Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5042 del 28/02/2017


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Cassazione civile, sez. III, 28/02/2017, (ud. 10/01/2017, dep.28/02/2017),  n. 5042

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22271-2015 proposto da:

CREDIFARMA SPA quale mandataria dei Dottori C.B. (nella

qualità di titolare dell’omonima farmacia, G.G. (nella

qualità di titolare dell’omonima farmacia), FARMACIA GALIANO S.N.C.

DI P.A. & F. in persona del legale

rappresentante p.t. Presidente Dott. D.I.M., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DELLA CAMILLUCCIA 535, presso lo studio

dell’avvocato MARCO POLIZZI, che li rappresenta e difende giusta

procura speciale in calce al ricorso;

CREDIFARMA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

CAMILLUCCIA, 535, presso lo studio dell’avvocato MARCO POLIZZI, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

ASL VITERBO;

– intimata –

Nonchè da:

AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE VITERBO in persona del Dott.

M.L. in qualità di Commissario Straordinario della AUSL di

Viterbo, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 265,

presso lo studio dell’avvocato ALBERTO SARACENO, rappresentata e

difesa dall’avvocato ELAINE BOLOGNINI giusta procura speciale in

calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

CREDIFARMA SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 6484/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 23/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/01/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI;

udito l’Avvocato MARCO POLIZZI;

udito l’Avvocato ELAINE BOLOGNINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI ANNA MARIA che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, accoglimento incidentale 3 motivo.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. L’Azienda Unità Sanitaria Locale di Viterbo propose opposizione innanzi al Tribunale di Viterbo avverso il decreto n. 760/07 emesso in favore di Credifarma s.p.a., sulla base di ricorso depositato in data 11 ottobre 2007, con cui si ingiungeva il pagamento della somma di Euro 180.105,06, oltre interessi per il ritardo nella misura prevista dal D.Lgs. n. 231 del 2002, artt. 4 e 5 per mancato pagamento di forniture di medicinali anticipate dalla farmacie rappresentate da Credifarma agli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale e successivamente elencate nelle distinte contabili riepilogative dal mese di aprile a quello di maggio 2008.

2. Il Tribunale adito revocò il decreto ingiuntivo e condannò l’opponente al pagamento dei soli interessi legali sul capitale di Euro 180.105,06, pagato dopo l’introduzione dell’opposizione, e compensò le spese del giudizio.

3. Avverso detta sentenza propose appello Credifarma s.p.a.. Si costituì la parte appellata chiedendo il rigetto dell’appello e proponendo altresì appello incidentale.

4. Con sentenza di data 23 ottobre 2014 la Corte d’appello di Roma, in parziale accoglimento dell’appello principale, condannò l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Viterbo alla rifusione delle spese del procedimento monitorio e rigettò l’appello incidentale, condannando l’Azienda Unità Sanitaria Locale alla rifusione delle spese processuali. Premise la corte territoriale, con riferimento alla censura secondo cui il pagamento del capitale era intervenuto dopo la notifica del decreto ingiuntivo ed in applicazione dell’art. 1194 c.c., che i versamenti dovevano essere imputati prima alle spese legali, poi agli interessi e quindi al capitale, sicchè non solo il decreto ingiuntivo non doveva essere revocato, ma le spese del procedimento monitorio dovevano essere poste a carico dell’ingiunto, che la doglianza era parzialmente fondata: il decreto ingiuntivo, legittimamente emesso, doveva essere revocato nel caso di estinzione anche parziale del debito nel corso del giudizio, mentre le spese della fase monitoria, anche in presenza di revoca del decreto, dovevano porsi a carico dell’ingiunto. Osservò quindi la corte territoriale che il D.Lgs. n. 231 del 2002 non era applicabile perchè le sue disposizioni si applicano ai contratti conclusi dopo l’8 agosto 2002 e nel caso di specie la fonte del rapporto era rappresentata dalla convenzione resa esecutiva dal D.P.R. n. 371 del 1998. Riconosciuta la non applicabilità del D.Lgs. n. 231 del 2002 restava assorbito il motivo di gravame inerente l’asserita iniquità della clausola sugli interessi ai sensi dell’art. 7 del medesimo decreto legislativo. Non accoglibile per la Corte d’appello era il motivo di gravame relativo alla compensazione delle spese processuali, essendo devoluta all’apprezzamento del giudice di merito la valutazione dei giusti motivi di compensazione ed avendo il giudice di prime cure disposto la compensazione con motivazione logica e condivisibile. Infine per la corte territoriale andava disatteso l’appello incidentale avente ad oggetto la decorrenza degli interessi legali fissata nella sentenza impugnata sulla base del D.P.R. n. 371 del 1998, art. 8, comma 5: in caso di ritardo nel pagamento gli interessi legali decorrono dal giorno venticinque di ciascun mese fissato per l’effettiva corresponsione dell’importo dovuto sulla base dei documenti contabili delle ricette spedite nel mese precedente.

