Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5121 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. un., 16/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Felice – Presidente di sez. –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18307-2020 proposto da:

ECOTECNICA S.R.L., in proprio ed in qualità di capogruppo mandataria

del RTI con Axa s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SAN LORENZO IN

LUCINA 26, presso lo STUDIO LEGALE STICCHI DAMIANI, rappresentata e

difesa dagli avvocati SAVERIO STICCHI DAMIANI, e MATTEO SANAPO;

– ricorrente –

contro

COGEIR COSTRUZIONI E GESTIONI S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo studio dell’avvocato GENNARO

ROCCO NOTARNICOLA, che la rappresenta e difende;

CICLAT TRASPORTI AMBIENTE SOC. COOP., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

G. CACCINI 1, presso lo STUDIO VILLATA DEGLI ESPOSTI e ASSOCIATI,

rappresentata e difesa dagli avvocati RICCARDO VILLATA, LORENZO

MARCO AGNOLI, ed ANDREINA DEGLI ESPOSTI;

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA C. BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI,

CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, e ANTONIETTA

CORETTI;

– controricorrenti –

nonché contro

FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L., IGECO COSTRUZIONI S.P.A., AMBITO DI

RACCOLTA OTTIMALE ARO N. (OMISSIS) COMUNE DI (OMISSIS), COMUNE DI

(OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 4100/2020 del CONSIGLIO DI STATO, depositata

il 26/06/2020;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/01/2022 dal Consigliere Dott. Marco Marulli;

lette le conclusioni scritte del Procuratore Generale Aggiunto Dott.

Salvato Luigi, il quale chiede che la Corte dichiari inammissibile

il ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1. Con sentenza n. 1740/2019 pubblicata l’11.11.2019 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Sezione staccata di Lecce, su ricorso della Ciclat Trasporti Ambiente Soc. coop. – che faceva parte del RTI, costituito anche nel concorso con Cogeir Costruzioni e Gestioni s.r.l., risultato terzo classificato nella procedura per l’affidamento a mezzo di gara pubblica aperta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa del servizio per lo spazzamento, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani conferito dall’Ambito Raccolta Ottimale costituito ARO (OMISSIS) tra alcuni Comuni del comprensorio leccese – procedeva ad annullare l’atto di verifica positiva del requisito della regolarità previdenziale e contributiva adottato in data 13.12.2018 dal RUP in relazione alla posizione della Ecotecnica s.r.l., capofila del RTI risultato aggiudicatario, ed in applicazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, art. 80, comma 4, ne disponeva l’esclusione dalla procedura.

1.2. Motivava il deliberato, il giudice di prima istanza, – che nell’occasione si dava pure cura di rigettare l’eccezione Ecotecnica di tardività della relativa ragione di gravame, declinata dalla Ciclat a mezzo dei motivi aggiunti, osservando che della denunciata irregolarità la deducente era venuta a conoscenza solo a seguito della costituzione in giudizio dell’INPS – sull’assunto che, benché la materia fosse stata fatta oggetto di rimodulazione a mente del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 31 convertito in legge, con modificazioni, dalla l. 9 agosto 2013, n. 98, art. 1, comma 1, – che al comma 8 prevede la possibilità per l’interessato di regolarizzare, previo avviso, le posizioni negative -, nondimeno, secondo l’indirizzo interpretativo enunciato dall’Adunanza plenaria n. 5/2016, la disciplina in questione era applicabile ai soli rapporti tra ente previdenziale ed impresa e non estendeva i suoi effetti anche al campo delle procedure di appalto, di guisa che la stazione appaltante, nel procedere alla verifica d’ufficio dei requisiti di partecipazione e nel prendere atto delle irregolarità ascritte ad Ecotecnica, avrebbe dovuto escluderla dalla gara insieme al RTI di cui era capofila.

