Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5089 del 05/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5089 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: SCALDAFERRI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso 19386-2015 proposto da:
BARCATI BRUNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DURAZZO, 9, presso lo studio dell’avvocato AUGUSTO
PIZZOFERRATO, rappresentato e difeso dall’avvocato JACOPO
CARLO BARCATI;
– ricorrente contro
CALZAVARA GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
VALSAVARANCHE, 46 SC.D, presso lo studio dell’avvocato
MARCO CORRADI, rappresentato e difeso dall’avvocato LUCA
PAVAN ETTO;
– controricorrente avverso la sentenza n. 1019/2015 della CORTE D’APPELLO di
VENEZIA, depositata il 17/04/2015;

Data pubblicazione: 05/03/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 14/12/2017 dal Consigliere Dott. ANDREA
SCALDAFERRI.

Il Collegio

Venezia, in accoglimento del gravame interposto da
CALZAVARA GIUSEPPE, ha rigettato per intervenuta
prescrizione del diritto la domanda proposta da BARCATI
BRUNO di condanna ll’appellante, ex art.2495 comma II
cod.civ., al risarcimento del danno derivato dal mancato
pagamento del residuo compenso professionale maturato per
l’opera svolta in favore della s.r.l. San Donà 2, la cui
liquidazione era stata chiusa (senza alcun riparto a favore dei
soci) nel dicembre 2002 dal Calzavara (già amministratore)
senza accantonare la somma relativa;
considerato che BARCATI BRUNO ha proposto ricorso per
cassazione affidato a due motivi, cui resiste CALZAVARA
GIUSEPPE con controricorso;
che con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione di
norme di diritto (artt.2495 e 2935 cod.civ.) nella quale sarebbe
incorsa la Corte veneziana facendo decorrere il termine
quinquennale della azione extracontrattuale proposta nel 2010
dal 10 gennaio 2004 (epoca di entrata in vigore della riforma
societaria che, modificando l’art.2495, ha stabilito che con la
cancellazione dal Registro imprese l’estinzione della società
rimane ferma anche ove residuino debiti sociali insoddisfatti)
anziché dal 2008, epoca di passaggio in giudicato della
sentenza che accertava il diritto di credito del Barcati nei
confronti della società;

Ric. 2015 n. 19386 sez. M1 – ud. 14-12-2017
-2-

rilevato che con la sentenza n. 1019/15 la Corte di appello di

che con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione
dell’art.2941 n.8 cod.civ., non avendo la Corte di merito
considerato la sospensione della prescrizione per
l’atteggiamento di doloso occultamento del credito da parte del
Calzavara (utilizzazione nel giudizio precedente di una

seguito di c.t.u.), del quale solo con il passaggio in giudicato
(nel 2008) della sentenza di accertamento del credito verso la
società il creditore Barcati aveva potuto avere certezza;
ritenuto di procedere alla redazione della motivazione in
forma semplificata;
ritenuto che le doglianze del ricorrente, esaminabili
congiuntamente per la unicità di ratio, siano manifestamente
infondate;
che, in primo luogo, va richiamato il principio, più volte
affermato da questa Corte (cfr. tra molte: Cass.n.10828/15;
n.21026/14), secondo cui l’impossibilità di far valere il diritto,
alla quale l’art. 2935 cod. civ. attribuisce rilevanza di fatto
impeditivo della decorrenza della prescrizione, è solo quella che
deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l’esercizio e non
comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di
mero fatto, salve le specifiche e tassative ipotesi di
sospensione previste dall’art.2941 cod.civ., e salva comunque
(secondo la recente Cass.n.3176/16) l’ipotesi di azione

risarcitoria per un danno non manifestatosi all’esterno come
percepibile dal danneggiato alla stregua della dingenza da lul
esigibile ex art.1176 cod.civ., ipotesi in cui si è ritenuto che il
termine prescrizionale non inizi a decorrere sino a che il danno
non si manifesti nel senso anzidetto;
che nella specie non può dirsi, alla stregua di tali principi, che
la azione extracontrattuale di danno nei confronti del
Ric. 2015 n. 19386 sez. M1 – ud. 14-12-2017
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quietanza con firma di esso ricorrente risultata apocrifa a

liquidatore potesse essere esercitata dal creditore rimasto
insoddisfatto solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza
di accoglimento della distinta azione contrattuale nei confronti
della società: invero, una volta cancellata nel 2002 la società
stessa dal Registro imprese senza riparto di attivo tra i soci, il

non previsto nel bilancio di liquidazione, era senz’altro
percepibile sin dalla data (1.1.2004) di entrata in vigore della
modifica dell’art.2495 cod.civ., con il suddetto effetto estintivo
della società -da un lato- e dall’altro la impossibilità di agire
verso i soci, i quali rispondono ex art.2495 dei debiti sociali
inadempiuti nei soli limiti di quanto riscosso a seguito della
liquidazione (Sez. U, Sentenza n. 6070 del 12/03/2013);
che del pari rettamente il giudice di merito non ha ritenuto
ricorrano nella specie le condizioni per ravvisare la sussistenza
della specifica e tassativa causa, prevista dall’art.2941 n.8
cod.civ., di sospensione del termine prescrizionale (cioè cfr.Cass.n.91134/07; n.23809/11; n.26962/13- una condotta
ingannatrice e fraudolenta del debitore intenzionalmente
diretta ad occultare al creditore l’esistenza dell’obbligazione e
così impedirgli di agire), se solo si considera come della
dedotta condotta generatrice di responsabilità del liquidatore
Calzavara, il non aver considerato il credito del Barcati in sede
di bilancio di liquidazione, cui nel caso in esame derivavano le
conseguenze sopra illustrate, quest’ultimo poteva e doveva
essere a conoscenza sin dal deposito di tale bilancio e dalla
cancellazione della società dal Registro (e quindi dalla data di
entrata in vigore della riforma che ne ha regolato
innovativamente gli effetti), a prescindere dalle condotte
successivamente poste in essere dal Calzavara nel primo
giudizio per impedire l’accoglimento della distinta azione nei
Ric. 2015 n. 19386 sez. M1 – ud. 14-12-2017
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danno del Barcati per la mancata percezione del compenso,

confronti della società, la quale non avrebbe comunque -al pari
dei soci- potuto in alcun caso rispondere del pagamento del
compenso in questione; il che assorbe ogni ulteriore pur
apprezzabile

considerazione

in

ordine

alla

mancata

individuazione di elementi di fatto idonei a giustificare

credito in questione solo a seguito della sentenza del 2008;
che pertanto si impone il rigetto del ricorso;
che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in
dispositivo;
P.Q.M.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso in favore
del controricorrente delle spese di questo giudizio, in C
2400,00 (di cui C 100,00 per esborsi), oltre spese generali
forfetarie e accessori di legge.
Dà inoltre atto, ai sensi dell’art.13 comma 1 quater D.P.R.
n.115/2002, della sussistenza dei presupposti per il
versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a
norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 14 dicembre
2017
Il Presidente

11 Funzionario Giudiziario
Paria) I A LA .-9f..,;,3
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DEPOSITATO urg cARCCLLERIA
Roma, .. ________ ..

LMÀR,101tL

l’asserzione dell’odierno ricorrente circa una sua scoperta del

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