5. Ha proposto ricorso per cassazione Credifarma s.p.a. sulla base di quattro motivi. Resiste con controricorso la parte intimata, che ha proposto altresì ricorso incidentale sulla base di tre motivi. E’ stata depositata memoria di parte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 231 del 2002, artt. 5 e 11 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che nessuno accordo era stato stipulato fra le parti dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 231 del 2002 e che l’accordo collettivo nazionale, avendo natura regolamentare per essere confluito in un decreto del Presidente della Repubblica, quale fonte normativa secondaria cede comunque rispetto alla norma di rango superiore. Aggiunge che il rapporto esistente fra farmacisti e Servizio Sanitario Nazionale ha carattere negoziale (costituente per un verso somministrazione di farmaci, per l’altro contratto a favore del terzo, il cittadino-utente), sicchè per le singole obbligazioni sorte dopo l’8 agosto 2002 trova applicazione la legge vigente all’epoca della prestazione.

2. Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 231 del 2002, art. 7 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 ed error in procedendo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Osserva la ricorrente che la previsione del divieto di riconoscimento di interessi superiori a quello legale (D.P.R. n. 371 del 1998, art. 8) doveva essere disapplicata in quanto norma iniqua e peggiorativa della posizione del creditore.

2.1. I due motivi, da valutare unitariamente in quanto connessi, sono infondati.

Prevede il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 8, comma 2 che il rapporto tra il Servizio sanitario nazionale e le farmacie pubbliche e private è disciplinato da convenzioni di durata triennale conformi agli accordi collettivi nazionali stipulati a norma della L. 30 dicembre 1991, n. 412, art. 4, comma 9, con le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative in campo nazionale. Tali accordi devono tener conto dei seguenti principi: a) le farmacie pubbliche e private erogano l’assistenza farmaceutica per conto delle unità sanitarie locali del territorio regionale dispensando, su presentazione della ricetta del medico, specialità medicinali, preparati galenici, prodotti dietetici, presidi medico-chirurgici e altri prodotti sanitari erogabili dal Servizio sanitario nazionale; b) per la dispensazione dei prodotti “l’unità sanitaria locale corrisponde alla farmacia il prezzo del prodotto erogato, al netto della eventuale quota di partecipazione alla spesa dovuta dall’assistito. Ai fini della liquidazione la farmacia è tenuta alla presentazione della ricetta corredata del bollino o di altra documentazione comprovante l’avvenuta consegna all’assistito. Per il pagamento del dovuto oltre il termine fissato dagli accordi regionali di cui alla successiva lettera c) non possono essere riconosciuti interessi superiore a quelli legali” (agli accordi di livello regionale è demandata la disciplina delle modalità di presentazione delle ricette e i tempi dei pagamenti dei corrispettivi nonchè l’individuazione di modalità differenziate di erogazione delle prestazione finalizzate al miglioramento dell’assistenza definendo le relative condizioni economiche). La norma prescrive quindi la disciplina di una serie di profili del rapporto, fornendo i relativi criteri direttivi.