1.3. Argomenti analoghi corroborano il conforme deliberato d’appello a mezzo del quale il Consiglio di Stato, con la sentenza per cui è oggi ricorso, respingendo il gravame di Ecotecnica, ha nuovamente fatto rilevare, di contro alla reiterata eccezione di tardività del gravame, che “il nucleo fondamentale dell’intera questione è emerso allorché è avvenuta la costituzione in giudizio dell’INPS ed è stato concesso dal RUP a Ciclat l’accesso agli atti e si è conosciuta la nota INPS del 19 dicembre 2018, depositata il 29 gennaio 2019, documenti rispetto ai quali i motivi aggiunti del 14 febbraio 2019 appaiono tempestivi in relazione all’elemento di piena conoscenza, elemento non dimostrato da Ecotecnica per i periodi antecedenti”; e, a confutazione dell’obiezione secondo cui non si sarebbe potuta ritenere sussistente in capo ad Ecotecnica l’irregolarità altrimenti valorizzata, stante l’accertata sussistenza di DURC positivi per tutta la durata della procedura, che, come già affermato nella citata pronuncia dell’Adunanza plenaria, l’applicazione della regolarizzazione postuma – in grazia della quale Ecotecnica aveva potuto appunto esibire DURC positivi – oltre a contraddire i principi di parità del trattamento e di autoresponsabilità e il principio di continuità dei requisiti di partecipazione alla gara, “finirebbe per consentire ad una impresa di partecipare alla gara senza preoccuparsi dell’esistenza a proprio carico di una irregolarità contributiva, potendo essa confidare sulla possibilità di sanare il proprio inadempimento in caso di aggiudicazione e, dunque, a seconda della convenienza. Si arriverebbe in tal modo a consentire all’offerente – che pur a conoscenza di un’irregolarità contributiva abbia reso una dichiarazione volta ad attestare falsamente il contrario – di beneficiare di una facoltà di regolarizzazione postuma della sua posizione, andando così a sanare non una mera irregolarità formale, ma la mancanza di un requisito sostanziale, mancanza aggravata dall’aver reso una dichiarazione oggettivamente falsa in ordine al possesso del requisito”.

1.4. L’odierno ricorso ora proposto da Ecotecnica a mente dell’art. 111 Cost., comma 8, e art. 362 c.p.c., comma 1, si avvale di tre motivi di impugnazione; ad essi replicano con controricorso la Ciclat, la Cogeir, che hanno pure depositato memorie e l’INPS.

1.5. Requisitorie del Procuratore Generale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo di ricorso Ecotecnica lamenta l’eccesso di potere giurisdizionale in cui il Consiglio di Stato, invadendo la sfera legislativa, è incorso nell’applicare il dettato preclusivo risultante dal D.Lgs. n. 50 del 2016, art. 80, comma 4, ad una fattispecie da esso assolutamente non prevista. Si sostiene che, siccome nel vigente assetto normativo è condizione per essere ammessi a partecipare alle procedura di appalto il possesso di DURC regolari, a nulla rilevando che essi siano stati rilasciati a seguito di regolarizzazione, il decidente che, rifacendosi ad un pregresso pronunciamento dell’Adunanza plenaria, emesso tuttavia in relazione alle previgenti disposizioni del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, ha respinto il gravame sul punto, confermando l’esclusione di essa ricorrente dalla procedura, avrebbe travalicato i limiti imposti alla propria attività interpretativa esercitando un’attività di produzione normativa che non gli compete. “Infatti esso ha coniato ad hoc e con esclusivo riferimento alla vicenda de qua una fattispecie del tutto nuova ed inesistente nell’ordinamento giuridico che prevede la sussistenza di un’irregolarità contributiva comportante l’esclusione di un operatore economico da una procedura di appalto per l’invio di un avviso di regolarizzazione, pur in presenza di DURC positivi per tutto l’arco temporale della procedura di gara, senza soluzione di continuità ed attestazione in tal senso da parte dell’Istituto di Previdenza, laddove la disciplina di riferimento dispone che il DURC costituisca mezzo legale unico attestante la regolarità contributiva”.

