Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5043 del 28/02/2017


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Cassazione civile, sez. III, 28/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.28/02/2017),  n. 5043

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5986-2015 proposto da:

GIL IMMOBILIARE SRL in persona del suo legale rappresentante ed

amministratore unico p.t. T.L., EDIL SSERVICE SRL in

persona del legale rappresentante ed amministratore unico p.t. Ing.

T.G., elettivamente domiciliate in ROMA, VIA FORTE DEL

TIBURTINO 160, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA TOPINO,

rappresentate e difese dall’avvocato ERNESTO MATARAZZO giusta

procura speciale in calce al ricorso e dall’avvocato FRANCESCO

TURCO, giusta procura speciale del Dott. Notaio C.P. in

(OMISSIS), rep. n. (OMISSIS);

– ricorrenti –

contro

PROVINCIA DI AVELLINO in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GALLIA 86, presso lo

studio dell’avvocato GIANLUIGI CASSANDRA, rappresentata e difesa

dagli avvocati OSCAR MERCOLINO, GENNARO GALIETTA giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

EDIL COSTRUZIONI GESTIONI SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4013/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 10/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/01/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

udito l’Avvocato GALIETTA G.;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO ALBERTO che ha concluso per l’accoglimento 10 motivo del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza del 10 aprile 2013 il Tribunale di Avellino condannava la convenuta Provincia di Avellino a corrispondere alle attrici Edil Costruzioni Gestioni Srl e Farma Service Srl, poi Edil Service Srl, in relazione ad un immobile che Edil Costruzioni Gestioni Srl aveva locato alla convenuta il 18 giugno 1991 e poi venduto il 12 agosto 1998 a Farma Service – la quale inoltre il 9 gennaio 2012 aveva conferito il relativo ramo di azienda a Gil Immobiliare Srl -, la somma di Euro 308.836 oltre Iva per i danni che l’immobile avrebbe subito nonchè la somma di Euro 126.050,52 per i danni da mancato godimento dell’immobile per il tempo necessario alle riparazioni, oltre ad accessori e spese di lite.

Avendo Gil Immobiliare Srl ed Edil Service Srl proposto appello con ricorso del 16 agosto 2013, e avendo altresì proposto appello con ricorso dell’11 settembre 2013 la Provincia di Avellino, l’adita Corte d’appello di Napoli riuniva le cause e con sentenza del 10 ottobre 2014, in riforma della sentenza impugnata, accoglieva gli appelli quanto alla dichiarazione che il rigetto delle domande di Edil Costruzioni Gestioni Srl era coperto da giudicato interno, e, accogliendo in parte qua l’appello della Provincia e conseguentemente rigettando l’appello di Gil Immobiliare Srl ed Edil Service Srl, respingeva per giudicato esterno rappresentato dalla sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino tutte le domande di Gil Immobiliare Srl ed Edil Service Srl avverso la Provincia di Avellino.

2. Hanno presentato ricorso Gil Immobiliare Srl ed Edil Service Srl sulla base di due motivi argomentati pure in memoria ex art. 378 c.p.c. in cui si è costituito un loro ulteriore difensore -, da cui si difende con controricorso l’Amministrazione Provinciale di Avellino.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Il ricorso è infondato.

3.1.1 Premesso che tardiva è l’eccezione proposta dalle ricorrenti nella memoria ex art. 378 c.p.c. in ordine alla assenza nel giudizio di Banca Popolare dell’Irpinia – della quale peraltro non si rinviene alcun interesse, come emergerà infra -, si osserva che il primo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione “di norme di diritto” nonchè erronea e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. anche in riferimento all’art. 324 c.p.c. in relazione all’accertamento operato dal giudice d’appello sul contenuto della sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino.