L’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con le farmacie pubbliche e private, in attuazione dell’art. 8, comma 2, citato è stato reso esecutivo con D.P.R. 8 luglio 1998, n. 371, “Regolamento recante norme concernenti l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con le farmacie pubbliche e private”. Prevede l’art. 8, comma 5, di tale regolamento che “i tempi per la liquidazione delle competenze dovute alle farmacie sono individuati secondo quanto stabilito dal D.Lgs n. 502 del 1992 e successive modificazioni, art. 8, comma 2, lett. c). In ogni caso il termine ultimo per l’effettiva corresponsione dell’importo relativo alle ricette spedite il mese precedente, sulla base del documento contabile di cui al comma 1, è comunque fissato nell’ultimo giorno di ciascun mese, Gli accordi regionali dovranno tener conto di quanto stabilito dal D.Lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazioni, art. 3, comma 2, lett. b), laddove, superato il termine fissato per il pagamento del dovuto alle farmacie, non potranno essere riconosciuti interessi superiori a quelli legali. L’acconto di cui al precedente comma 4 costituisce anticipazione del corrispettivo dovuto alla farmacia come sorte capitale”. L’accordo ha durata triennale e scade il 31 dicembre 1997, ma è previsto che “al fine di evitare soluzioni di continuità della disciplina del presente Accordo regolante il servizio farmaceutico convenzionato, i relativi effetti si intendono, comunque, prorogati oltre la data di scadenza fino alla data di entrata in vigore del nuovo Accordo”.

2.2 Ai fini della non applicabilità del saggio di interessi previsto dal D.Lgs. n. 231 del 2002, che ha dato attuazione alla direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, il giudice di merito ha valorizzato l’argomento secondo cui, non applicandosi il D.Lgs. n. 231 del 2002 ai contratti conclusi prima dell’8 agosto 2002 in base alla disposizione transitoria di cui all’art. 11, l’accordo collettivo nazionale vi sarebbe sottratto in quanto antecedente alla data prevista. Rispetto a tale prospettazione non vale l’argomento adoperato dal ricorrente dell’incidenza della norma sullo sviluppo del rapporto in epoca successiva all’8 agosto 2002, stante il carattere di durata del contratto di somministrazione. La distinzione per i rapporti di durata fra disciplina dell’atto e disciplina degli effetti (o meglio dei fatti ricadenti nel rapporto) risolve i problemi di diritto intertemporale in mancanza di una disposizione di carattere transitorio, ma qui la norma c’è ed è quella della non applicabilità ai contratti conclusi prima dell’8 agosto 2002. Trattasi di disposizione che rende chiaro che il D.Lgs. n. 231 del 2002 è disciplina dell’atto (come si evince anche dalla norma sulla nullità di cui all’art. 7) e non disciplina del rapporto. L’attuazione della direttiva comunitaria guarda non ai fatti che si verificano nel corso del rapporto (le singole erogazioni del prodotto nell’ambito della somministrazione, secondo la prospettazione di parte ricorrente), ma alla fonte costitutiva del rapporto.

Il punto è che la fonte del rapporto non è un negozio, ma un regolamento, essendo stato reso esecutivo l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con le farmacie pubbliche e private con decreto del Presidente della Repubblica. Gli effetti giuridici sono riconducibili non all’accordo, ma al decreto che lo rende esecutivo. A partire da Cass. s.u. 20 dicembre 1993, n. 12595, la giurisprudenza riconosce che nel caso degli accordi collettivi nazionali, recepiti dal decreto presidenziale, previsti dalla L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 48 per l’uniforme trattamento economico e normativo, nell’intero territorio nazionale, del personale sanitario a rapporto convenzionale, la fonte normativa “si perfeziona solo con l’emanazione affidata alla discrezionalità del governo – del decreto presidenziale di esecutività”. In base alla legge, le disposizioni di cui alla L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 48 trovano applicazione anche per le convenzioni che le unità sanitarie locali stipulano con le farmacie ai fini dell’erogazione dell’assistenza farmaceutica. Anche per l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con le farmacie pubbliche e private ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 8, comma 2, deve quindi giungersi alle medesime conclusioni. Trattasi di un atto di normazione secondaria. Quale atto di normazione secondaria dovrebbe essere cedevole rispetto alla norma legislativa, come affermato dalla ricorrente. Si arriverebbe così al paradosso che un contratto privato resta integro rispetto al sopravvenire della legge, stante la disposizione transitoria di cui all’art. 11, mentre un regolamento, costituente normazione secondaria, sarebbe travolto limitatamente alla disciplina del saggio degli interessi dalla legge sopravvenuta. In realtà, rispetto alle argomentazioni giuridiche emerse nel dibattito processuale, è il punto di vista che deve essere cambiato.