3. Con il secondo motivo di ricorso Ecotecnica lamenta l’eccesso di potere giurisdizionale in cui il Consiglio di Stato, in contrasto con il diritto Europeo, è incorso nel confermare l’esclusione di essa ricorrente dalla procedura in applicazione del D.Lgs. n. 50 del 2016, art. 80, comma 4. Si sostiene, alla luce di un’interpretazione evolutiva del concetto di giurisdizione che permetterebbe nella sede qui azionata di porre riparo a casi estremi di stravolgimento del tessuto normativo di riferimento, che, siccome l’esclusione dalla procedura assume i connotati di “un significativo grado di stigma” per chi la subisce, la natura sanzionataria e gravemente afflittiva della misura imporrebbe che la sua applicazione avvenga in conformità ai principi generali declinati dalla Corte EDU in relazione agli artt. 6 e 7 della Convenzione. Al contrario “l’applicazione della sanzione dell’esclusione dalla partecipazione alla gara nella vicenda de qua rappresenta un caso di “violazione” di tutti i principi rubricati, ancor più grave ove si consideri che la sentenza nella parte qui impugnata è stata resa in applicazione di una disposizione di legge del tutto inesistente, coniata ad hoc dal giudice amministrativo per mezzo di un’attività creativa che ha stravolto il contenuto del D.Lgs. n. 50 del 2016, artt. 80 e 86 e ha determinato l’applicazione “a sorpresa” di una sanzione (l’esclusione dalla gara) gravemente afflittiva e assolutamente non prevedibile dall’agente al tempo della contestata condotta omissiva”.

4. Con il terzo motivo di ricorso Ecotecnica lamenta il diniego di giustizia in cui il Consiglio di Stato è incorso omettendo di esaminare l’eccezione di irricevibilità del ricorso introduttivo di primo grado sollevata in ragione della sua tardività. Si sostiene che, siccome la Ciclat era venuta a conoscenza dell’invito alla regolarizzazione fatto pervenire dall’ente di previdenza ad Ecotecnica prima dell’aggiudicazione, il relativo vizio avrebbe dovuto essere dedotto tempestivamente nel termine di impugnazione decorrente dalla stessa. “Il Consiglio di Stato, nell’impugnata sentenza, pur dando atto della formulazione della predetta eccezione, ne ha omesso l’esame negando un’effettiva tutela giurisdizionale all’aggiudicataria Ecotecnica che è risultata ingiustamente soccombente in un giudizi tardivamente proposto dalla controparte”.

5. Tutti i sopradetti motivi sono soggetti ad una comune declaratoria inammissibilità.

6. Non è tuttavia inopportuno, prima di dar conto dell’assunto teste’ enunciato – ed anche per evitare di alimentare facili suggestioni indotte dalla convinzione che il controllo di giurisdizione che l’ordinamento processuale affida alle SS.UU. di questa Corte sulle sentenze dei giudici speciali, in vista di un concetto “dinamico” di giurisdizione o, se si vuole, di una concezione della tutela giurisdizionale nel senso più ampio accordato dal diritto unionale, possa estendersi ben oltre i limiti indicati con chiarezza dal legislatore costituente – fissare inizialmente le coordinate di principio entro cui l’odierno giudizio deve essere ricondotto.

Orbene va allora ricordato che la Corte Costituzionale, nel rigettare con sentenza 6/2018 la questione di legittimità costituzionale a tale riguardo sollevata dalle SS.UU. di questa Corte con ordinanza 6891/2016, ha tra l’altro affermato che il controllo di giurisdizione previsto dall’art. 111 Cost., comma 8, “attinge il suo significato e il suo valore dalla contrapposizione con il precedente comma 7, che prevede il generale ricorso in cassazione per violazione di legge contro le sentenze degli altri giudici, contrapposizione evidenziata dalla specificazione che il ricorso avverso le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte dei conti è ammesso per i “soli” motivi inerenti alla giurisdizione”. Deve di conseguenza – così motiva ancora il giudice della legge – “ritenersi inammissibile ogni interpretazione di tali motivi che, sconfinando dal loro ambito tradizionale, comporti una più o meno completa assimilazione dei due tipi di ricorso”. “L'”eccesso di potere giudiziario”, denunziabile con il ricorso in cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione, come è sempre stato inteso, sia prima che dopo l’avvento della Costituzione, va riferito, dunque, alle sole ipotesi di difetto assoluto di giurisdizione, e cioè quando il Consiglio di Stato o la Corte dei conti affermi la propria giurisdizione nella sfera riservata al legislatore o all’amministrazione (cosiddetta invasione o sconfinamento), ovvero, al contrario, la neghi sull’erroneo presupposto che la materia non può formare oggetto, in via assoluta, di cognizione giurisdizionale (cosiddetto arretramento); nonché a quelle di difetto relativo di giurisdizione, quando il giudice amministrativo o contabile affermi la propria giurisdizione su materia attribuita ad altra giurisdizione o, al contrario, la neghi sull’erroneo presupposto che appartenga ad altri giudici”.

