Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5098 del 05/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5098 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: DE STEFANO FRANCO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 03105/2017 R.G. proposto da
DI MAIO MARIA, DI MAIO GIOVANNI BATTISTA, DI MAIO
VINCENZO, in qualità di eredi di COMENTALE ANNA, considerati, in
difetto di elezione di domicilio in Roma, ivi domiciliati ex lege
presso la Cancelleria della Corte Suprema di Cassazione,
rappresentati e difesi dall’avvocato GIANLUCA FUCCILLO;
– ricorrente contro
GENERALI ITALIA S.P.A. nella qualità di Impresa Designata per la
Regione Campania alla Gestione del Fondo di Garanzia per le
vittime della strada, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VITTORIA
COLONNA n. 40, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO DI CAPUA,
rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO GRIMALDI;

CO c_T

Data pubblicazione: 05/03/2018

- controricorrente avverso la sentenza n. 2268/2016 del TRIBUNALE di TORRE
ANNUNZIATA, depositata il 12/09/2016;
udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata
del 23/01/2018 dal Consigliere Dott. Franco DE STEFANO;
rilevato che:
Maria, Giovanni Battista e Vincenzo Di Maio, quali eredi di Anna

unitario e con atto notificato il dì 01/02/2017, per la cassazione
della sentenza n. 2268 del 12/09/2016 del Tribunale di Torre
Annunziata, con cui è stato rigettato il loro appello avverso la
reiezione, da parte del giudice di pace di Castellammare di Stabia,
della domanda proposta dalla loro dante causa nei confronti della
Generali Italia spa, in nome e per conto del Fondo Garanzia Vittime
della Strada, per il risarcimento dei danni da lesioni patite per
l’investimento di un motociclo restato sconosciuto;
resiste con controricorso l’intimata;
è formulata proposta di definizione – per inammissibilità – in
camera di consiglio ai sensi del primo comma dell’art. 380-bis cod.
proc. civ., come modificato dal comma 1, lett. e), dell’art. 1-bis d.l.
31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla I. 25 ottobre 2016,
n. 197;
sia i ricorrenti che la controricorrente depositano memoria ai
sensi del secondo comma, ultima parte, del medesimo art. 380-bis;
considerato che:
il Collegio ha raccomandato la redazione della motivazione in
forma semplificata;
va preliminarmente rilevata l’intervenuta sanatoria delle
eventuali nullità lamentate dalla controricorrente in dipendenza alla
sua costituzione mediante notifica del controricorso;
i ricorrenti si dolgono di «violazione degl’artt. 360 cpc e 132 co.
4 cpc», rimproverando alla gravata sentenza di avere dato peso
prevalente ad un elemento secondario, quale il referto medico,
Ric. 2017 n. 03105 sez. M3 – ud. 23-01-2018
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Comentale, ricorrono, affidandosi ad un motivo sostanzialmente

rispetto ad una testimonianza diretta, malamente ritenuta
inattendibile, in assenza di un ragionamento globale su tutto il
materiale probatorio fornito;
il ricorso è inammissibile;
infatti, con le doglianze proposte i ricorrenti, nonostante essi lo
escludano in esordio della illustrazione del motivo e della memoria
di replica, pretendono una riconsiderazione, nella presente sede di

sull’inidoneità del materiale probatorio a dare anche solo la prova
dell’accadimento dei fatti dedotti dall’attrice originaria, in base alla
comparazione delle risultanze degli elementi istruttori agli atti ed
alla svalutazione di uno di quelli in base a quanto desunto da altri;
ma una tale riconsiderazione della ricostruzione del fatto, nella
specie come non sussistente, è sempre preclusa in questa sede, a
maggior ragione dopo la novella del n. 5 dell’art. 360 cod. proc.
civ., che ha ridotto al minimo costituzionale il controllo in sede di
legittimità sulla motivazione (Cass. Sez. U. nn. 8053, 8054 e 19881
del 2014, così restando travolto anche l’orientamento di cui alla
seconda facciata della memoria dei ricorrenti, significativamente
riferito al controllo della motivazione in sede di legittimità
anteriormente alla richiamata novella del n. 5 dell’art. 360 cod.
proc. civ.), rimanendo comunque gli apprezzamenti di fatto – se
scevri, come lo sono nella specie, da quei soli ed evidenti vizi logici
o giuridici ammessi dalle or ora richiamate pronunzie delle Sezioni
Unite – istituzionalmente riservati al giudice del merito, anche
quanto alla prevalenza accordata ad uno piuttosto che ad altro
degli elementi istruttori, purché per ragioni specificamente ed
anche solo implicitamente indicate, col solo limite – che qui non è,
con ogni evidenza, superato, corrispondendo a nozioni di comune
esperienza la valutazione di tendenziale affidabilità di un referto
medico stilato per di più nella quasi immediatezza dei fatti – della
radicale implausibilità della ricostruzione operata (tanto
corrispondendo a consolidato insegnamento, su cui, per tutte, v.
Ric. 2017 n. 03105 sez. M3 – ud. 23-01-2018
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legittimità, della valutazione di merito operata dal tribunale

Cass. Sez. U. n. 20412 del 2015, ove ulteriori riferimenti); neppure
giovando ai ricorrenti la giurisprudenza addotta, in gran parte però
propria della motivazione della sentenza penale e non di quella
civile;
il ricorso va perciò dichiarato inammissibile ed i soccombenti
ricorrenti, tra loro in solido per l’evidente identità della posizione
processuale, condannati alle spese del giudizio di legittimità,

discrezionali (Cass. 14/03/2014, n. 5955) – della sussistenza dei
presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dall’art. 1, comma 17,
della I. 24 dicembre 2012, n. 228, in tema di contributo unificato
per i gradi o i giudizi di impugnazione;
p. q. m.
dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti, tra loro
in solido, al pagamento, in favore della controricorrente, delle
spese del giudizio di legittimità, che liquida in C 3.000,00 per
compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento,
agli esborsi liquidati in C 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002,
inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei
ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari
a quello dovuto per il ricorso da loro proposto, a norma del comma
1-bis, dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma il 23/01/2018.
Il Presidente

CuL-Il Funzionario Giudiziario

dovendosi pure dare atto – senza possibilità di valutazioni

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