deduce che la Corte territoriale avrebbe non adeguatamente valutato il profilo del “vantaggio economico” che avrebbe connotato la prestazione di garanzie fideiussorie da parte della SISAR S.r.l. in favore della (OMISSIS) S.r.l..

Il mezzo è infondato, in quanto la sentenza impugnata ha adeguatamente motivato sul punto, laddove afferma che la circostanza che vi fosse un legame familiare tra i soci e gli amministratori delle due società non era di per sè significativo in quanto non individuava il vantaggio che dall’operazione sarebbe derivato alla SISAR S.r.l., dovendo la validità della fideiussione essere verificato sulla scorta di un interesse economicamente e giuridicamente apprezzabile in favore della garante non potendosi, afferma la sentenza in scrutinio, ritenere sostenuti da interesse all’operazione atti suscettibili di pregiudicare la stessa stabilità economica della società garante o di atti ai quali essa viene a partecipare a fronte del solo rischio di perdite economiche (si veda sul punto Cass. n. 15879 del 17/07/2007 Rv. 599023 – 01).

Il secondo motivo, concernente l’errata valutazione, da parte della corte territoriale, della mala fede, o, più precisamente, dell’insussistenza della buona fede è, viceversa fondato.

La sentenza in scrutinio afferma che la buona fede cui la norma si riferisce consiste nell’ignoranza dell’estraneità dell’atto all’oggetto sociale.

Sul punto la giurisprudenza, oramai stabile, di questa Corte afferma che l’ignoranza, ovvero la mala fede, deve essere provata dalla società garante che alleghi la mala fede del terzo contraente.

Più specificamente l’affermazione è nel senso che (Cass. n. 07293 del 26/03/2009 Rv. 607388 – 01): “In tema di limiti derivanti ai poteri degli amministratori delle società di capitali dall’oggetto sociale, l’introduzione della regola contenuta nell’art. 2384 bis c.c. – che esclude che sia opponibile ai terzi in buona fede l’estraneità all’oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della società – comporta che la società che neghi la buona fede del terzo ha l’onere di allegare e dimostrare che l’operazione controversa rappresentava in concreto mezzo del tutto estraneo rispetto al suo fine sociale e che il terzo ne fosse consapevole”.

L’orientamento sul punto è risalente e subordina l’inefficacia dell’atto eccedente l’oggetto sociale a due presupposti, dei quali il secondo è costituito dalla mala fede (dimostrata da chi la invoca) del beneficiario dell’atto (Cass. n. 07736 del 07/06/200: 1. Rv. 547321 – 01 e Cass. n. 1759 del 13/02/1992 Rv. 475701 – 01): “L’inefficacia, nei confronti di una società di capitali, della fideiussione prestata dal suo amministratore postula l’accertamento dell’estraneità della garanzia all’oggetto sociale della fideiubente e, inoltre, in caso di risposta affermativa, l’accertamento della insussistenza della buona fede del creditore, ai fini dell’applicazione dell’art. 2384 bis c.c., per il quale l’estraneità all’oggetto sociale degli atti compiuti dall’amministratore non può essere opposta al terzo in buona fede” e, con pronuncia ancor più risalente, afferma che l’estraneità ciell’atto all’oggetto sociale è

sufficiente che non appaia evidente (Cass. n. 03150 del 14/09/1976 Rv. 381923 – 01).

L’accertamento della Corte territoriale sul punto non è adeguato, posto che essa si è limitata ad affermare che doveva presumersi che l’istituto di credito aveva effettuato delle indagini patrimoniali prima di concludere operazioni con la società SISAR S.r.l., esaminandone lo statuto e la documentazione contabile con la competenza propria dell’operatore bancario, traendone il corollario, continua la sentenza in scrutinio, che la banca avrebbe a sua vota dovuto trarre la conseguenza dell’estraneità della prestazione di fideiussione all’oggetto sociale.

L’affermazione, adeguatamente censurata dal secondo mezzo di ricorso, compie un doppio salto logico, in quanto afferma quel che non risulta documentalmente, o quantomeno non espone da dove abbia desunto che la banca abbia esaminato la documentazione contabile e lo statuto e da tanto fa derivare la mala fede dell’istituto.

Il secondo motivo del ricorso è, pertanto, accolto.

La sentenza impugnata è cassata in relazione al detto motivo e deve, pertanto, essere rimessa, per nuovo esame, alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, che nel deciderla nuovamente si atterrà a quanto in questa sede rilevato e provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.

In considerazione dall’esito dell’impugnazione deve darsi atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dell’insussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

accoglie il secondo motivo di ricorso;

cassa in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, comma 1 bis, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 4 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2020

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