Queste conclusioni – che rispecchiano peraltro affermazioni largamente reiterate nel tempo – riscuotono il placet pressoché indiscusso della giurisprudenza successiva di questa Corte (in motivazione Cass., Sez. U, 15/09/2020, n. 19175; Cass., Sez. U, 14/01/2020, n. 413; Cass., Sez. U, 25/03/2019, n. 8311) – la stessa ordinanza di questa Corte 19598/2020, di cui si dirà, ne assume il carattere di “diritto vivente” – resa, infatti, attenta a rimarcare che il controllo che la Costituzione attribuisce alla Corte di Cassazione in sede di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, è circoscritto alle sole questioni inerenti alla giurisdizione, cioè al controllo dell’osservanza delle norme di diritto che disciplinano i limiti esterni della giurisdizione stessa, ovvero all’esistenza di vizi che attengono all’essenza stessa della funzione giurisdizionale, senza estendersi al modo del suo esercizio, con la conseguenza che con il ricorso per cassazione avverso le decisioni del giudice amministrativo o del giudice contabile non possono essere dedotti altri eventuali errori, in iudicando o in procedendo (così in motivazione Cass., Sez. U, 15/09/2020, n. 19168; Cass., Sez. U, 10/05/2019, n. 12586; Cass., Sez. U, 31/10/2018, n. 27753). In particolare si è precisato, intendendo in tal modo sottolineare che diversamente risulterebbe obliterata ogni distinzione tra limiti interni ed esterni della giurisdizione ed il sindacato di giurisdizione verrebbe di fatto ad avere una latitudine non dissimile da quella che ha sui provvedimenti del giudice ordinario (Cass., Sez. U, 14/11/2018, n. 29285), che “il controllo del limite esterno della giurisdizione – che l’art. 111 Cost., comma 8, affida alla Corte di cassazione – non include il sindacato sulle scelte ermeneutiche del giudice amministrativo, suscettibili di comportare errori “in iudicando” o “in procedendo”, senza che rilevi la gravità o intensità del presunto errore di interpretazione, il quale rimane confinato entro i limiti interni della giurisdizione amministrativa, considerato che l’interpretazione delle norme costituisce il “proprium” distintivo dell’attività giurisdizionale” (Cass., Sez. U, 4/12/2020, n. 27770).

7. Ne’ questo quadro di principi si presta a rimeditazioni in relazione al diritto unionale, come preconizzato dalla citata ordinanza 19598/2020, mossa dal dubbio che la prassi interpretativa invalsa sulla base di essi evidenziasse un contrasto con i principi di equivalenza e di effettività della tutela giurisdizionale assicurati dal combinato disposto degli artt. 19, paragrafo 1, TUE e 47 della Carta dei diritti fondamentali; e che in ragione di ciò si era appunto indotta ad interpellare la Corte UE onde appurare se i limiti del controllo giurisdizionale affidato dall’art. 111 Cost., comma 8, alla Corte di Cassazione sulle decisioni dei giudici speciali, secondo la ricostruzione di Corte Cost. 6/2018, meritino adesione anche nel caso in cui la decisione pronunciata dai medesimi in ambiti disciplinati dal diritto Eurounitario si ponga in contrasto con l’interpretazione di esso resa dalla Corte di giustizia, con l’effetto di determinare il consolidamento di violazione del diritto comunitario e di pregiudicare l’uniforme applicazione di questo e l’effettività della tutela giurisdizionale delle situazioni soggettive dei singoli.

