Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5084 del 03/03/2010

Cassazione civile sez. III, 03/03/2010, (ud. 02/02/2010, dep. 03/03/2010), n.5084

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19808/2005 proposto da:

BOXLINE UNITED CARGO LINK (già BOXLINE TRASPORTI MARITTIMI S.R.L.)

(OMISSIS) in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante Dott. S.V.,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA GIUNONE REGINA 1, presso lo

studio dell’avvocato COLOMBINI David, che la rappresenta e difende

giusta delega in calce al scorso giusta delega a margine del

controricorso;

– ricorrente –

contro

EGYPTIAN NAVIGATICI COMPANY LTD, EZIO CIPRIANI AGENZIA MARITTIMA SRL

(già ENZO CIPRIANI S.N.C.) (OMISSIS), elettivamente domiciliate

in ROMA, VIA DELLA PANETTERIA 15, presso lo studio dell’avvocato

AVITABILE MARIATERESA, rappresentate e difese dall’avvocato VAUDO

Damiano giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1568/2004 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

Sezione Seconda Civile, emessa il 3/3/2004, depositata il 01/06/2004,

R.G.N. 597/2002;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

02/02/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO D’AMICO;

udito l’Avvocato CARLEVARO ANSELMO per delega dell’Avvocato COLOMBINI

DAVID;

udito l’Avvocato VAUDO DAMIANO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Egyptian navigation co. e la Ezio Cipriani Shipping s.n.c. convenivano in giudizio la Boxline trasporti marittimi s.r.l.

esponendo: che il 10.10.1993 il G.D. del Tribunale di Milano aveva concesso sequestro conservativo in favore della convenuta contro M.N.F.A., sino alla concorrenza di L. 149.834.143, autorizzando la Boxline all’esecuzione del sequestro sui beni di quest’ultimo, anche presso terzi; che il sequestro veniva eseguito su merci stivate in alcuni contenitori del porto di (OMISSIS) noleggiati da essi attori; che con ricorso ex art. 700 gli stessi attori chiedevano lo svuotamento dei contenitori e la loro riconsegna ad essi esponenti; che il G.D. accoglieva il ricorso ingiungendo alla Boxline la riconsegna dei beni entro il (OMISSIS); che il comportamento della Boxline, che aveva eseguito il sequestro delle merci senza estrarle dai medesimi contenitori, aveva loro arrecato grave danno.

Gli attori chiedevano pertanto la condanna di parte convenuta al pagamento del costo dei contenitori in sosta.

La convenuta chiedeva il rigetto delle domande attrici e la chiamata in causa di Arab Continental Export srl.

Il GI non autorizzava la chiamata in causa non essendo stata la stessa proposta nei termini di cui all’art. 269 c.p.c..

La Boxline Trasporti Marittimi citava la Egiptian Navigation e per essa il suo agente generale C. esponendo: che durante la pendenza del giudizio si era presentata la possibilità di liquidare in via transattiva il compenso di L. 70.000.000 alla Genova Terminal in relazione alle soste dei container; che pertanto essa Boxline aveva nel (OMISSIS) anticipato alla Egiptian Navigation tale somma, con riserva di ripetizione, detratte L. 20.000.000 ricavate dalla vendita della merce come da accordo.

La Boxline chiedeva quindi alla convenuta il pagamento della somma di L. 50.000.000.

C.E. si costituiva chiedendo il rigetto delle domande attrici e in via riconvenzionale riproponeva le domande già oggetto del precedente giudizio fra le parti.

Le cause venivano riunite.

Il Tribunale ritenuta l’ammissibilità della domanda autonoma da parte del custode (Egiptian Navigation) per il pagamento del compenso e delle spese sostenute nei confronti della parte che aveva richiesto il provvedimento cautelare, condannava la Boxline al pagamento della somma di US 56.627 per spese di nolo dei contenitori rimasti bloccati e della somma di L. 17.453.500 per spese di riparazione dei contenitori stessi.

Condannava la Boxline alle spese processuali nei confronti delle attrici.

Proponeva appello la Boxline Trasporti Marittimi.

Si costituivano la Egiptian Navigation Company ed Ezio Cipriani Agenzia Marittima (già Ezio Cipriani s.n.c.) nella qualità di Agente Generale in Italia della Egyptian che si opponevano al gravame.

In via di appello incidentale gli stessi chiedevano l’accoglimento della domanda di liquidazione del compenso di custode quantificato in L. 100.000.000 ed il risarcimento del danno per mancato guadagno indicato in L. 30.000.000.

La Corte d’appello di Milano respingeva l’appello della Boxline;

accoglieva l’appello incidentale della Egyptian Navigation e in riforma dell’impugnata sentenza condannava l’appellante Boxline al pagamento, in favore delle appellate-appellanti incidentali, della somma di Euro 15.500,00 per compenso al custode.

Proponeva ricorso per cassazione la Boxline United Cargo Link, già Boxline Trasporti Marittimi.

Resistevano con controricorso la Egyptian Navigation Company Ltd. ed C.E..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso parte ricorrente denuncia “Violazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. art. 2043 c.c., nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”.

Sostiene la Boxline che l’azione svolta in primo grado dall’attrice si basava unicamente sul presupposto della responsabilità extracontrattuale della convenuta per avere costei impedito l’utilizzazione dei contenitori, mentre i giudici di merito hanno qualificato la domanda come “richiesta delle spese subite dal custode” e riconosciuto le stesse sulla base di un titolo diverso quale è il diritto del custode al compenso per l’attività prestata.