Tale accertamento sarebbe “inefficace, essendo differenti le questioni di fatto e di diritto” dei due giudizi: la sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino riguardava una causa tra il Fallimento (OMISSIS) e la Provincia di Avellino per il pagamento della somma di Euro 227.191,26 quali canoni locatizi dell’immobile in questione per i periodi dal 12 agosto al 20 dicembre 1998 e dal 20 dicembre 1998 al 19 marzo 1999, credito ceduto da Farma Service Srl a (OMISSIS) Srl; e nel giudizio era intervenuta proprio Farma Service Srl per far dichiarare la nullità della cessione del credito ed ottenere il pagamento dei suddetti canoni. Nella sentenza n. 2004/2008 il Tribunale di Avellino richiamava un’ulteriore propria sentenza, la n. 194/2005, che, in una causa in cui erano parti la Banca Popolare dell’Irpinia, la Provincia di Avellino e la Edil Costruzioni Gestioni Srl, aveva affermato l’estinzione dell’obbligo del pagamento del canone in data 17 giugno 1997, ponendosi quindi il quesito se quest’ultima sentenza fosse opponibile a Farma Service Srl e al Fallimento (OMISSIS) Srl e giungendo a una risposta negativa: è vero che Farma Service Srl aveva acquistato l’immobile il 12 agosto 1998, ma in tal modo non era divenuta successore della sua dante causa – Edil Costruzioni Gestioni Srl – durante il giudizio ex art. 111 c.p.c., dato che l’atto introduttivo del giudizio sfociato appunto nella sentenza n. 194/2005 è posteriore, ovvero risale al 14 maggio 1999, onde la sentenza suddetta attiene ad un rapporto locatizio di cui Edil Costruzioni Gestioni Srl non era più titolare, e l’accertamento viene a valere solo per quest’ultima, per la Banca e per la Provincia. Da ciò desumono i ricorrenti che la sentenza n. 2004/2008 ha accertato se nella cessione dell’immobile avvenuta il 12 agosto 1998 fosse incluso anche il contratto di locazione stipulato dall’alienante Edil Costruzioni Gestioni Srl il 18 giugno 1991 con la Provincia di Avellino, escludendolo, ovvero negando che fosse stata “accertata fra le parti la sussistenza del contratto di locazione, con riferimento al periodo di cui al pagamento dell’importo in contestazione (Euro 227.191,26)”. Ne ha dedotto la nullità della cessione del credito da Farma Service Srl a (OMISSIS) Srl, perchè riguardante un credito inesistente, il che incide nel rapporto tra il fallimento della (OMISSIS) Srl e la Provincia di Avellino; ma anche nel rapporto tra quest’ultima e Farma Service Srl “la conseguenza è analoga, ossia nel senso che l’inesistenza eccepita e dimostrata dalla provincia del contratto di locazione determina la non debenza dell’importo” in assenza di prova contraria dell’esistenza del contratto locatizio da parte di Farma Service Srl. La sentenza n. 2004/2008 esamina poi la domanda della intervenuta Farma Service Srl di condanna della Provincia di Avellino a pagarle Euro 227.191,26 quale corrispettivo per ingiustificata detenzione dell’inmmobile ex art. 1591 c.c., domanda proposta nella comparsa di intervento fondandola sull’esistenza del contratto di locazione tra Farma Service Srl e la suddetta provincia, almeno per il periodo dal 12 agosto 1997 al 19 marzo 1998: rilevato che solo nella comparsa conclusionale, e quindi tardivamente, Farma Service Srl aveva chiesto il pagamento della suddetta somma “a qualsiasi titolo”, viene allora respinta quest’ultima domanda perchè pone come causa petendi la sussistenza di un contratto di locazione.