2.3. Il D.Lgs. n. 231 del 2002 si applica alle “transazioni commerciali”, e cioè, secondo la definizione contenuta nell’art. 2, “i contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo”. Il rapporto che si instaura fra il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e la farmacia in occasione dell’erogazione dell’assistenza farmaceutica non ha natura di transazione commerciale perchè trattasi di rapporto la cui disciplina non è affidata al contratto, ma alla legge ed al regolamento che rende esecutivo l’accordo collettivo nazionale stipulato in base ed in conformità alla legge (D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, comma 2). Si tratta di rapporto sottratto alla autonomia privata nell’intendimento del legislatore in forza della natura del fenomeno, che è erogazione dell’assistenza farmaceutica per conto dell’Azienda Unità sanitaria locale. Il Servizio sanitario nazionale garantisce l’assistenza farmaceutica in favore della popolazione mediante la rete delle farmacie distribuite sul territorio (le quali sono titolari di una concessione di pubblico servizio).

Come prevede l’art. 28 della legge istitutiva del Ssn (L. n. 833 del 1978), l’Usl (oggi Asl), “eroga l’assistenza farmaceutica attraverso le farmacie di cui sono titolari enti pubblici e le farmacie di cui sono titolari i privati, tutte convenzionate” con il Ssn. La cessione dei medicinali e degli altri prodotti di interesse sanitario avviene attraverso i principi e le norme che disciplinano il funzionamento del Ssn. Trattasi di attività disciplinata quanto ai principi dalla legge, e nel dettaglio, sulla base di tali principi, dal regolamento amministrativo che recepisce l’accordo collettivo nazionale cui la legge rinvia. Mentre rientra nella comune area contrattuale l’ordinaria vendita al pubblico di medicinali prevista dal R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, art. 122 testo unico delle leggi sanitarie, è sottratta all’area della negoziazione privata l’erogazione della assistenza farmaceutica per conto delle Asl. In questo quadro della disciplina ex lege del rapporto trova posto il divieto di riconoscere interessi superiori a quelli legali, che è previsione contemplata al livello dei principi legislativi, ancor prima che di regolamento. Emerge qui la differenza con le fattispecie di Cass. 14 luglio 2016, n. 14349 e di Cass. 11 ottobre 2016, n. 20391, nelle quali è stata ritenuta in astratto applicabile, salvo le circostanze del caso, al rapporto fra la struttura sanitaria accreditata nell’ambito del servizio sanitario nazionale ed il soggetto pubblico la disciplina di cui al D.Lgs. n. 231 del 2002. La fonte del rapporto è in tal caso l’accordo contrattuale, e dunque configurabile è la transazione commerciale.

Si deve pertanto concludere nel senso dell’inapplicabilità del saggio di interessi previsto dal D.Lgs. n. 231 del 2002 stante l’estraneità dell’erogazione dell’assistenza farmaceutica per conto delle Asl al paradigma della transazione commerciale e la riconducibilità del rapporto alla fonte legale ed amministrativa, ossia al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 8, comma 2, ed al relativo regolamento.

3. Con il terzo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 1194 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omessa pronuncia. Osserva la ricorrente che il giudice di appello, dopo avere preso atto della domanda avente ad oggetto l’applicabilità dell’art. 1194 c.c., si era dimenticato di pronunciare sul punto e che, essendo il pagamento intervenuto successivamente all’ingiunzione, doveva trovare applicazione l’art. 1194 c.c..

3.1. Il motivo è infondato. La corte territoriale ha pronunciato sul motivo, accogliendolo parzialmente, per un verso confermando che il decreto ingiuntivo, legittimamente emesso, doveva essere revocato nel caso di estinzione anche parziale del debito nel corso del giudizio, per l’altro accogliendo il gravame relativo alle spese della fase monitoria.

4. Con il quarto motivo si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omessa pronuncia sulle spese successive all’emissione del decreto ingiuntivo. Osserva la ricorrente che il giudice di appello ha omesso il riconoscimento delle spese richieste per la fase successiva all’emissione del decreto ingiuntivo. Aggiunge che, stante l’accoglimento della domanda sia pur nella forma ridotta degli interessi legali, il giudice di primo grado avrebbe dovuto condannare la Asl al pagamento integrale delle spese processuali, perchè la compensazione era ammessa solo nel caso di soccombenza reciproca (ed in base alla nuova disposizione anche in presenza di gravi ed eccezionali ragioni indicate in motivazione), e che la Corte d’appello aveva illegittimamente confermato la decisione di primo grado sul punto.

