Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5088 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. I, 16/02/2022, (ud. 05/11/2021, dep. 16/02/2022), n.5088

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13636/2017 proposto da:

C.A., C.E., C.I.;

C.F. e Figli s.a.s., in persona del legale rappres. p.t., elett.te

domiciliati presso l’avvocato Paduano Sabato Carlo, dal quale sono

rappres. e difesi, con procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Calliope s.r.l., e per essa quale mandataria la Cerved Credit

Management s.p.a. a socio unico (già Jupiter Asset Management

s.r.l.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elett.te

domiciliata presso l’avvocato Greco Raffaella, che le rappres. e

difende, con procura speciale in calce al controricorso;

Arena NPL One s.r.l. e per essa quale mandataria doBank s.p.a.

(denominazione assunta da UniCredit Credit Management Bank s.p.a.),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, in via Crescenzio n. 2, presso lo studio

dell’avvocato Fransoni Guglielmo, rappresentato e difeso

dall’avvocato Franco Roberto, con procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 245/2017 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

pubblicata il 15/02/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/11/2021 dal Cons. rel. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

La C.F. e Figli s.a.s., C.A., E., F. e I. convennero innanzi al Tribunale di Cosenza la BNL s.p.a. e la Banca di Roma s.p.a., per chiedere la ripetizione di somme indebitamente incassate dalle due convenute nei rispettivi rapporti di conto corrente assistiti da apertura di credito, a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi, commissione di massimo scoperto, interessi non dovuti, e spese di chiusura-conto.

In particolare, a sostegno della domanda d’indebito oggettivo, gli attori chiesero l’accertamento della nullità delle clausole ritenute invalide sull’anatocismo e sulla commissione di massimo scoperto, e dell’insussistenza di patti su interessi convenzionali, con la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni per la somma di Lire 150 milioni.

Con successiva citazione, gli stessi attori proposero opposizione al decreto ingiuntivo emesso su ricorso della BNL s.p.a. per la somma di Lire 88.437.611, dato l’inadempimento delle obbligazioni maturate sul suddetto conto corrente, eccependo la prescrizione decennale dei crediti azionati e chiedendo che, a fronte della ritenuta insussistenza di interessi lecitamente liquidati, tutte le somme versate a tale titolo fossero imputate “a capitale”, nonché la condanna della banca alla ripetizione della somma di Euro 60.244,81.

Riuniti i due giudizi, il Tribunale, rilevata la nullità della clausola contrattuale di anatocismo trimestrale, revocato il decreto ingiuntivo opposto, accolse parzialmente la domanda e, sulla base della c.t.u., determinò i saldi passivi dei due conti correnti, rispettivamente in Euro 13.800,40 a favore della Banca di Roma, e Euro 31.180,13 in favore della Bnl, condannando gli attori, tra l’atro, al pagamento della stessa somma di Euro 31.180,13, mentre fu rigettata la domanda di risarcimento dei danni in conseguenza dell’asserito illegittimo recesso poiché generica.

Avverso tale sentenza proposero appello gli attori, che la Corte territoriale, con sentenza del 7.2.17, accolse parzialmente, riducendo i crediti della Banca di Roma e della BNL. Al riguardo, la Corte d’appello osservò che: era infondata la doglianza relativa all’inosservanza della prova del credito fondato sui due conti correnti per mancata produzione di tutti gli estratti-conto, trattandosi di giudizio di accertamento negativo dei debiti maturati negli stessi rapporti; la domanda risarcitoria relativa ai tassi usurari era generica e non dimostrata; ferma la pattuizione scritta sugli interessi convenzionali, rilevata la nullità della clausola contrattuale sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi, con la c.t.u. erano stati rideterminati i saldi dei conti correnti escludendo ogni forma di anatocismo; l’applicazione della commissione di massimo scoperto era invece valida per mancata prova del superamento del tasso-soglia.

C.A., E., I. e la C.F. e Figli s.a.s. ricorrono in cassazione con quattro motivi. Resistono con due distinti controricorsi la Calliope s.r.l. – quale cessionaria dei crediti della Bnl – e la doBank s.p.a. quale mandataria della Arena NPL One s.r.l., cessionaria dei crediti per cui è causa.

