Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5059 del 02/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 02/03/2011, (ud. 13/12/2010, dep. 02/03/2011), n.5059

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 21027/2007 proposto da:

EQUITALIA PERUGIA SPA, in persona dell’Amministratore Delegato,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA A. CARONCINI 6, presso lo

studio dell’avvocato FRONTICELLI BALDELLI Giovanni, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

T.L., elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA COLA DI

RIENZO, 86, presso lo studio dell’avvocato LAMANTEA GIUSEPPINA

MANUELA, rappresentata e difesa dall’avvocato MALFATTO Bartolomeo,

giusta delega agli atti;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI PERUGIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 64/2006 della COMM. TRIB. REG. di PERUGIA,

depositata il 27/12/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

13/12/2010 dal Consigliere Dott. SERGIO BERNARDI;

udito per il ricorrente l’Avvocato ENRICO FRONTICELLI, per delega

dell’Avvocato GIOVANNI FRONTICELLI, che ha chiesto l’accoglimento e

deposita cartoline di ricevimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In sede di appello, la CTR dell’Umbria ha annullato l’avviso di mora notificato a T.L. dalla SORIT s.p.a., Agente per la riscossione per la provincia di Perugia, in quanto non sottoscritto.

L’Equitalia Perugia s.p.a. (nuova ragione sociale dell’esattore) ricorre la cassazione della sentenza, con atto notificato anche all’Agenzia delle Entrate, che non si è costituita in giudizio. La contribuente resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La CTR ha osservato che “la firma dell’atto implica una assunzione di responsabilità da parte del rappresentante, mancando pertanto la firma, l’atto non è completo. L’avviso di mora non firmato va considerato inesistente”.

La ricorrente deduce violazione di legge, in quanto nè i principi generali, in relazione alla natura dell’atto, nè la disciplina normativa specifica dell’avviso di mora (che era contenuta nel D.P.R. n. 602 del 1999, art. 46, vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 46 del 1999) ne imponevano la sottoscrizione autografa a pena di nullità.

Il ricorso è fondato.

In tema di riscossione delle imposte sul reddito, questa corte ha già chiarito che la mancanza o l’illeggibilità della sottoscrizione dell’avviso di mora da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’arto, perchè quel che rileva è la sicura attribuibilità di esso all’ufficio procedente, ricavabile dal contesto documentale a prescindere dalla sua sottoscrizione. Nella specie, la provenienza dell’avviso dal collettore provinciale costituisce il presupposto del processo ed è pacifico in causa. Il resistente osserva infatti nel controricorso che “l’avviso di mora riporta la dicitura “per il concessionario”, ancorchè – sostiene – “l’assenza del nominativo o dell’autorità non consente di individuare inequivocabilmente il soggetto responsabile”. Sennonchè tale circostanza non menoma in alcun modo il diritto di difesa del contribuente, nei cui confronti rileva la provenienza dell’atto dall’Ufficio, in persona del titolare o di un suo delegato, e non la identità personale di quest’ultimo (Cass. 4923/07, 4283/2010).

Va dunque accolto il ricorso; cassata la sentenza impugnata e – poichè non sono necessari altri accertamenti di fatto – rigettato l’appello della contribuente. Le spese dei gradi di impugnazione debbono seguire la soccombenza.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’appello proposto avverso la sentenza 203/02/2002 della CTP di Perugia. Condanna la contribuente al rimborso delle spese dei giudizi di impugnazione, liquidate in Euro 1.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) per il giudizio di legittimità; Euro 800,00 per onorari, Euro 400,00 per diritti e Euro 100,00 per esborsi per il giudizio d’appello. Per entrambi i gradi oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2011

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