Ad avviso delle ricorrenti, non si sarebbe creato giudicato sulla domanda ex art. 1591 c.c. in quanto questa non sarebbe stata accolta “perchè tardivamente proposta”. Dalla sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino emergerebbe che Farma Service Srl aveva chiesto il pagamento dei canoni per il periodo dal 12 agosto al 20 dicembre 1998, e per il periodo 20 dicembre 98-19 marzo 1999 per la “perdurante vigenza del contratto di locazione”, e solo con la comparsa conclusionale avrebbe chiesto la condanna ex art. 1591 c.c. “sul presupposto della cessazione del contratto e sulla persistente detenzione dell’immobile locato”: si tratterebbe quindi di due domande diverse per petitum e causa petendi, di cui quella di condanna al pagamento dei canoni sarebbe stata rigettata, mentre quella ex art. 1591 c.c. sarebbe stata dichiarata “irrimediabilmente tardiva”. Invece il giudice d’appello ha ritenuto che “sia la pretesa relativa al pagamento dei canoni, sia la pretesa relativa al pagamento dell’indennizzo” per ingiustificata detenzione ex art. 1591 c.c. “sono state disattese per difetto del titolo negoziale”, cioè il contratto di locazione, che ne costituiva la causa petendi; e ne ha dedotto che nel presente giudizio, ricondotta dal giudice di prime cure all’art. 1590 c.c., la domanda si fonda sullo stesso contratto di locazione di cui il precedente giudicato tra le stesse parti ha affermato l’inesistenza. Ad avviso delle ricorrenti, in tal modo la corte territoriale avrebbe errato, perchè la sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino non aveva precluso nè la domanda ex art. 1591 c.c. nè la domanda ex art. 1590 c.c.: si sarebbe trattato di domande diverse, l’una fondata sull’esistenza del contratto locatizio (la domanda per il pagamento dei canoni) e l’altra di risarcimento dei danni ex artt. 1590 e 1591 c.c., fondata sull’ “avvenuto esaurimento della validità del rapporto e della mancata riconsegna dell’immobile”, tra l’altro per un periodo diverso, cioè il 20 marzo 1999-5 luglio 2001, successivo al giudizio da cui è sortita la sentenza n. 2004/2008. Il motivo pertanto si conclude negando che vi sia il giudicato esterno riconosciuto dalla Corte d’appello.

3.1.2 E il seguente motivo, rubricato come violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 1590, 1591 e 1602 c.c., non si allontana dall’area argomentativa della prima censura. Adduce infatti che il giudice d’appello ha rilevato che la sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino esclude che la cessione dell’immobile del 12 agosto 1998 abbia incluso il contratto locatizio, e afferma che sia la domanda di pagamento dei canoni sia la domanda ex art. 1591 c.c. sono state disattese per mancanza del suddetto contratto, quale oggetto di giudicato esterno. Ma secondo le ricorrenti dovrebbe tenersi conto che il presupposto delle azioni ex artt. 1590 e 1591 c.c. è la cessazione del contratto locatizio: e sarebbe “pacifico che il contratto di locazione fosse cessato”. La questione non riguarderebbe pertanto la sussistenza o meno del contratto di locazione, bensì gli effetti della cessazione di tale contratto sul terzo acquirente. Dopo la cessione dell’immobile, con Delib. di giunta 30 settembre 1998, n. 880 la Provincia di Avellino aveva dato atto del subingresso di Farma Service Srl e stabilito di convenire le condizioni del subingresso della stessa nel contratto “agli stessi patti e condizioni sino alla naturale scadenza”. La Provincia di Avellino, poi, cessato il contratto, manteneva la detenzione dell’immobile per cui agiva ex art. 1216 c.c. nei confronti di Farma Service Srl per riconsegnarlo, consegna avvenuta il 4 luglio 2001, onde sarebbe pacifico che fino a tale data l’immobile era stato detenuto dalla provincia (come pure risulterebbe da una ulteriore sentenza del Tribunale di Avellino, la n. 859/2013). La corte territoriale non avrebbe tenuto conto che il contratto locatizio, benchè cessato, non aveva ancora esaurito i suoi effetti, laddove afferma che la causa petendi fatta valere da Farma Service Srl sarebbe da individuare nello stesso contratto di locazione di cui il precedente giudicato fra le stesse parti ha accertato l’inesistenza: invece nel caso in esame si dovrebbe applicare l’art. 1602 c.c..

3.1.3 Appare evidente la connessione del contenuto dei due motivi, per cui ne risulta opportuno il vaglio congiunto.

In primo luogo non può non ricordarsi che la valutazione del contenuto di un giudicato esterno è equiparabile alla valutazione del contenuto di elementi normativi, per cui rientra pienamente nella cognizione del giudice di legittimità (v. S.U. 28 novembre 2007 n. 24664 “Posto che il giudicato va assimilato agli “elementi normativi”, cosicchè la sua interpretazione deve essere effettuata alla stregua dell’esegesi delle norme e non già degli atti e dei negozi giuridici, essendo sindacabili sotto il profilo della violazione di legge gli eventuali errori interpretativi, ne consegue che il giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno con cognizione piena che si estende al diretto riesame degli atti del processo ed alla diretta valutazione ed interpretazione degli atti processuali, mediante indagini ed accertamenti, anche di fatto, indipendentemente dall’interpretazione data al riguardo dal giudice di merito”; sulla stessa linea, tra gli arresti più recenti Cass. sez. 1, 10 dicembre 2015 n. 24952 e Cass. sez. 1, 20 novembre 2014 n. 24749).