Diritto

RITENUTO

Che:

Il primo motivo denunzia violazione dell’art. 112 c.p.c., per aver la Corte d’appello condannato gli appellanti al pagamento delle somme accertate a debito dei relativi conti correnti, poiché nel giudizio di primo grado non era stata proposta domanda riconvenzionale, mentre nella sola seconda comparsa conclusionale, dopo il deposito della c.t.u., la Unicrediti Credit M.B. s.p.a., successore della Banca di Roma, aveva formulato l’istanza di condanna.

Il motivo è inammissibile. Invero, la sentenza di primo grado conteneva l’accertamento del credito in favore delle banche e la condanna dei correntisti al pagamento; dunque la questione avrebbe dovuto essere proposta con l’appello, ma ciò non risulta, sicché si è formato il giudicato interno e la questione non può essere proposta in cassazione.

Il secondo motivo denunzia la violazione dell’art. 1284 c.c., u.c., artt. 1418,1436,2697, c.c., artt. 117,118 Tub, per aver la Corte d’appello ritenuto provata la pattuizione sul tasso d’interesse, sebbene la BNL non abbia mai prodotto il contratto (ovvero producendo un contratto monofirma), affermando erroneamente che l’onere della prova gravasse sugli attori-appellanti; i ricorrenti, in particolare, lamentano, quanto al rapporto riguardante la BNL, che la Corte territoriale abbia respinto il motivo di appello con cui era stata dedotta la mancanza di prova del credito in difetto di produzione degli estratti-conto integrali sul rilievo che si trattava di domanda di ripetizione di indebito, per la quale l’onere della prova grava sul correntista attore, e non sulla banca convenuta.

Il motivo è fondato. Anzitutto, va osservato che non è condivisibile l’argomentazione della Corte d’appello secondo la quale, poiché l’azione proposta dai ricorrenti aveva ad oggetto la ripetizione dell’indebito, ex art. 2033 c.c., non avendo natura contrattuale, gravava sugli stessi ricorrenti l’onere di dimostrarne gli elementi costitutivi. Al riguardo, i ricorrenti proposero un’azione di accertamento della nullità di varie clausole contrattuali concernenti interessi, anatocismo e commissione di massimo scoperto, chiedendo la condanna delle banche convenute alla restituzione delle somme indebitamente incassate in applicazione di tali clausole. Ora, la BNL s.p.a. aveva assunto, in quanto ricorrente per decreto ingiuntivo, la qualità di attrice in senso sostanziale nel giudizio d’opposizione allo stesso decreto. Infatti, la Corte d’appello, e prima di essa il Tribunale, hanno accolto la domanda della banca, non già quella degli correntisti, ed è sulla domanda accolta che va determinato, evidentemente, il riparto dell’onere della prova. Poiché, dunque, come esattamente rilevato dai ricorrenti, la BNL era attrice in senso sostanziale, quale intimante nella procedura monitoria, su di essa gravava l’onere probatorio relativo alla sua domanda, fondata sul rapporto contrattuale.

Il terzo motivo denunzia violazione dell’art. 1283 c.c., per aver la Corte d’appello ritenuto legittima la capitalizzazione delle commissioni di massimo scoperto, escludendo dal calcolo del dovuto esclusivamente la capitalizzazione degli interessi.

Il motivo è inammissibile per la novità della censura. Infatti, dalla sentenza impugnata non risulta che essa sia stata sollevata nel giudizio di merito, né in appello né in primo grado. Ne’ il ricorso contiene indicazioni specifiche in proposto.

Il quarto motivo deduce la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 156 c.p.c., in quanto la sentenza impugnata sarebbe affetta da insanabile contrasto tra motivazione – in cui si afferma di condividere le risultanze della CTU – e dispositivo, in cui invece si nega la ripetizione degli importi dovuti a capitalizzazione delle commissioni di massimo scoperto.

Il motivo è infondato. Se, come osservato a proposito del motivo precedente, la questione della capitalizzazione delle commissioni di massimo scoperto non era stata posta, non sarebbe neppure ipotizzabile un siffatto contrasto.

Per quanto esposto, in accoglimento del secondo motivo, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Catanzaro, anche per le spese del grado di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo, dichiara inammissibili il primo e il terzo motivo, rigetta il quarto.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del grado di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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