Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5099 del 03/03/2010

Cassazione civile sez. II, 03/03/2010, (ud. 27/01/2010, dep. 03/03/2010), n.5099

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. ODDO Massimo – Consigliere –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.M.R., (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 55, presso lo studio

dell’avvocato SABBADINI GIANCARLO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MARTINI GIOVANNI BATTISTA;

– ricorrenti –

contro

COND VIA (OMISSIS), in persona

dell’Amministratore pro tempore elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI BANCHI NUOVI 39, presso lo studio dell’avvocato MARIANI

RENATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 33 99/2 004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 20/07/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

27/01/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato MARTINI Giovanni Battista, difensore dei ricorrenti

che ha chiesto accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato MARIANI Renato, difensore del resistente che ha

chiesto rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CENICCOLA Raffaele che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto 6.7.2001 il condominio di via (OMISSIS) in (OMISSIS) proponeva appello contro S.M.R. avverso la sentenza del tribunale di Roma n. 15699/2000 che aveva rigettato la domanda per l’eliminazione di opere abusive eseguite sul terrazzo al piano attico, consistenti in una veranda, soffitto e tetto.

Controparte chiedeva il rigetto dell’impugnazione e la Corte di appello di Roma, con sentenza n. 3399/04 accoglieva il gravame, condannando la S. all’eliminazione delle opere abusive ritenendo che già la citazione in primo grado contenesse il riferimento alla violazione del regolamento condominiale circa il divieto di apportare varianti, modifiche esterne che possano alterare l’estetica, eseguire sopraelevazioni anche precarie.

La specificazione in conclusionale non era domanda nuova, il ctu non aveva valutato la violazione del regolamento condominiale ed, in ogni caso, mancava la prescritta, autorizzazione prevista dall’art. 6 lett. z.

Ricorre la S. con 4 motivi, illustrati da memoria, resiste il condominio, che ha anche presentato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo si deducono violazione degli artt. 99, 101, 163 e 345 c.p.c., vizi di motivazione.

Nell’atto di citazione si dice “senza alcuna preventiva comunicazione e comunque senza autorizzazione di sorta”., senza” le prescritte autorizzazioni di legge ha alterato il progetto originario”, etc. Non è dato rinvenire alcun accenno alla parola regolamento.

Col sub motivo 1 b) si lamenta violazione degli artt. 99 e 101 c.p.c., perchè il contraddittorio si ha con la notificazione dell’atto introduttivo.

Col sub motivo 1 c) si parla di inammissibilità della nuova domanda sulla quale non si è svolto il contraddittorio.

Col secondo motivo si deducono violazione degli artt. 1362, 1364, 1366, 1368 e 1371 c.c., dell’art. 6 del regolamento in relazione all’art. 1127 c.c., vizi di motivazione, con generici richiami alla ctu.

Col sub motivo 2 a) sull’applicabilità della norma in esame si deduce che l’intenzione dei condomini nel predisporre il regolamento si riferiva all’utilizzo dei beni comuni ed il divieto di innovazioni attiene agli stessi.

Col sub motivo 2 b) natura dell’opera si deduce che il regolamento vieta di eseguire sopraelevazioni e l’art. 1127 c.c., attribuisce al proprietario dell’ultimo piano di elevare nuovi piani.

Col sub motivo 2 c) inesistenza della rinunzia si lamenta che l’interpretazione del regolamento posta in essere dal giudice territoriale finisce per costituire una limitazione esclusivamente del diritto della S..

Col terzo motivo si denunziano violazione degli artt. 1102 e 1120 c.c. e vizi di motivazione per avere erroneamente il giudice applicato la lett. z) del regolamento che reca il divieto di”apportare varianti che possano alterare l’estetica della palazzina”.

Col quarto motivo si deduce violazione degli artt. 112 e 346 c.p.c..

La sentenza è viziata da ultrapetizione perchè in citazione si era chiesta la riduzione in pristino mediante demolizione delle opere indicate senza alcun riferimento alla pensilina ed alla vetrata.

Le censure possono esaminarsi congiuntamente.

La Corte di appello, riformando la sentenza di primo grado secondo la quale solo in comparsa conclusionale il condominio aveva dedotto che le trasformazioni edilizie sul terrazzo della S. erano in violazione dell’art. 6 del regolamento, ha statuito che la denunzia delle opere abusive contenuta nell’atto di citazione non poteva se non ricondursi all’art. 6 del regolamento che vieta di “apportare varianti o modifiche all’esterno dell’immobile che possono alterare l’estetica della palazzina sociale, eseguire sopraelevazioni anche in via precaria dell’immobile”.

Le infrazioni dei divieti avrebbero comportato per il condomino l’obbligo della riduzione in pristino.

Osserva la Corte che la domanda originaria era stata proposta in termini oltremodo generici ed il regolamento risulta prodotto in primo grado ma solo nel corso del giudizio, stando all’indice del fascicolo del condominio.

La sentenza di appello, nel riferire, a pagina sei, della ctu disposta in primo grado e delle opere idonee ad alterare la precedente consistenza dell’appartamento, deduce che tali opere non sono state però esaminate sotto il profilo di una loro eventuale violazione delle norme contenute nel regolamento condominiale, con la conseguenza che il tema di indagine, a prescindere dalla circostanza se la specificazione in comparsa conclusionale fosse o meno domanda nuova, si era sviluppato in modo parziale.

Di fronte a questa motivazione, pur essendo prerogativa del giudice di merito l’interpretazione della domanda, la prima censura merita accoglimento, con assorbimento delle altre e rinvio per un nuovo esame.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo esame e per le spese alla Corte di appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2010

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