4.1. La censura si articola in due sub-motivi. Il primo sub-motivo attiene alla liquidazione delle spese relative al procedimento monitorio. La trattazione va riservata all’esito dell’esame del primo motivo del ricorso incidentale. Il secondo sub-motivo è infondato. La L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, in vigore dal 1 marzo 2006, ha modificato l’art. 92, comma 2, stabilendo che “se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti”. In base alla norma applicabile ratione temporis consentita era quindi la compensazione per giusti motivi.

5. Passando al ricorso incidentale, con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente in via incidentale che illegittima è la condanna alla rifusione delle spese del procedimento monitorio dovendosi escludere l’autonoma pronuncia sulle spese del monitorio nel caso di sostituzione della sentenza al decreto.

5.1. Il motivo è fondato. Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ha ad oggetto la cognizione piena in ordine all’esistenza ed alla validità del credito posto a base della domanda d’ingiunzione; pertanto, va esclusa l’ammissibilità di una autonoma pronuncia sulla legittimità dell’ingiunzione di pagamento agli effetti dell’incidenza delle spese della sola fase monitoria, dato che tale fase e quella di opposizione fanno parte di un unico processo nel quale l’onere delle spese è regolato in base all’esito finale del giudizio ed alla complessiva valutazione del suo svolgimento (fra le tante Cass. 23 settembre 2004, n. 19126). L’accoglimento del motivo determina l’assorbimento del primo sub-motivo del quarto motivo del ricorso principale.

6. Con il secondo motivo del ricorso incidentale si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente in via incidentale che illegittima era la condanna alle spese disposta dal giudice di appello perchè Credifarma era soccombente sulla questione principale al vaglio della Corte, quella della misura degli interessi.

7. Con il terzo motivo del ricorso incidentale si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 1219 c.p.c., comma 2, n. 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Lamenta la ricorrente in via incidentale che il diritto alla corresponsione degli interessi legali nasce previa costituzione in mora e che l’invio della sola distinta riepilogativa era inidonea alla messa in mora.

7.1. Per ragioni di pregiudizialità va esaminato prima il terzo motivo. Trattasi di motivo fondato. Con riguardo al debito di una ASL nei confronti di un farmacista, la scadenza dell’obbligazione di pagamento si verifica il venticinquesimo giorno dello stesso mese in cui avviene la trasmissione da parte della farmacia delle ricette e della relativa distinta riepilogativa, e quindi del mese successivo a quello in cui è avvenuta la spedizione delle ricette di cui si chiede il pagamento definitivo e dello stesso mese della spedizione delle ricette per cui si chiede la corresponsione dell’acconto; ne consegue che l’invio delle distinte riepilogative non può costituire valido atto di messa in mora, in quanto sempre precedente al momento in cui il credito diviene esigibile (Cass. 12 giugno 2008, n. 15697; 25 ottobre 2013, n. 24157).

7. 2. L’accoglimento del terzo (e del primo) motivo, comportando la cassazione della sentenza impugnata, determina l’assorbimento del secondo motivo.

8. La causa può essere decisa nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto. Gli interessi dovuti dall’Azienda Unità Sanitaria Locale di Viterbo decorrono dall’atto di costituzione in mora e va rigettato l’appello proposto da Credifarma s.p.a. con riferimento alle spese del procedimento monitorio. Va disposta la compensazione delle spese del giudizio di cassazione e del grado di appello stante la novità della questione trattata dal punto di vista della giurisprudenza di legittimità.

Poichè il ricorso principale è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1 – quater all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente in via principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale; accoglie il primo ed il terzo motivo del ricorso incidentale, con assorbimento del secondo motivo; cassa la sentenza impugnata nei limiti dell’accoglimento del ricorso incidentale; decidendo la causa nel merito, dispone che gli interessi dovuti dall’Azienda Unità Sanitaria Locale di Viterbo decorrano dall’atto di costituzione in mora e rigetta l’appello proposto da Credifarma s.p.a. con riferimento alle spese del procedimento monitorio; dispone la compensazione delle spese del giudizio di cassazione e del grado di appello.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della parte ricorrente in via principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 febbraio 2017

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