Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5079 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 16/02/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 16/02/2022), n.5079

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35632-2019 proposto da:

EFFE GROUP – Cooperativa sociale O.n.l.u.s., rappresentata e difesa

dall’Avvocato FATIMA CILLO e dall’Avvocato NICOLA VALENTE per

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI SAN MARTINO VALLE CAUDINA;

– intimato –

avverso la SENTENZA n. 4505/2019 della CORTE D’APPELLO DI NAPOLI,

depositata il 18/9/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18/11/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Effe Group – Cooperativa sociale O.n.l.u.s. avverso l’ordinanza con la quale il tribunale di Avellino, in data 24/3/2018, aveva rigettato la domanda risarcitoria che la stessa aveva proposto nei confronti del Comune di San Martino Valle Caudina.

La corte, in particolare, dopo aver premesso che: l’ordinanza impugnata è stata pronunciata dal tribunale ai sensi dell’art. 702-ter c.p.c., a seguito di mutamento del rito disposto a norma dell’art. 183-bis c.p.c.; – l’ordinanza è stata comunicata alle parti, ad opera della cancelleria, a mezzo di posta elettronica certificata e per esteso, in data 26/3/2018; – l’appello è stato proposto con atto di citazione consegnato all’ufficiale giudiziario il 15/5/2018 e notificato alla controparte il 22/5/2018; ha ritenuto che l’appello, in quanto proposto oltre il termini di trenta giorni previsto dall’art. 702-quater c.p.c., con decorrenza dalla comunicazione del testo integrale dell’ordinanza, e cioè dal 26/3/2018, fosse tardivo e lo ha, quindi, dichiarato inammissibile.

La Effe Group – Cooperativa sociale O.n.l.u.s., con ricorso notificato il 20/11/2019, ha chiesto, per un motivo, la cassazione della sentenza.

Il Comune di San Martino Valle Caudina è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo che ha articolato, la ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione dell’art. 702-quater c.p.c., ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello senza considerare che, in realtà, l’appellante non aveva mai ricevuto la notificazione della sentenza di primo grado ma solo la comunicazione di deposito e pubblicazione della stessa ad opera della cancelleria del tribunale, la quale, però, non fa decorrere il termine breve di trenta giorni per la proposizione dell’appello, che può essere, quindi, proposto entro il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado.

2.1. Il motivo è infondato.

2.2. Nel procedimento sommario di cognizione, l’ordinanza di rigetto della domanda e’, al pari di quella di accoglimento, appellabile, ai sensi dell’art. 702-quater c.p.c., nel termine di trenta giorni decorrenti dalla data della sua notificazione ad istanza di parte ovvero, se anteriore, della sua comunicazione di cancelleria, stante la loro equiparazione ai fini della produzione degli effetti della cosa giudicata (Cass. n. 5840 del 2017). Ai fini della decorrenza del termine di trenta giorni occorre, pertanto, far riferimento alla data della notificazione del provvedimento ad istanza di parte ovvero, se anteriore, della sua comunicazione di cancelleria, la quale, però, deve avere ad oggetto il testo integrale della decisione, comprensivo del dispositivo e della motivazione, in maniera da consentirne alla parte destinataria la piena conoscenza (Cass. n. 7401 del 2017).

2.3. La comunicazione dell’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 702-ter c.p.c., comma 6, può essere, peraltro, eseguita anche a mezzo posta elettronica certificata: questa Corte ha, infatti, già chiarito come il periodo aggiunto in coda all’art. 133 c.p.c., comma 2, al D.L. n. 90 del 2014, art. 45, conv. in L. n. 114 del 2014, secondo cui la comunicazione, da parte della cancelleria, del testo integrale del provvedimento depositato non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325 c.p.c., è finalizzato a neutralizzare gli effetti della generalizzazione della modalità telematica della comunicazione, se integrale, di qualunque tipo di provvedimento, ai fini della normale decorrenza del termine breve per le impugnazioni, solo nel caso di atto di impulso di controparte, ma non incide sulle norme processuali, derogatorie e speciali, come appunto l’art. 702-quater c.p.c., che ancorino la decorrenza del termine breve di impugnazione alla mera comunicazione di un provvedimento da parte della cancelleria (cfr. Cass. n. 23526 del 2014).

2.4. L’impugnazione dell’ordinanza ex art. 702-ter c.p.c., conclusiva del giudizio sommario, può essere, infine, proposta esclusivamente nella forma ordinaria dell’atto di citazione (cfr. Cass. n. 24379 del 2019) sicché la tempestività del gravame erroneamente introdotto con ricorso va verificata con riferimento alla data di notifica dell’atto alla controparte nel rispetto del menzionato termine perentorio (cfr. Cass. n. 18022 del 2015).

2.5. Nel caso in esame, la certificazione rilasciata dalla cancelleria del tribunale di Avellino il 19/3/2019, di cui la Corte ha disposto l’acquisizione, dimostra che la parte appellante aveva ricevuto, in data 26/3/2018, a mezzo di posta elettronica certificata e per esteso, la comunicazione dell’ordinanza pronunciata dal tribunale ai sensi dell’art. 702-ter c.p.c., laddove, come incontestatamente accertato dalla sentenza impugnata, l’appello è stato proposto dalla stessa con atto di citazione notificato solo in data 15.22/5/2018, vale a dire oltre il termine di trenta giorni a tal fine stabilito dal citato art. 702-quater, comma 1.

3. La sentenza impugnata resiste, pertanto, alle censure svolte dalla ricorrente. Il ricorso dev’essere, quindi, rigettato.

4. Nulla per le spese di lite, in difetto di controricorso da parte del Comune.

5. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Seconda Civile – 2, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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