Nel rispondere al quesito la Corte di giustizia con sentenza 21/12/2021, C-497/20, Randstad Italia s.p.a. ha infatti dissipato ogni superstite perplessità dichiarando che, sebbene nel caso specifico la decisione del Consiglio di Stato risultasse viziata per aver dichiarato, in contrasto con la disciplina comunitaria in materia di appalti, irricevibile il ricorso proposto in sede amministrativa, nondimeno “il diritto dell’Unione non impone allo Stato membro di prevedere per rimediare alla violazione di tale diritto a un ricorso effettivo, la possibilità di impugnare dinanzi all’organo giurisdizionale supremo tali decisioni di irricevibilità adottate dal supremo giudice amministrativo, qualora il diritto nazionale di detto Stato non preveda un siffatto mezzo di impugnazione”. Il che, nel mentre apre, su un altro versante, la strada ad insolite soluzioni riparatorie (cfr. il punto 80 della citata decisione), per ciò che qui interessa la chiude, forse in modo definitivo, al diverso approccio che si era fatto talora strada in relazione a quei casi in cui il diniego di giurisdizione da parte del giudice speciale implichi una violazione del diritto unionale e conferma il principio, già statuito da questa Corte, che “la violazione, da parte del Consiglio di Stato, di norme del diritto dell’Unione Europea o della CEDU che si risolva in un “error in iudicando” (sia pure “de iure procedendi”) non è sindacabile ad opera delle Sezioni Unite della Corte di cassazione in sede di controllo di giurisdizione, in quanto il controllo in questione è circoscritto all’osservanza dei meri limiti esterni della giurisdizione, senza estendersi ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale – l’accertamento delle quali rientra nell’ambito dei limiti interni della giurisdizione – concernenti il modo d’esercizio della giurisdizione speciale” (Cass., Sez. U, 6/03/2020, n. 6460).

8. Alla luce di questi rilievi è perciò agevole aver ragione dei convincimenti esplicati dalla ricorrente nei motivi che ne occupano.

9. Nessun seguito può invero trovare la doglianza che prende corpo nel primo di essi, giacché, come già più volte chiarito, l’eccesso di potere giurisdizionale, in veste di sconfinamento nella sfera riservata alla potestà legislativa, è configurabile solo ove il giudice speciale abbia applicato una norma da lui creata esercitando un’attività legislativa che non gli compete e non quando egli si sia limitato ad interpretare una norma già esistente, di talché non è fonte di un vizio della decisione, neppure nel caso in cui ciò conduca a dar luogo ad un provvedimento abnorme o anomalo ovvero abbia comportato uno stravolgimento delle norme di riferimento, giacché anche in tal caso può al più determinarsi un error in iudicando, ma non una violazione dei limiti esterni della giurisdizione (Cass., Sez. U, 26/11/2021, n. 36899), l’attività interpretativa che, ad esempio, porti ad individuare una lacuna legis e la disciplina applicabile per il suo riempimento (Cass., Sez. U, 25/11/2021, n. 36593), o a ricercare la voluntas legis applicabile nel caso concreto, anche se questa sia desunta non dal tenore letterale delle singole disposizioni, ma dalla ratio che il loro coordinamento sistematico disvela (Cass., Sez. U, 11/09/2019, n. 22711), o a schiarire la portata della norma applicabile desumendola dal coordinamento sistematico della stessa con i principi di rango superiore (Cass., Sez. U, 28/12/2020, n. 29653) o, ancora, più semplicemente – come appunto avvenuto qui – a rinvenire la regula iuris che si rende applicabile al caso concreto (così in motivazione Cass., Sez. U, 11/06/2021, n. 16489).

Come bene ha fatto notare il Pubblico Ministero nella specie, di fronte al quesito se, considerati i principi di parità del trattamento e di autoresponsabilità e, vieppiù, il principio di continuità dei requisiti di partecipazione alla gara che governano lo speciale settore degli appalti pubblici, la posizione dell’impresa a cui siano rilasciati i DURC a seguito di regolarizzazione ex D.L. n. 69 del 2013 sia equiparabile a quella dell’impresa che i DURC li ottenga perché adempie regolarmente gli oneri contributivi e previdenziali, la risposta negativa resa dalla sentenza in impugnazione è frutto di un’attività di interpretazione e di ricostruzione sistematica delle disposizioni vigenti e si estrinseca entro i limiti dell’autonomia decisionale che nelle materie affidate alla sua cognizione il legislatore ha inteso riservare alla giurisdizione del giudice amministrativo. E, dunque, quanto da essa qui concretamente deliberato stabilendo, come già enunciato a suo tempo dall’Adunanza plenaria, che anche nel vigore delle norme applicabili al caso di specie, il conflitto tra DURC positivi e inviti alla regolarizzazione va risolto nel senso che non sono consentite regolarizzazioni postume delle posizioni previdenziali, si sottrae al richiesto sindacato cassatorio, poiché quand’anche questo esito ermeneutico si rivelasse errato si configurerebbe al più un error in iudicando che non trasmoda mai nell’eccesso di giurisdizione denunciato.

