Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5080 del 02/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 02/03/2011, (ud. 03/02/2011, dep. 02/03/2011), n.5080

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 25426/2006 proposto da:

D.V.E., elettivamente domiciliata in ROMA VIA LAURA

MANTEGAZZA 24 presso lo studio dell’avvocato GARDIN LUIGI,

rappresentato e difeso dall’avvocato PERRONE Franco, giusta delega a

margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 111/2005 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

LECCE, depositata il 16/06/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

03/02/2011 dal Consigliere Dott. MARIA GIOVANNA CONCETTA SAMBITO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA Pietro, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

I coniugi C.G. ed D.V.E., che avevano presentato dichiarazione dei redditi congiunta, ricorrevano avverso l’avviso di liquidazione, con cui era stato rettificato il reddito da partecipazione sociale alla Snc “L’arte della Cartapesta”, relativo all’anno 1984, di cui entrambi erano soci.

La CTP di Lecce, con sentenza del 29.2.1996, dichiarava estinto il processo per la parte di accertamento riferita a C.G., che aveva dato prova dell’avvenuta presentazione di dichiarazione integrativa, e rigettava il ricorso per la parte di accertamento riferita ad D.V.E.. L’impugnazione, da questa proposta, veniva dichiarava inammissibile dalla CTR della Puglia, con la sentenza indicata in epigrafe, sul rilievo che l’appello era stato presentato dalla D.V. non in proprio, ma nella qualità di erede del marito, privo di interesse all’impugnazione, perchè vittorioso.

Per la cassazione di tale sentenza, D.V.E. ha proposto ricorso. L’Agenzia delle Entrate non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo, la ricorrente, deducendo la violazione della L. n. 144 del 1977, art. 17, commi 4 e 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, censura l’impugnata sentenza per non aver tenuto conto che, per effetto della modalità di presentazione congiunta della dichiarazione dei redditi, scelta col proprio marito – come consentito dall’art. 17, comma 1, nel testo applicabile “ratione temporis” – gli accertamenti, nei confronti dei coniugi, andavano notificati soltanto al marito, sussisteva il vincolo di solidarietà di entrambi per imposte, sopratasse, pene pecuniarie ed interessi, e l’iscrizione a ruolo andava effettuata a nome del marito. A tale stregua, prosegue la ricorrente, l’appello proposto a nome del marito, invece che a nome proprio, peraltro accostato al primo, era conseguente alle disposizioni invocate e doveva esser ritenuto un dato marginale ed irrilevante, che non poteva determinare la declaratoria d’inammissibilità dell’appello.

Il motivo è infondato.

L’esegesi della L. n. 114 del 1977, art. 17, propugnata dalla ricorrente, contrasta con la giurisprudenza di questa Corte, che, secondo l’interpretazione adeguatrice offerta dalla Corte Cost. con la sentenza n. 184 del 1989 ha affermato che la moglie, coniuge codichiarante, ha legittimazione autonoma a proporre impugnazione avverso gli atti di accertamento a carico del marito, ha evidenziato che la citata legge non attribuisce al marito la legittimazione ad agire anche per la moglie, venendo altrimenti vulnerato il diritto di difesa della stessa, che rimane corresponsabile delle maggiori imposte e degli accessori relativi a quell’accertamento, e non ostando a ciò la circostanza che l’avviso di accertamento debba essere notificato al marito (Cass. n. 12371/2002, n. 19896/2006, n, 7906/2007, n. 20857/2010). Tanto vale “a fortiori” nel caso in esame, in cui, all’esito del giudizio di primo grado, il ricorso avverso l’avviso di liquidazione è stato rigettato nei confronti della sola moglie, onerata, dunque, in proprio, ad appellare la statuizione che aveva visto, solo lei, soccombente.

Il rigetto del primo motivo, con la conferma della statuizione d’inammissibilità dell’appello, rende superfluo l’esame del secondo, col quale la ricorrente, deducendo la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, denuncia la disintegrità del contraddittorio nel giudizio d’appello al quale dovevano necessariamente partecipare entrambi i coniugi, per aver subito un accertamento unitario.

Nulla per le spese, dato il mancato svolgimento di difese, da parte dell’intimata.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e nulla spese.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2011

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