Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5075 del 25/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/02/2021, (ud. 30/09/2020, dep. 25/02/2021), n.5075

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8184-2019 proposto da:

A.H., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARIO NOVELLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1549/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 24/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 30/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARINA

MELONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Ancona con decreto in data 2/5/2019, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Ancona in ordine alle istanze avanzate da N.A. nato in (OMISSIS) il (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Il ricorrente, aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Ancona di essere fuggito dal proprio paese stante la sua condizione di omosessuale per la quale era perseguitato anche dalla sua famiglia.

Avverso il decreto emesso dal Tribunale di Ancona il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a sei motivi.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo e secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1 convenzione di Ginevra del 28/7/1951 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. G. in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’analisi della situazione del paese di provenienza in relazione alle condizioni per concedere il diritto al rifugio.

Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’analisi della situazione personale del ricorrente ritenendolo non credibile senza alcun valido motivo nonostante il circostanziato racconto reso, venendo meno al dovere di cooperazione istruttoria.

Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. B) e C) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito l’esistenza di un pericolo di danno grave alla vita o alla persona derivante da violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale che giustificava il riconoscimento della protezione sussidiaria.

Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva approfondito mediante ricerche specifiche sui siti accreditati la situazione attuale ed aggiornata del paese e l’esistenza del pericolo di danno grave alla persona.

Con il sesto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Giudice Territoriale non aveva ravvisato i presupposti per la concessione della protezione umanitaria.

In via pregiudiziale, va dichiarata l’inammissibilità della costituzione dell’intimato Ministero dell’interno, tardivamente effettuata con un atto denominato “atto di costituzione”, non qualificabile come controricorso, sostanziandosi il relativo contenuto nella mera dichiarazione di costituirsi in giudizio “con il presente atto al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1 c.p.c.”. Risulta, infatti, in tal modo, violato il combinato disposto di cui all’art. 370 c.p.c. e all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, in base ai quali il controricorso deve, a pena di inammissibilità, contenere l’esposizione dei motivi di diritto su cui si fonda, costituendone requisito essenziale. (cfr. Cass., 18/04/2019, n. 10813; Cass., 25/09/2012, n. 16261; Cass., 09/03/2011, n. 5586; Cass., 07/07/2017, n. 16921). I cinque motivi proposti, che investono la credibilità del richiedente in relazione allo status di rifugiato ed alla protezione di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), sono fondati. In tema di protezione internazionale, qualora l’ordinamento giuridico del paese di provenienza del richiedente punisca l’omosessualità come reato, ciò costituisce di per sè una grave ingerenza nella vita privata che impone l’accertamento, conseguente, della possibilità ed effettività di una protezione adeguata statuale fornita alla persona omosessuale, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 5, lett. c), oltre che la verifica, da svolgersi in relazione alla concreta situazione del richiedente ed alla sua particolare condizione personale, dell’esposizione, a causa del suo orientamento sessuale, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 8, lett. d), ad una minaccia grave ed individuale alla propria vita o alla persona o, in via gradata, ad una condizione di particolare vulnerabilità dovuta alla grave violazione dei diritti umani derivante dalla predetta condizione personale (Cass. 11172/2020; Cass. 9815/2020). In tema di protezione internazionale, invero, posto che l’autorità amministrativa e il giudice di merito svolgono un ruolo attivo nell’istruzione della domanda, disancorato dal principio dispositivo proprio del giudizio civile e libero da preclusioni o impedimenti processuali, oltre che fondato sulla possibilità di assumere informazioni ed acquisire tutta la documentazione necessaria, ove il richiedente adduca il rischio di persecuzione, al fine di ottenere lo “status” di rifugiato, o il danno grave, ai fini della protezione sussidiaria, il giudice non deve valutare nel merito la sussistenza o meno del fatto, ossia la fondatezza dell’accusa, ma deve invece accertare, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, comma 2, e art. 14, lett. c), se tale accusa sia reale, cioè effettivamente rivolta al richiedente nel suo Paese, e dunque suscettibile di rendere attuale il rischio di persecuzione o di danno grave in relazione alle conseguenze possibili secondo l’ordinamento straniero. (affermazione operata in una fattispecie relativa proprio ad un cittadino del Gambia accusato di omosessualità, punita da quell’ordinamento con pene gravissime) (Cass. 2875/2018). Nel caso concreto, la Corte territoriale si è soffermata su elementi di dettaglio della vicenda narrata (mancata indicazione delle complete generalità del compagno del richiedente protezione, mancata indicazione precisa dell’indirizzo in cui sarebbero avvenuti gli incontri), sebbene avesse dato atto che il ricorrente era stato ricattato e denunciato al consiglio di istituto della scuola. Le ricerche effettuare non sono state mirate all’accertamento dei fati denunciati, ma esclusivamente a profili di carattere economico che non hanno attinenza alcuna con la vicenda.

Per questi motivi il ricorso proposto deve essere accolto in ordine ai primi cinque motivi, assorbito il sesto, deve essere cassata la sentenza impugnata e rinviato alla Corte di Appello di Ancona in diversa composizione per l’applicazione dei principi sopra indicati.

Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva.

PQM

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Ancona in diversa composizione per l’applicazione dei principi sopra indicati.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della prima sezione della Corte di Cassazione, il 30 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2021

 

 

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