10. La doglianza fatta valere con il secondo motivo di ricorso – ove già non si debba ritenere assorbita per quanto osservato in merito al primo motivo di ricorso, laddove insiste ex novo nel denunciare che, applicando il D.Lgs. n. 50 del 2016, art. 80, comma 4, al caso di specie, il Consiglio di Stato avrebbe dato corso all’attività creativa di un nuovo diritto – è smentita, nel resto, inizialmente dalla considerazione che i limiti istituzionali entro cui è esercitabile il controllo di questa Corte sulle pronunce dei giudici speciali precludono che ne sia sindacabile la conformità alle norme della Convenzione EDU di cui pure qui si paventa l’infrazione, posto che l’applicazione della disciplina interna in modo conforme alla normativa convenzionale è rimessa istituzionalmente al giudice del plesso giurisdizionale speciale dotato della giurisdizione sul merito della controversia e resta espressione di potere giurisdizionale del tutto interna a quest’ultimo e non si presta al controllo qui preteso (Cass., Sez. U, 6/03/2020, n. 6460). Va invero, nuovamente precisato, che nell’attuale sistema dei rapporti tra l’ordinamento nazionale e quello della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, come disegnato dalla costante giurisprudenza costituzionale non può dirsi che l’obbligo, per il giudice italiano, di interpretare ed applicare anche la norma processuale in senso “convenzionalmente” orientato, cioè conforme alla Convenzione Europea come letta dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, possa intendersi nel senso di consentire in via ermeneutica un ampliamento del sindacato eperibile a Costituzione vigente dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione sulle sentenze dei giudici speciali (Cass., Sez. U, 14/12/2016, n. 25629). E’ poi appena il caso di rilevare che il richiamo alla CEDU operato dal Trattato di Lisbona non ha determinato una “trattatizzazione” indiretta e piena della prima (Cass., Sez. U, 13/06/2012, n. 9595), sicché nell’assetto normativo seguito all’entrata in vigore del Trattato la Convenzione EDU non ha visto modificata la propria posizione nel sistema delle fonti (Cass., Sez. IV, 19/02/2013, n. 4049), con l’effetto che, in caso di conflitto tra una norma di diritto nazionale e la CEDU, il giudice non può fare diretta applicazione delle disposizioni di quest’ultima, disapplicando la norma interna in contrasto con esse, ma deve sollevare questione di legittimità costituzionale della norma interna per contrasto con l’art. 117 Cost. (Cass., Sez. IV, 30/01/2018, n. 2286).

11. Parimenti irricevibile è infine pure il terzo motivo di ricorso, poiché posto, come ha ancora annotato il P.M., che il rifiuto censurabile in questa sede è solo quello astratto e non quello consumatosi eventualmente in concreto, diversamente usurpandosi la funzione di nomofilachia affidata al giudice di vertice della giurisdizione speciale, a cui solo compete la rilevazione degli errores in iudicando o in procedendo ascritti alla decisione impugnata, è costante insegnamento di questa Corte che il vizio di omessa pronuncia in cui sia incorsa la sentenza pronunciata da un giudice speciale sia denunciabile avanti ad essa ai sensi dell’art. 362 c.p.c. solo se l’omissione è giustificata dalla ritenuta estraneità della domanda alle attribuzioni giurisdizionali del giudice amministrativo, non quando si prospetti come errore in iudicando o in procedendo (Cass., Sez. U, 17/11/2016, n. 23395; Cass., Sez. U, 8/02/2013, n. 3037; Cass., Sez. U, 26/01/2009, n. 1853).

Poiché all’evidenza non è questo il caso di specie la formulata doglianza non merita alcun seguito.

12. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

13. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da susseguente dispositivo.

14. Ove dovuto sussistono i presupposti per il raddoppio a carico della ricorrente del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in favore di Cogeir Costruzioni e Gestioni s.r.l. e di Ciclat Trasporti Ambiente soc. coop. in Euro 7200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge per ciascuna di dette parti ed in favore di INPS in Euro 5200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezioni Unite civili, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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