Nel caso di specie, allora, il giudice d’appello ha interpretato la sentenza n. 2004/2008 del Tribunale di Avellino nel senso che si sarebbe formato in essa un giudicato esterno che esclude l’esistenza di un contratto locatizio tra la Provincia di Avellino e Farma Service Srl perchè il contratto non sarebbe stato trasmesso nella cessione dell’immobile da Edil Costruzioni Gestioni Srl a Farma Service Srl. In sostanza, le ricorrenti non contraddicono l’interpretazione quanto al contenuto della cessione suddetta che si riscontra nella sentenza n. 2004/2008, di cui portano anzi ampi stralci nel loro motivo (il Tribunale di Avellino, come già si è visto, ritenne che il contratto locatizio non fosse stato incluso nella transiatio della posizione giuridica relativa all’immobile dall’alienante all’acquirente, rinvenendo tutt’al più formule di stile al riguardo); contestano invece l’interpretazione che il giudice d’appello ha dato della sentenza in questione per quanto concerne il contenuto della decisione sull’azione ex art. 1591 c.c., assumendo che il Tribunale non la rigettò nel merito, ma si attestò in punto di rito, dichiarandola inammissibile per tardività. Questa contestazione, peraltro, non è sostenibile perchè, proprio come risulta dal motivo stesso laddove richiama chiaramente il contenuto della motivazione della sentenza n.2004/2008 al riguardo, il Tribunale respinse la domanda ex art. 1591 c.c. nel merito, cioè perchè adduceva quale causa petendi proprio quel contratto locatizio che era risultato insussistente tra le parti (cfr. sentenza impugnata, pagina 11, che in proposito cita in particolare le pagine 8-9 della sentenza del Tribunale di Avellino n. 2004/2008). E quella che invece il Tribunale di Avellino nella sentenza n. 2004/2008 ha qualificato richiesta “tardiva” è la domanda, avanzata da Farma Service Srl per la prima volta nella comparsa conclusionale, concernente il pagamento della stessa somma ma “a qualsiasi titolo”: domanda quindi evidentemente diversa, e la cui inammissibilità non può, come a ben guardare prospetta la doglianza in esame, espandersi alla domanda ex art. 1591 c.c. e “contagiarla”, nonostante che essa fosse stata tempestivamente proposta dalla Farma Service Srl nella comparsa di intervento nel giudizio tra la Provincia e il soggetto che aveva agito quale preteso cessionario di credito per canoni locatizi, cioè (OMISSIS) Srl.

Ma se, allora, il contratto di locazione tra Farma Service Srl e la Provincia di Avellino, secondo quanto accertato e cristallizzato come verità giuridica del giudicato esterno, non è mai esistito, le ricorrenti tentano di aggirare l’ostacolo, focalizzandosi – ed è questo l’argomento del secondo motivo – non sulla esistenza permanente di un contratto locatizio, bensì sugli effetti di un contratto locatizio che sarebbe cessato. In tal modo, peraltro, le ricorrenti confliggono ancora ineludibilmente con il contenuto del giudicato esterno, dal momento che per produrre effetti occorre comunque che un contratto sia esistito, e proprio questo è stato negato dal giudicato esterno, per quanto concerne le posizioni delle parti che tale giudicato ha coperto. Pure il secondo motivo quindi – assorbendo ogni altro profilo, e a prescindere naturalmente dagli inammissibili elementi fattuali relativi alla condotta della Provincia di Avellino che sono stati introdotti nella esposizione della censura – non risulta accoglibile.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna – in solido, per il comune interesse processuale – delle ricorrenti alla rifusione alla Amministrazione Provinciale di Avellino delle spese processuali del grado, liquidate come da dispositivo.

Sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis, stesso art..

PQM

Rigetta il ricorso e condanna solidalmente le ricorrenti a rifondere alla Amministrazione Provinciale di Avellino le spese processuali, liquidate in un totale di Euro 13.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 febbraio 2017

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