Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5072 del 03/03/2010

Cassazione civile sez. III, 03/03/2010, (ud. 15/01/2010, dep. 03/03/2010), n.5072

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ORTI DELLA FARNESINA 116, presso lo studio dell’avvocato

COLICA ROBERTO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

DOVICO CARLO giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

LA FONDIARIA ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 148/2005 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

SEZIONE SECONDA CIVILE, emessa il 11/1/2005, depositata il

14/02/2005, R.G.N. 243/2003;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

15/01/2010 dal Consigliere Dott. LANZILLO Raffaella;

udito l’Avvocato ROBERTO COLICA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 11 gennaio – 14 febbraio 2005 n. 148 la Corte di appello di Genova – confermando la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di ChiavarI – ha respinto la domanda proposta da G. A., in proprio e quale erede di G.E., contro D. F.U. e la s.p.a. La Fondiaria, per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal suo dante causa, a seguito di un incidente stradale occorso in (OMISSIS), allorche’ il motociclo su cui viaggiava il G.A. era stato urtato dall’autovettura condotta dal proprietario, D.F.U., assicurato con la s.p.a. La Fondiaria.

Rimasto contumace il D.F., la Fondiaria aveva resistito alla domanda, negando che si fosse verificato lo scontro, ed il Tribunale ha respinto le domande attrici perche’ non provate, avendo dichiarato inammissibili, perche’ tardivamente indicati, due testi dedotti a prova.

La Corte di appello ha confermato la decisione, sul rilievo che l’attore aveva indicato i due testimoni solo all’udienza successiva alla scadenza dei termini assegnati alle parti per memorie istruttorie e repliche; che i termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c. si riferiscono non solo alla deduzione dei mezzi di prova, ma anche all’indicazione delle persone da interrogare come testimoni, e che la convenuta aveva immediatamente eccepito la decadenza.

Con atto notificato il 7 luglio 2005 il G.A. propone due motivi di ricorso per Cassazione, illustrati da memoria.

Gli intimati non hanno depositato difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- La sentenza impugnata ha ritenuto perentori i termini assegnati dal giudice ai sensi dell’art. 184 c.p.c. anche per quanto concerne l’indicazione dei testimoni, con la motivazione che la controparte non e’ in grado di eccepire l’eventuale incapacita’ di testimoniare delle persone tardivamente indicate, con evidente violazione del diritto di difesa; salvo che il giudice rinvii ad altra udienza l’inizio della prova, concedendo cosi’ apposito termine alla parte interessata a proporre l’eccezione di incapacita’. In tal caso, tuttavia, ne deriverebbero vari inconvenienti per il processo, fra cui un ulteriore ritardo e l’onere di spese superflue per la citazione del teste a carico della parte che lo abbia indicato.

2.- Con il primo motivo, deducendo violazione degli art. 180, 183, 184, 244 e 281 ter c.p.c.; 111, Cost., il ricorrente rileva che:

il padre G.E., originario attore quale proprietario del motociclo, aveva tempestivamente indicato come teste il figlio e odierno ricorrente, G.A., con memoria depositata il 18.2.2000;

a seguito del decesso di E., A. aveva riassunto la causa quale erede, con comparsa 15.11.2000, ed avendo assunto la qualita’ di parte – aveva perso la capacita’ di testimoniare;

all’udienza del giorno 8 febbraio 2001, fissata per l’inizio delle prove testimoniali, il Giudice aveva ammesso l’escussione dei testi indicati da parte attrice;

essendo egli nell’impossibilita’ di sentire l’unico teste indicato (cioe’ se stesso), avrebbe dovuto essergli riconosciuto il diritto di indicare altri testimoni, anche perche’ i termini di cui all’art. 184 c.p.c. sono da ritenere perentori solo quanto alla deduzione dei mezzi di prova; non quanto all’indicazione dei testimoni, tanto e’ vero che l’art. 184 bis c.p.c. ammette la rimessione in termini della parte che, senza sua colpa, sia incorsa in una qualunque decadenza;

il giudice avrebbe potuto provvedere addirittura di ufficio all’ammissione dei nuovi testi, ai sensi dell’art. 281 ter c.p.c..

Quanto alle argomentazioni della Corte di appello, rileva che l’incapacita’ di testimoniare deve essere eccepita dalla parte, e che la causa di incapacita’ puo’ essere rilevata all’atto della risposta del teste sulle sue generalita’, evitando qualunque ritardo, mentre le eventuali spese aggiuntive possono essere poste a carico della parte responsabile.

Assume che la giurisprudenza vieta la deduzione di nuove prove oltre i termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c., ma non la mera indicazione dei testi sulle prove gia’ dedotte ed ammesse (Cass. civ. n. 7682/1999).

3.- Il motivo non e’ fondato.

Nel processo civile disciplinato dalla L. n. 353 del 1990, che ha abrogato l’art. 244 c.p.c., ultimi due commi, il termine assegnato dal giudice istruttore ai sensi dell’art. 184 c.p.c., comma 1 per deduzioni istruttorie concernenti la prova testimoniale riguarda non solo la formulazione dei capitoli, ma anche l’indicazione dei testi;

pertanto, una volta che il giudice abbia provveduto sulle richieste avanzate dalle parti non e’ piu’ possibile effettuare tale indicazione od integrare la lista testi, in quanto l’unica attivita’ processuale giuridicamente possibile circa le prove ammesse consiste nell’assunzione delle medesime (Cass. civ. Sez. 3, 16 giugno 2005 n. 12959; Cass. civ. Sez. 3, 16 aprile 2009 n. 9015).

Quanto all’eccepita ammissibilita’ della rimessione in termini, il relativo provvedimento deve essere preceduto da apposita istanza della parte, che il ricorrente non dichiara ne’ dimostra di avere proposto.

Ne’ appare in termini il richiamo dell’art. 281 ter c.p.c., che riguarda tutt’altra fattispecie, cioe’ i casi in cui i testimoni escussi facciano riferimento ad altre persone a conoscenza dei fatti.

4.- Il secondo motivo, con cui il ricorrente lamenta violazione degli art. 116 c.p.c., artt. 2735, 2054, 2056, 2057 e 2059 c.c., quanto ad alcuni rilievi di merito della Corte di appello, che dovrebbero essere presi nuovamente in esame, a seguito dell’accoglimento del primo motivo di ricorso, risulta assorbito.

5.- Il ricorso deve essere rigettato.

6.- Non essendosi costituiti gli intimati non vi e’ luogo a pronuncia sulle spese.

PQM

LA CORTE DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso.

Cosi’ deciso in Roma, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2010

 

 

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