La Corte territoriale ha dunque errato, ad avviso della ricorrente, perchè a fronte di una domanda di risarcimento del danno extracontrattuale ha accolto la pretesa sulla base di un diverso titolo (diritto al compenso); con la conseguenza di incorrere in vizio di ultrapetizione, per violazione dell’art. 112 c.p.c.. La medesima Corte ha inoltre errato, secondo la Boxline, nel non considerare che il sequestro a suo tempo eseguito dalla attuale ricorrente era caduto esclusivamente su merci di proprietà di A. A. ma non sui containers e nel non tener conto che si trattava di sequestro conservativo, quindi di un provvedimento giustificato dall’autorità giudiziaria.

Il motivo in tutte le sue censure è infondato.

La Egyptìan Navigation co. e la Ezio Cipriani Shipping s.n.c. hanno adito il Tribunale di Milano per ottenere la condanna della Boxline al pagamento del costo dei contenitori in sosta, del noleggio dei contenitori in sostituzione, del mancato guadagno rappresentato dal nolo, dalle spese di riparazione nonchè dal costo delle soste dei contenitori richiesto dalla Genoa Terminal s.p.a..

I Giudici di merito hanno correttamente esercitato il loro potere di qualificazione della domanda e non sono perciò incorsi in alcun vizio di ultrapetizione.

Non rileva la circostanza che il sequestro fu concesso dall’autorità giudiziaria e che lo stesso ebbe ad oggetto soltanto le merci. Queste ultime erano infatti contenute nei containers e il sequestro fu comunque richiesto dalla Boxline.

Con il secondo motivo, che si articola in due censure, si denuncia “Violazione ed errata applicazione degli artt. 65 e 522 c.p.c., nonchè omessa e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia”.

Con la prima censura, relativa alla competenza sulla liquidazione del compenso, sostiene parte ricorrente che la Corte d’Appello di Milano ha errato nel ritenere sussistente per il custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario il diritto al compenso, anche quando questo non sia stato liquidato dal giudice del processo cautelare e che il custode, estraneo al rapporto obbligatorio intercorrente fra le parti di tale procedimento, possa far valere il relativo diritto autonomamente, nei confronti del creditore sequestrante. Ritiene invece la Boxline che la competenza a liquidare il suddetto compenso appartiene al giudice che lo ha nominato, con conseguente esclusione della possibilità di richiederlo autonomamente.

La censura è infondata. Altro è infatti il diritto del custode al compenso; altro il rapporto fra le parti del processo cautelare. Ne consegue che non avendo il giudice del sequestro provveduto alla liquidazione del compenso stesso nei confronti del custode, quest’ultimo ha azione diretta ed autonoma verso la parte che ha promosso istanza di sequestro.

Nella fattispecie per cui è causa il custode, estraneo alle parti del procedimento cautelare, ha diritto al compenso in quanto ausiliario del giudice e può far valere il suo diritto, in via autonoma, nei confronti della Boxline che chiese il provvedimento cautelare (Cass., 26 gennaio 1989, n. 444).

Con la seconda censura, relativa alla sussistenza del diritto al compenso, Boxline sostiene esser pacifico che, al momento dell’esecuzione del sequestro, Egyptian non richiese alcuna controprestazione e che nulla le fu riconosciuto dall’Ufficiale giudiziario all’atto della nomina. Di conseguenza, prosegue, ai sensi dell’art. 522 c.p.c., nessuna somma può essere riconosciuta alla stessa Egyptian in quanto custode.

Anche questa censura non può essere accolta. La tesi della Corte d’appello secondo la quale la nomina del custode fu effettuata dal Giudice anzichè dall’ufficiale giudiziario è infatti il frutto della valutazione discrezionale della Corte stessa sulle dichiarazioni e sugli elementi probatori forniti dalle parti. Si tratta dunque di questione attinente al merito che richiederebbe fra l’altro l’effettuazione di attività istruttoria non consentita in sede di legittimità.

Con il terzo ed ultimo mezzo d’impugnazione Boxline denuncia infine “Violazione e falsa applicazione dell’art. 2033 c.c., in relazione all’art. 65 c.p.c., nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”.

Secondo parte ricorrente la Corte d’Appello è anzitutto incorsa in errore perchè ha travisato il significato della transazione intervenuta fra Boxline e Genova Terminal con la partecipazione di Egyptian. La censura non è autosufficiente. Essa infatti non riporta il testo integrale, o la parte significativa del documento contenente il suddetto negozio e non consente quindi a questa Corte di valutare la correttezza o no della interpretazione di quest’ultimo (Cass., 25 agosto 2006, n. 18506).

Con altra censura la Boxline sostiene che la domanda restitutoria da essa formulata si fondava sul presupposto che il pagamento effettuato a Egyptian non fosse da essa Boxline dovuto e che la domanda stessa deve essere qualificata come ripetizione di indebito ai sensi dell’art. 2033 c.c..

Anche questa censura è infondata.

Si deve infatti osservare che l’azione di ripetizione dell’indebito ha natura residuale ed è finalizzata ad ottenere la ripetizione di quanto indebitamente corrisposto da un soggetto ad un altro quando non sussista altro titolo in virtù del quale si possa richiedere la restituzione.

Nella fattispecie in esame non sussiste il presupposto per l’applicazione dell’art. 2033 c.c., in quanto per stessa ammissione della Boxline il pagamento della somma richiesta è stato effettuato in virtù della conclusione di un accordo transattivo.

Del resto la domanda di ripetizione di indebito proposta dalla Boxline avrebbe dovuto essere avanzata esclusivamente nei confronti della Genova Terminal spa e non nei confronti della Egyptian e della Ezio Cipriani rimaste estranee all’accordo transattivo.

In conclusione, per tutte le ragioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato, con condanna di parte ricorrente alle spese del processo di cassazione che si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del processo di cassazione che si liquidano nella complessiva misura di Euro 1.200,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre rimborso forfettario delle spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2010

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