Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5095 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 16/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 16/02/2022), n.5095

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19552-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.P., Z.S.;

– intimate –

avverso la sentenza n. 2137/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE dell’EMILIA ROMAGNA, depositata il 25/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

Con la sentenza indicata in epigrafe la CTR dell’Emilia Romagna dichiarava inammissibile l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la pronuncia della CTP di Modena con cui era stato accolto il ricorso proposto da Z.A. avente ad oggetto l’avviso di accertamento emesso nei confronti della società Vam s.p.a. divenuto definitivo per mancata impugnazione.

Il giudice di appello rilevava che il gravame era stato proposto in violazione dell’art. 303 c.p.c., in quanto la notifica dell’appello non era stata rivolta agli eredi della parte vittoriosa a distanza di un anno e due mesi dalla morte del contribuente senza che potesse assumere un qualche rilievo il momento in cui la morte si era verificata.

Osservava comunque che correttamente i primi giudici avevano annullato il provvedimento impositivo alla luce della documentazione prodotta idonea a provare l’attivazione dello scudo fiscale.

Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui non replicano gli intimati.

Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 156,303 e 330 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR non correttamente applicato nel caso di specie l’art. 303 c.p.c., dettato per la disciplina della riassunzione del processo interrotto.

Con un secondo motivo si deduce la violazione del D.L. n. 78 del 2009, art. 13-bis, e del D.L. n. 350 del 2001, art. 14, comma 1, lett a), e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR deciso nel merito, malgrado avrebbe dovuto ritenere assorbita ogni questione senza accertare l’astratta riconducibilità tra le somme scudate e le somme accertate e senza verificare l’effettivo nesso tra l’accertato e l’emerso che avrebbe dovuto rendere plausibile che i maggiori imponibili erano effettivamente rientrati nel c.d. scudo.

Il primo motivo è fondato con l’assorbimento del secondo.

Giova ricordare che con la sentenza n. 15295 del 2014 le SS.UU. di questa Corte, intervenendo per comporre l’ultimo dei numerosi contrasti giurisprudenziali sorti in materia di poteri del difensore della parte che nel corso del giudizio di primo grado sia morta o abbia perso la capacità di stare in giudizio ed in ordine all’individuazione, in tale ipotesi, della giusta parte da (o contro) la quale il giudizio d’appello deve essere proposto, hanno affermato il principio “che l’incidenza sul processo degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c., è disciplinata, in ipotesi di costituzione in giudizio a mezzo di difensore, dalla regola dell’ultrattività del mandato alla lite, in ragione della quale, nel caso in cui l’evento non sia dichiarato o notificato nei modi e nei tempi di cui all’art. 300 c.p.c., il difensore continua a rappresentare la parte come se l’evento non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale e nelle successive fasi di quiescenza e di riattivazione del rapporto a seguito della proposizione dell’impugnazione”. Tale posizione giuridica, precisano le SS.UU., è suscettibile di modificazione nelle ipotesi in cui, nella fase successiva dell’impugnazione, si costituiscano gli eredi della parte defunta o il rappresentante legale della parte divenuta incapace, oppure se il procuratore di tale parte, originariamente munito di procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo, dichiari in udienza o notifichi alle altre parti l’evento verificatosi, o se, rimasta la medesima parte contumace, l’evento sia documentato dall’altra parte (come previsto dalla novella di cui alla L. n. 69 del 2006, art. 46) o notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 300 c.p.c., comma 4.

Al predetto arresto le SS.UU. sono pervenute considerando: 1) che l’effetto interruttivo dei processo, a norma dell’art. 300 c.p.c., è prodotto da una fattispecie complessa, costituita dal verificarsi dell’evento e dalla dichiarazione in udienza (o dalla notificazione) fattane alle altre parti dal procuratore della parte rispetto alla quale l’evento si è verificato; 2) che dunque la dichiarazione non è di mera scienza, ma ha natura negoziale, essendo nella potestà dei difensore il diritto-potere di provocare o meno l’interruzione; 3) che la sopravvivenza del mandato giudiziale alla morte od alla perdita di capacità della parte deriva dal fatto che, come rappresentante tecnico, il difensore realizza, con la costituzione in giudizio, anche soprattutto la presenza legale della parte medesima nel processo; 4) che, in sostanza, la presenza in giudizio del procuratore ad litem, assicurando e garantendo il rispetto del contraddittorio, non pregiudica in linea di massima alcun diritto dei successori della parte; 5) che da tanto deriva il potere del procuratore di proseguire il processo, nonostante il verificarsi dell’evento interruttivo, insuscettibile di menomare in qualche modo l’esercizio dell’attività tecnica difensiva, che è di sua esclusiva competenza; 6) che, pertanto, finché non via sia la dichiarazione o la notificazione – che solo il procuratore è legittimato a fare – il processo prosegue come se l’evento non fosse accaduto e si verifica il fenomeno dell’ultrattività della procura che (ove la stessa contempli il potere di proporre impugnazione) permane anche per il grado d’appello, senza che sul rapporto processuale possano interferire le diverse normative (artt. 286 e 328 c.p.c.) che regolano gli effetti dell’evento nei casi in cui questo sopravvenga dopo la chiusura della discussione o dopo la notificazione della sentenza di primo grado; 7) che in definitiva, quando la morte o la perdita della capacità di stare in giudizio della parte si verificano nel corso della fase attiva del rapporto processuale, l’unica disciplina applicabile è quella dell’art. 300 c.p.c., con la conseguenza che la scelta (esteriorizzazione o meno dell’evento) è nelle mani del procuratore della parte medesima e l’effetto che deriverà da questa scelta permarrà per tutto il successivo corso del processo di merito: se il procuratore omette di dichiarare o di notificare l’evento, la posizione giuridica della parte da lui rappresentata resta perciò stabilizzata, rispetto alle altre parti ed al giudice, come se si trattasse di parte ancora viva o capace, sia nella fase attiva in corso, sia nelle successive fasi di quiescenza, dopo la pubblicazione della sentenza, e di riattivazione del rapporto a seguito e per effetto della proposizione dell’impugnazione e potrà essere modificata, solo se in sede di impugnazione si costituiranno gli eredi dei defunto o il rappresentante dell’incapace, o se il procuratore dichiarerà l’evento o lo notificherà alle altre parti o se, rimasta la parte contumace, l’evento sarà notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario ai sensi dell’art. 300 c.p.c., comma 4 (cfr. nello stesso senso Cass. 2017 n. 14805; Cass. 2016 n. 11038)

Ciò posto nel caso di specie è pacifico che la morte si è verificata in data 18.1.2015 dopo la chiusura della discussione di primo grado senza che il decesso della parte sia stato dichiarato o notificato nei modi e tempi di cui all’art. 300 c.p.c., sicché deve ritenersi pienamente valido l’atto di impugnazione notificato, ex art. 330 c.p.c., presso l’originario procuratore domiciliatario giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite, che il difensore continui a rappresentare la parte come se l’evento non si fosse verificato.

In conclusione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la decisione impugnata va cassata, con rinvio alla CTR dell’Emilia Romagna, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR dell’Emilia Romagna, in diversa composizione, anche per le spese di legittimità.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA